E’ stato presentato ieri, all’Auditorium ‘Parco della Musica Ennio Morricone’ di Roma, il 110° Giro d’ talia. Partenza da Trieste sabato 8 maggio, con finale a Roma domenica 30, come di abitudine da qualche stagione, il Giro sciorina in 21 giornate di gara un intrigante medley con 8 arrivi in salita, scalate innumeri ed ardue, 2 cronometro inedite, di cui una in ascesa, a Campo di Giove, l’altra da Monza a Milano, una decina di frazioni per finisseur o velocisti, in attesa di autori plausibili, fra il ragazzino iridato francese Paul Seixas e l’ irrisolto cronoman belga Evenepoel…
Ma in una scaletta che si anima di un Mortirolo da affrontare due volte (Cima Pantani) e di un Gavia svettante da Cima Coppi nella Sondrio - Aprica (16a tappa), o di uno Zoncolan gradito agli spettatori ma crucifiggente (20 tappa e vigilia del finale a Roma) per i ciclisti, se non per quell’arrivo a Zum Zeri (Passo dei Due Santi) dedicato a Bartali, nella 12a frazione, il 110 Giro d’Italia e’ in primis un Giro da 110 e lode per Napoli, e il nostro sport, ciclismo miliare, innanzitutto.
Napoli ospiterà infatti la corsa rosa alla 8a. tappa, nella Trasacco - Napoli di sabato 15 maggio, e sancirà ancora il punto cardinale Sud di una corsa ineluttabilmente declinata al Nord-Centro. 110 e lode, al netto di uno sciovinismo municipale che non ci appartiene, grazie all’ impegno e al tributo pro ciclistico del sindaco Gaetano Manfredi e del vicesindaco della Città metropolitana Giuseppe Cirillo, che hanno intuito nel ciclismo, e nel Giro, un vettore trainante per spettacolo e illustrazione del territorio senza eguali.
Napoli, e per la sesta annualità consecutiva, primato che nessuna altra città italiana - fatta salva l’ alma mater ciclistica di Milano - può sventolare. Sei arrivi consecutivi, dal 2022 a questo domani 2027, da De Gendt a Ballerini, passando per Pedersen e Kooji e Groves, da record. Chissà se qualcuno ci pensa, noi già sì, che la serie ineguagliata nel dopoguerra, 10 volte a Napoli dal ‘46 al ‘55, allora vinse per ultimo Zucconelli, vivo ancora, è ad uno scatto robusto soltanto….
Arrivo a Napoli, dunque, e straordinariamente ed irripetibile, unicum ad ogni Giro, stavolta con il progetto di raggiungere la nostra città senza confronto scendendo dall’Abruzzo e planando dopo Minturno e il Garigliano sul litorale domizio, fra Sessa Aurunca e Cellole e Mondragone e Castelvolturno, fino ai Campi Flegrei, sulla scia dell’ avvicinamento della Avezzano - Napoli del Giro 2024. Ma il top del palcoscenico del Giro a Napoli e in mondovisione sarà rappresentato dal gemellaggio con l’America’s Cup ed il suo big show in allestimento giusto in quella settimana sulla promenade di Bagnoli… Ma il Giro, fatta la reverenza garbata, non ne sarà ancella. Il tracciato, lo conosciamo sui pedali a menadito, salirà su per Coroglio da Nisida, fino al Capo di Posillipo. E lì, dove i modi dell’amore giovane si confondevano fra via Boccaccio e via Petrarca e via Manzoni equa, si disputerà un traguardo non platonico, per la Napoli ciclistica del Giro 2027.
Poniamo, uno sprint al Parco Virgiliano, sul Parco della Rimembranza. Chi, dopo Ballerini? Evenepoel o Ciccone? Li dove si andava in due, ora il Giro d’Italia ci porterà in centomila.
L’indomani, domenica 16 maggio, troppo in fretta, il Giro ripartirà da Itri, altra regione. Qui in Campania, svanita la candidatura di Sessa Aurunca, non pernotterà. L’avremmo voluto qui più a lungo, almeno per una maglia rosa di sabato sera.
da Il Mattino
Gian Paolo Porreca

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