GERVASIO FURLANIS (@GERVINBICI) PERIPLI IN E-MTB CON UN SOLO RENE PER IL CRO DI AVIANO E L'HOSPICE "VIA DI NATALE"

REPORTAGE | 26/10/2026 | 08:36
di Nicolò Vallone

In provincia di Venezia, al confine col Friuli, c'è un ex bancario che da dieci anni pedala senza un rene e da quattro lo fa per raccogliere fondi per il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e per l'attiguo Hospice Via di Natale, per aiutare il progetto dei coniugi Gallini (Franco, a cui è intitolata la via dove si trovano le due strutture, e la moglie Carmen che tuttora dirige l'associazione, tra i massimi donatori della Fondazione Veronesi e autori della raccolta firme che portò alla creazione del CRO nel 1984) ad assistere i familiari dei pazienti oncologici e garantire cure palliative con amorevole dignità ai malati terminali.


Lui si chiama Gervasio Furlanis, ha 64 anni e ha sempre amato la fatica e la capacità di scoprire luoghi inesplorati di due sport in particolare: lo sci di fondo, passione giovanile, e la bicicletta, scoperta verso i cinquant'anni. Rigorosamente, mountain bike. A 54 però, un'altra scoperta, molto meno gradevole: un grosso tumore al rene destro. La prospettiva sulla propria vita cambia, impari ad apprezzare di più la vita, a darla meno per scontata, e vuoi utilizzare il tempo nella maniera migliore possibile per respirare la vita fino in fondo.


Per fortuna, nella bieca sfortuna, la massa è grande ma benigna: asportazione del rene, che non è certo una passeggiata, ma nessun bisogno di chemioterapia. Un periodo di recupero, di abitudine alla nuova condizione, e si esce a pedalare in maniera diversa da prima. Una settimana di ferie all'anno, per un grande viaggio su due ruote: la Via Francigena spalmata su due anni, un paio di giri dell'Istria, mezzo giro della Corsica, cammini a piedi… Poi, a 60 anni, la pensione. Molto più tempo libero, e con esso una nuova scoperta: la pedalata assistita, che gli permette di aprirsi scenari impensabili con una muscolare.

Da lì, ecco la grande idea di Gervasio: «Utilizzare il mio tempo e la mia passione per la e-MTB per compiere avventure costiere e promuovere raccolte fondi per il CRO di Aviano, che mi curò dal tumore, e l'Hospice Via di Natale, che in trent'anni di attività ha ospitato oltre 50mila persone. Pensate che la signora Carmen quest'anno ha ricevuto l'Onorificenza al Merito dal Presidente Mattarella».

Gervasio ha invece ricevuto un riconoscimento dal presidente dell'associazione Via di Natale, il prof. Silvio Garattini. E non potrebbe essere altrimenti. Forte della sua Trek Powerfly 4 con motore da 625 watt, degli pneumatici antiforatura Schwalbe e di borse e bauletti Ortlieb, nel 2023 ha effettuato il periplo della penisola italiana da Trieste a Ventimiglia, raccogliendo 4500 euro per il CRO di Aviano: «Mi piace l'idea di pedalare sul mare, cerco di tenere le tracce di Komoot il più vicino possibile alla costa, a costo di trovarmi a volte a pedalare sulle spiagge. A metà strada mi chiamò lo sci club di Annone Veneto, il mio paese. Avrebbero donato 10 cent per ogni chilometri che avrei persorso!»

Nel 2024 il periplo della Sicilia: raccolti 5000 euro. Poi un piccolo "cambio di rotta": dal CRO di Aviano all'Hospice Via di Natale. Dal semplice passaparola al crowdfunding tramite la piattaforma Buonacausa.org: nel 2025 il periplo della Sardegna raccoglie 7500 euro e permette di acquistare due letti motorizzati per la degenza dei malati terminali dell'hospice. Quest'anno, avendo ormai "finito l'Italia" Gervasio è passato a un livello successivo. Dopo alcuni giri più piccoli con familiari e amici tra Puglia, Emilia e Toscana, acquista una e-MTB nuova, una Cube da 800 watt, coinvolge l'amico toscano Riccardo Crucitelli («un settantenne davvero in gran forma») e insieme compiono un'impresa estera, ribattezzata Seven Countries: la costa adriatica orientale tra Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania e Grecia, con arrivo a Igoumenitsa. Ogni giorno almeno cento chilometri (tappa più lunga: 160) con 35 gradi di media e picchi di 40, partendo di primo mattino e concludendo la pedalata giornaliera con un tuffo al mare nel primo pomeriggio. I posti per dormire? Cercati all'ultimo momento, o tutt'al più prenotati il giorno prima se si è proprio sicuri di arrivare in un determinato posto l'indomani.

E non sono certo mancati i momenti avventurosi, soprattutto in Albania, dove Gervasio e Riccardo hanno dovuto superare una frana che aveva bloccato una strada secondaria, e dove al termine di un lungo tratto sterrato sono stati bloccati dalla polizia di frontiera perché per sbaglio stavano superando il confine con la Grecia saltando la dogana. Ad ogni modo, obiettivo raggiunto: «Raggiunti finora seimila euro, puntiamo ai 7500 per dotare l'hospice di una cucina nuova. Ogni volta è incredibile toccare con mano l'entusiasmo della gente!»

Gervasio Furlanis documenta le sue imprese sia su Instagram che su Tik Tok, con gli account @gervinbici nei quali pubblica moltissimi foto e video quasi in tempo reale dei suoi viaggi costieri in bici, oltre che gli aggiornamenti sulle raccolte fondi e gli annessi estremi per effettuare le donazioni. Prossimo obiettivo? «Rivolgermi all'altra parte del Mediterraneo, da Ventimiglia a Gibilterra, per raggiungere le colonne d'Ercole attraverso le cose francesi e iberiche. Ma si tratterebbe di star via almeno 25 giorni e percorrere 2300 chilometri, devo parlarne bene con la famiglia...»

Gervasio infatti ha un super team a supportarlo e non fargli pesare la lontananza da casa: la moglie Bellinda, che lo accompagna di persona nei giri più brevi, e i tre figli Elia, che lavora per la Fiat a Torino, Tommaso che si sta laureando in Economia, e Jacopo che ha appena terminato le scuole e lavora in un'impresa locale. Tra i numerosi amici, ne ha uno in comune con tuttobiciweb: Luciano Gasparotto, l'onnipresente Gaspa, che Gervasio ha conosciuto quando ha acquistato la sua ultima bici al negozio Granciclismo di Ennio Salvador, a Sacile.

A proposito di amici, se chiedete a Gervasio qualche aneddoto particolare, vi risponderà con gli innumerevoli incontri fatti nel tragitto: «La mia maglietta, col logo davanti e le mappe dei miei giri sulla schiena, incuriosisce. Poi a me piace condividere la mia storia e perché lo sto facendo. Durante il periplo d'Italia, nel Gargano conobbi un ragazzo moldavo che abita sul lago di Garda e stava girando l'Italia con un carretto e due cani. Nel periplo di Sardegna conobbi Rosalba Castelli, una ragazza straordinaria che si definisce "artivista" e stava mobilitando la Sardegna con una pedalata contro il femminicidio, un progetto di nome ormedombra che ora ha portato in Sicilia. Nello stesso giro, dopo aver attraversato l'Inglesiente incontrai un ragazzo che... stava facendo la mia stessa cosa! Si chiama Gianluigi Granieri, è umbro e lavora a Londra nel mondo dell'animazione, stava completando un giro costiero dell'Italia per sostenere la Fondazione Veronesi, in memoria della sorella venuta a mancare per un raro tumore al polmone».

Ecco un altro assaggio di cosa si può fare con una bicicletta, senza sponsor e con tanta voglia di farsi e fare del bene.

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