Pedala bene chi pedala ultimo. Ultimo come Giuseppe Perna, siciliano di Regalbuto, provincia di Enna, il primo ultimo al Giro d'Italia. Quello del 1909. Correva - piano - per una squadra di Roma, ma era senza squadra, cioè senza compagni se non complici o alleati, fratelli e sì, compagni, ma di avventure e soprattutto sventure. Siccome si correva a punti, lui ne collezionò più di tutti, perché vinceva chi ne faceva di meno, a dimostrazione che vincere o perdere è solo una questione di regole e regolamenti, convenzioni e convenienze. Sulla "Gazzetta dello Sport" veniva individuato fra i "ritardatari", ma anche "animosi e fidenti". Non doveva essere un granché in salita, Perna figurava fra le "vittime", spesso "in una polverosa fila indiana che procede ritmicamente mantenendo la distanza e l'effetto".
Sprinta bene chi sprinta ultimo. Ultimo come Eddy Merckx. Merckx? Merckx, proprio lui, il Cannibale. Ai Mondiali del 1977, a San Cristobal, in Venezuela, il Cannibale fu cannibalizzato. Sotto il diluvio trionfò Francesco Moser e l'ultimo, trentatreesimo degli 89 partiti, Merckx, a 2'32", ultimo - appunto - dell'ultimo gruppetto formato da 12 corridori. E penultimo, cioè secondo a cominciare dal basso, un eterno secondo come Raymond Poulidor. Per dire che il primo può essere ultimo e il secondo penultimo, a dimostrazione che si tratta anche di un punto di vista.
Grimpa bene chi grimpa ultimo. Grimpa, voce del verbo grimpare, dal francese grimpe, scalare, arrampicare, salire. In questo caso ultimo come Mikhaylo Khalilov, ucraino italianizzato, residente in un paese del Piacentino dal nome poco adatto ai corridori: Rottofreno. Ricordo Khalilov ultimo, ma così ultimo da finire fuori tempo massimo nella tappa dello Zoncolan al Giro d'Italia, era la dodicesima del 2003, la partenza da San Donà di Piave, l'arrivo sul Kaiser, 185 chilometri, gli ultimi verticali. Le statistiche riportano 153 corridori classificati (il centocinquantatreesimo, il danese Bak, a 28'34" da Gibo Simoni, e poco più avanti Brad Wiggins, centoquarantaquattresimo a 28'11") e sette marchiati DNF, did not finished (fra loro anche Tiralongo e Cipollini). Ma Khalilov finì la tappa e arrivò in vetta. Lo aspettavo. Era stremato. Gli chiesi perché si fosse sottoposto a quel martirio, tanto più che era affetto da mal di pancia. E lui mi rispose che gliene avevano parlato così tanto, dello Zoncolan, che voleva vedere l'effetto che faceva, dall'alto.
Pedala bene (e sprinta bene, e grimpa bene) chi pedala (e sprinta, e grimpa) ultimo. Come tutti quelli che parteciperanno al
Festival del ciclista lento, a Ferrara da venerdì 23 a domenica 25 ottobre, con l'ormai classico programma basato sul concerto e la narrazione della prima serata, sulla pedalata più lenta del pianeta Terra (5 km in 5 ore, dalle 10 alle 15, nel centro della città delle biciclette, fra visite guidate e degustazioni accompagnate) del secondo giorno e la granfondo del merendone (dalle 9, 45 km, nei boschi e sugli argini del Po) del terzo giorno. Uno spettacolo itinerante, un appuntamento viandante, un incontro fuorviante, un confronto imbarazzante, insomma una festa originale e speciale, aperta anzi spalancata a tutti, tutti purché lenti, prudenti, circospetti, flemmatici, rilassati, sornioni, apatici, fiacchi, indolenti, mosci, pigri, svogliati, molli, loffi. Tant'è che il motto, slogan, inno della manifestazione è
"beati gli ultimi che la vita sanno goder". Per saperne di più,
www.ciclistalento.it.
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