In Kenya i campionati africani di ciclismo su strada hanno preso ormai residenza fissa. Dopo Eldoret 2024, quando si gareggiò in altura nella località teatro degli allenamenti dei maratoneti, lo scorso anno fu la volta di Diani Beach, sulle rive dell’Oceano, pedalando tra resort turistici in luoghi di inestimabile bellezza. Da oggi, con le prove a cronometro, il circo continentale si sposta a Kisumu, sul Lago Vittoria (sopra i mille metri), che proprio un piccolo specchio d’acqua non è.
Non di depliant parliamo, ma di cinque giorni di gare destinati in qualche modo a riportare l'African Cycling nel solco di un percorso apertosi clamorosamente un anno fa, con il Mondiale di Kigali. Nel 2025 tra gli elite uomini, la prova contro il tempo ai campionati africani venne vinta dal sudafricano Brandon Downes, imitato al femminile dalla propria connazionale Lucy Young.
Non di Remco parliamo, d’accordo, ma da Kisumu filtra una certa chiara ambizione: fare dell’appuntamento anche un’occasione per rimettere nel suo insieme sotto i riflettori il mondo delle due ruote di un Continente che sa di non presentarsi in modo univoco ai Campionati.
Insomma, il canovaccio della rassegna è fatto di orgogliose partecipazioni da parte di nazioni impegnate a crescere ciclisticamente ed altre come l’Eritrea, realtà leader visto il lancio di corridori nel professionismo, iniziato ormai da oltre dieci anni. E culminato con la maglia verde di Girmay. Bini non ci sarà, ma il campione uscente Merhawi Kudus rappresenta il faro dei Red Sea Camels nel tracciato reso impegnativo dalla doppia salita di Mutet, primo passaggio al km 121 e secondo al 153esimo di 175 chilometri complessivi.
Occasione come sempre per affermare nuove gerarchie, soprattutto per evidenziare talenti da inserire nei fondamentali programmi del World Cycling Center( e della sua struttura di Paarl, in Sudafrica), gli African Championship conservano intatta una dimensione nella quale capita di eccellere - e di mettersi in mostra a livello internazionale - partendo da spesso sporadiche esperienze di corsa nel proprio Paese d’origine. Il resto lo fanno la rivalità e la voglia di emergere, mentre i dirigenti federali s’incontrano per “rinforzare la governance e sviluppare il ciclismo africano”.
Programma ambizioso, servono tempo e risorse economiche: ma la programmazione intrapresa dalla federazione rwandese, presente in forze in Kenya, dimostra come l’eredità duratura di Kigali 2025 non sia inseguimento di una chimera. Chissà in che modo l’altra parte del globo guarda a Kisumu: interessata? Distratta? Con tono di sufficienza?
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