Ospite d’onore di “Velò”, la trasmissione ideata da Luciano Rabottini e condotta da Jacopo Forcella (Rete 8, ndr), Giulio Ciccone è tornato a casa, nel suo Abruzzo, in quel programma che fin da ragazzo seguiva con rapita passione. Giulio si è concesso con la sua proverbiale generosità, rispondendo punto su punto, domanda su domanda. «Che voto mi do per questa stagione? Un bel 8, frutto della mia continuità», dice. Poi rivela quando ha cominciato a pensare che fosse arrivato il momento di cambiare aria (il prossimo anno vestirà la maglia della Pinarello Q36.5): «Al Giro d’Italia, il giorno in cui ho perso la maglia rosa. Quel giorno ho capito che forse era giunto il momento di cambiare». E ancora: «Il fatto che dal team (Lidl-Trek) sia andato via Luca (Guercilena) non ha fatto altro che accelerare la mia scelta».
E poi il suo sogno: «Una Monumento. La Liegi e il Lombardia sono la mia dolce ossessione: certo che se c’è Tadej…». E ancora quel pallino che non riesce a togliersi: «Tappe o classifica in un Grande Giro? Io sono per la classifica. Più non ci riesco e più ci penso: ci riproverò, anche se i programmi devono ancora essere fatti».
Infine l’amore profondo per il suo mito giovanile, Marco Pantani. «Ho l’adesivo del Pirata sul mio telaio», ha raccontato, «e questa cosa è stata anche motivo di discussione con il team, che non voleva adesivi sulla bicicletta. Io ho fatto di tutto per tenerlo. Me l’ha regalato Luigi Veneziano (storico meccanico del Pirata, ndr) qualche anno fa, prima del via di una Tirreno. Mi diede quell’adesivo e una bandana del Pirata, che porto sempre in valigia con me. Per me Marco è sempre stato fonte di ispirazione. Non per niente, con mia moglie Annabruna e con Veneziano, lo scorso luglio sono andato a Cesenatico, allo “Spazio Pantani”, dove ho donato la mia maglia: a lui mi ispiro sempre. L’adesivo? Lo terrò anche sulla Pinarello».