Paul SEIXAS. 10 e lode. È lui a sgasare sul Civiglio, a 18 dal traguardo: 51,151. Moser non c’entra, anche perché parliamo di Paul Sexas e Remco Evenepoel, il francesino numero 51 e il belga con il dorsale 151. Il lionese prende in mano la situazione e impartisce una lezione al belga. Per la serie: se non c’è Taddeo, ci sono io! È un piacere veder pedalare il transalpino, un “enfant prodige”, che oggi scrive un nuovo capitolo di storia. Un anno fa, alla sua prima partecipazione, arrivò 7°, oggi vince a soli 20 anni: il quarto più giovane di sempre a trionfare in un Monumento (il record è del belga Fastre, 1° alla Liegi 1909 da 18enne) e il più giovane dal 1944. Manca Pogacar, arriva il lionese: sempre di giganti si parla.
Enric MAS. 8. Ha la consapevolezza di essere tornato una garanzia in salita, ma è altrettanto consapevole che il francesino viene da un’altra galassia e lui è uno che ha i piedi in terra.
Giulio CICCONE. 7. Che lui sia costantemente nella elite del ciclismo che conta è ormai un fatto consolidato. È un atleta di assoluto livello, ma a livello di statura trova sempre chi ha qualche centimetro di più.
Remco EVENEPOEL. 5. È il vero battuto di giornata, esattamente come al mondiale. Quando i chilometri sono più di 200 e i metri di dislivello vanno abbondantemente sopra i 4000, lui ha qualcosa in meno non solo di Paul Seixas, ma di tanti corridori. Troppi. Anche oggi, in salita, ha pagato dazio da quasi tutti i favoriti, poi con una tigna di campione assoluto rende le sconfitte digeribili, anche se sempre di sconfitte si parla.
Brandon MCNULTY. 6,5. Il campione del mondo si mette al servizio di Isaac del Toro, poi deve salvare la baracca Uae da solo.
Tom PIDCOCK. 5,5. È sempre lì, con i migliori, ma alla fine resta sempre con tanti applausi e poche medaglie.
Pello BILBAO. 9. A 36 anni dà l’addio alle corse con un 7° posto finale che è ben più di un biglietto da visita.
Christian SCARONI. 6,5. È un regolarista esemplare. Una stagione di qualità e di quantità fino alla fine. Per quello che produce, meriterebbe qualcosa di più, ma è il nostro miglior interprete stagionale.
Filippo ZANA. 6,5. Fa una corsa di coraggio e resistenza. Finisce anche lui nel migliore dei modi.
Ben HEALY. 5. Se uno come lui non riesce ad emergere in una corsa che è l’esaltazione dei passisti scalatori, quando e dove lo vedremo?
Isaac DEL TORO. 4. Sulla bocca di tantissimi, non fa sentire a nessuno la sua voce. Ormai è una sentenza: nelle corse sopra i 200 chilometri non c’è.
Matteo JORGENSON. 4. Il 27enne americano della Visma Lease a Bike è il simbolo del fallimento del team olandese: naufragano tutti, dal primo all’ultimo.
Giulio PELLIZZARI. 8,5. Al servizio di Evenepoel, il Duca di Camerino pilota il Re: lavoro encomiabile, anche oggi, con classe e determinazione. Spiana la strada al belga con frequenze di pedalata pazzesche. Accelera, rilancia, frulla, insiste con foga: che corsa!
Ben O’CONNOR. 7,5. Dal gruppo dei battistrada, a 50 km dal traguardo, esce l’australiano della Jayco AlUla in compagnia di Moniquet, Leonard, Bernard, Bennett, Vervaeke e Leemreize.
Victor CAMPENAERTS. 7. Il 34enne belga della Visma Lease a Bike è un passista nato e, se c’è da mulinare pedalate, lui ci va a nozze. Con lui ci vanno Julien Bernard (Lidl-Trek), Louis Vervaeke (Soudal Quick-Step), Michael Leonard (Education First), Ben O’Connor (Jayco AlUla), Andrea Mifsud (Polti VisitMalta), Johannes Kulset (Uno-X), Maxime Decomble (Groupama-FDJ), Fausto Masnada (MBH Bank Csb Telecom Fort), Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), Sylvain Moniquet (Cofidis), Gijs Leemreize(Picnic PostNL), George Bennett e Pau Martí (NSN). Sono loro a dare un senso alla prima parte di questo Lombardia. Sono loro a gettare le basi per una corsa che poi è fatta di altezze.
Andrea MIFSUD. 6. Il maltese della Polti VisitMalta, con un passato da buonissimo calciatore, si prende la scena e si mostra al mondo con una fuga di qualità nella sua prima corsa Monumento.
Martin MARCELLUSI. 6. Pronti, via: è il laziale della Bardiani CSF 7 Saber che parte a razzo. Subito ripreso.
i CORRIDORI. 10. Una partenza differita, ritardata di cinque minuti. Immobili davanti all’avanzata delle automobili, fermi nelle proprie convinzioni: la convivenza fra bici e auto sulle strade non solo è auspicabile, ma necessaria. Bloccati per un tempo simbolico, per ricordare quelle vite spezzate che troppo spesso restano inermi sulle strade e sulle nostre coscienze. Al microfono Remco Evenepoel ha spiegato le ragioni della protesta promossa dal CPA, il sindacato mondiale dei corridori: «Non possiamo più accettare che in carovana ci sia qualcuno che muoia, pretendiamo corse e strade sicure». Cinque minuti che non sono solo un simbolo, ma anche il tempo che serve per mettere una firma su provvedimenti, progetti e soluzioni strutturali capaci di migliorare la mobilità leggera e la pratica sportiva su due ruote. Oggi i corridori del WorldTour sono stati davvero i più bravi: tutti insieme, per un ideale comune. Un gesto che ha avvicinato noi a loro, e viceversa.