Non era sicuro di come avrebbero risposto le gambe dopo il ritiro a Livigno, con anche Gavia e Mortirolo in preparazione, ma Remco Evenepoel ha dimostrato al GP de Québec 2026 di essere già in forma Mondiale. Un attacco al momento giusto e poi lo sprint vincente contro Giulio Ciccone, e la vittoria numero 11 della stagione (78 in carriera) è servita.
«Sono contento di come sia iniziata questa trasferta canadese, non sapevo bene cosa aspettarmi - ha raccontato Evenepoel -. Questa è una corsa molto difficile da vincere per uno con le mie caratteristiche, l’unico modo per farlo era muovermi come ho fatto oggi. Il finale più duro rispetto al passato mi ha favorito, è stata una corsa dura, ma avevo fiducia nel poter vincere allo sprint».
«Credo di avere ancora margine per crescere, perché in realtà oggi non è stata la mia miglior giornata in sella, avevo pur detto alla squadra di non sentirmi benissimo. Quando la corsa è esplosa ne ho sentito il peso sulle gambe, ma era una sforzo di cui avevo bisogno, è per quello che sono venuto a fare queste gare. Col passare dei giri ho comunque visto che tutti erano al limite, gli attacchi sono diventati sempre meno cattivi, e io invece mi sentivo meglio. È una sensazione che percepisco spesso anche in allenamento, quindi l’ho gestita bene. Chiaro, le gambe sono già buone, altrimenti non avrei vinto, ma c’è margine di miglioramento».
Oltre alla sua incredibile forza, il belga ha sfoggiato una volta di più la sua abilità nel saper cogliere l’attimo. Pur avendo Seixas, Pidcock e gli altri in marcatura, ha saputo divincolarsi al momento giusto, aprendo un gap che poi nessuno è più riuscito a chiudere.
«Il tempismo in corse come questa è fondamentale, perché non sai quando la corsa si può decidere - ammette ancora Remco -. Qui, poi, hai una sola salita, quindi è ancora più difficile. Oggi in tanti volevano aprire la corsa troppo presto, ma con i tanti tratti di vento frontale per me era un azzardo. Dopo una curva a sinistra avevamo vento in faccia e ho capito che quasi tutti volevano rallentare per risparmiare qualche energia. Io invece ho attaccato proprio lì e si è rivelata la mossa azzeccata. Devo dire che ho un certo istinto nelle gare in circuito per cogliere il momento giusto e sono contento di averlo dimostrato anche oggi. Sarà fondamentale averlo anche domenica a Montréal, e poi naturalmente al Mondiale».
Sulla linea del traguardo si è anche esibito in una nuova esultanza, una sorta di cannocchiale (che guarda magari al Mondiale?) con un pugno aperto sull’occhio e l’indice puntato: «La mia celebre esultanza del telefono era copiata (quella di Parigi 204 per intendersi, ndr), così mia moglie Oumi mi ha detto che avrei dovuto trovarmene una nuova. Stamattina ne parlavamo e ho deciso di provare questa. Sinceramente non gli ho ancora attribuito un significato, ci penserò più avanti, ma d’ora in poi sarà questa la mia esultanza. Spero vi piaccia».
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