«In pratica, l’organizzatore deve fare da banca». Marco Selleri ha condensato nella sua lettera aperta in sette parole uno dei problemi meno raccontati del ciclismo professionistico. Non riguarda rapporti di forza in gruppo, watt o classifiche UCI. Riguarda qualcosa di molto più elementare: il tempo del denaro.
Una corsa dura qualche ora, talvolta alcuni giorni. La sua organizzazione finanziaria comincia mesi prima e può terminare molti mesi dopo. Nel mezzo esiste un soggetto che anticipa risorse, sottoscrive contratti, paga servizi, assume responsabilità e deve rispettare scadenze che non necessariamente coincidono con quelle di chi gli ha promesso il finanziamento. Selleri pone quindi un problema autentico. Ma vale la pena misurarlo.
Partiamo dalle regole. L'articolo 1.2.076 del Regolamento UCI, nella versione in vigore dal febbraio 2026, stabilisce per le prove maschili WorldTour, ProSeries e di classe 1, e per le corrispondenti categorie femminili, che l'indennità di partecipazione debba essere corrisposta entro 30 giorni dall'emissione della fattura della squadra, che può essere validamente emessa dal giorno successivo alla conclusione della gara. Non siamo dunque nel campo delle consuetudini: esiste un'obbligazione temporalmente definita. Le cifre aiutano a comprendere la questione. Nelle UCI Road Financial Obligations 2026, per una gara europea maschile 1.1, l'indennità prevista per ciascun UCI WorldTeam o UCI ProTeam è pari a 2.600 euro. Se, a titolo puramente esemplificativo, al via vi fossero diciotto squadre appartenenti a queste categorie, l'organizzatore avrebbe già 46.800 euro di indennità da finanziare nel brevissimo periodo.
Non è tutto. Per una prova maschile di classe 1 di un giorno il montepremi minimo UCI 2026 è di 14.520 euro. Alle somme destinate ai premi si aggiungono inoltre le contribuzioni previste dal sistema centralizzato di gestione: il documento UCI indica un ulteriore 11,82 per cento a carico dell'organizzatore per le componenti destinate a CPA, fondo di fine carriera, associazione nazionale dei corridori e gestione della piattaforma. Nei termini dell'esempio precedente, indennità di partecipazione e sistema premi supererebbero così complessivamente i 63 mila euro, prima ancora di parlare di sicurezza, personale, cronometraggio, produzione televisiva, transenne, mezzi, strutture, assicurazioni, comunicazione e logistica.
Anche in questo caso è fondamentale essere precisi. Non tutto deve essere pagato entro trenta giorni. L'articolo 1.2.071 prevede, nel sistema centralizzato dei premi, che l'organizzatore trasferisca l'intero importo dovuto entro 45 giorni dalla gara; l'articolo 1.2.072 stabilisce poi il limite dei 90 giorni per il pagamento ai beneficiari. È proprio questa articolazione delle scadenze a dimostrare quanto il ciclismo moderno sia ormai anche un sistema finanziario regolamentato.
A ciò si aggiungono gli obblighi logistici. L'articolo 2.2.010 impone, nelle corse a tappe internazionali, la copertura del soggiorno delle squadre secondo le condizioni previste e, per WorldTour, Women's WorldTour, ProSeries e classe 1, anche un'ulteriore notte quando gli orari non consentano alla squadra di rientrare il giorno stesso. Sono costi che si trasformano in uscite di cassa immediatamente prima o subito dopo l'evento. Fin qui però ho illustrato solo una parte ma è a questo punto che entra in scena l'altra metà del problema: il finanziamento pubblico.
Evitiamo però qui un equivoco frequente. Il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, che disciplina i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, stabilisce ordinariamente termini di 30 giorni nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, estensibili in determinate condizioni fino a 60. Ma la stessa normativa definisce transazione commerciale il contratto avente per oggetto la fornitura di merci o servizi contro il pagamento di un prezzo. Un contributo o una sovvenzione pubblica, sottoposti a concessione, realizzazione dell'attività, rendicontazione, controllo e successiva erogazione, non possono essere automaticamente assimilati a una normale fattura commerciale. Anche la Ragioneria Generale dello Stato distingue espressamente la natura commerciale da quella non commerciale delle operazioni. È in questa differenza che la frase di Selleri acquista un significato economico preciso.
Se un organizzatore sostiene oggi la spesa e recupera una quota rilevante delle risorse dopo 240 o 270 giorni — tempistica indicata da Selleri sulla base della propria esperienza organizzativa, non una media statistica dell'intera amministrazione pubblica — si crea quello che in finanza aziendale chiameremmo fabbisogno di capitale circolante.
Facciamo un semplice esercizio. Se per realizzare una corsa devono essere anticipati 400 mila euro e quella liquidità resta immobilizzata per 240 giorni, ipotizzando soltanto un costo finanziario annuo del 6 per cento il costo teorico dell'anticipazione è di circa 15.800 euro. A 270 giorni sale a quasi 17.800 euro. Non abbiamo aggiunto commissioni bancarie, costo delle garanzie né rischio di ritardi ulteriori. Quel denaro non migliora il percorso, non aumenta il montepremi, non compra una telecamera in più e non rende la corsa più sicura. È semplicemente il prezzo del disallineamento temporale.
Ecco perché limitarsi a dire che «devono aspettare anche gli altri» rischierebbe di spostare il problema senza risolverlo. Anche l'albergatore, il service, il professionista o l'impresa che monta le transenne hanno dipendenti, fornitori, imposte e necessità di cassa. Trasferire lungo la filiera otto mesi di ritardo significa soltanto trasformare il credito dell'organizzatore in credito del suo fornitore.
La domanda economicamente corretta è un'altra: chi finanzia l'intervallo tra il momento in cui la corsa deve pagare e quello in cui la corsa può incassare?
È questo il nodo sul quale il ciclismo dovrà interrogarsi. Anticipazioni sui contributi, fondi rotativi, convenzioni di factoring, garanzie, strumenti federali o mutualistici potrebbero diventare materia altrettanto importante delle norme sulla sicurezza. Perché un sistema che impone agli organizzatori livelli crescenti di professionalità deve preoccuparsi anche della loro sostenibilità finanziaria.
Non è casuale che nel 2026 la stessa UCI abbia aperto una consultazione internazionale sul futuro del ciclismo professionistico inserendo espressamente tra i temi da riconsiderare il modello economico, insieme a calendario, regole di partecipazione e sicurezza, dichiarando l'obiettivo di costruire un sistema più forte e sostenibile. Selleri, quindi, coglie il punto: oggi troppo spesso l'organizzatore fa anche da banca, ma forse il passaggio successivo deve essere ancora più radicale. Una banca viene remunerata perché presta denaro e assume un rischio. All'organizzatore, invece, chiediamo di anticipare capitale affinché tutti gli altri possano correre, lavorare, essere ospitati e venire pagati.
Se vogliamo continuare ad avere corse, soprattutto quelle che non dispongono dei ricavi commerciali dei grandi eventi internazionali, dovremo prima o poi riconoscere che anche il tempo necessario a finanziare una corsa ha un costo, e quel costo, fino a quando continuerà a essere invisibile, resterà quasi interamente sulle spalle di chi la corsa decide ancora di organizzarla.
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