Con la sua squadra ha messo in piedi il mondiale di Imola2020, evento organizzato in tempi record e che ha ricevuto i complimenti del CIO, oltre a tante altre manifestazioni prima e dopo la sfida covid. Marco Selleri, presidente della Nuova Ciclistica Placci e di ExtraGiro Race, su facebook ha lanciato un grido d'allarme che vale la pena rilanciare per invitare a una riflessione tutto il movimento.
Riportiamo integralmente il suo grido d'appello che speriamo faccia nascere una riflessione tra tutte le parti coinvolte:
«Sempre più difficile: ormai sono tre parole diventate la normalità per chi, più di tutti, occupa le prime due posizioni nella filiera necessaria a garantire lo svolgimento delle gare ciclistiche: organizzatori e team.
Da una parte ci sono regolamenti UCI sempre più complessi, adempimenti crescenti, responsabilità sempre più pesanti e tempistiche rigide da rispettare. Basti pensare che i rimborsi ai team devono avvenire entro pochi giorni dalla gara, spesso al massimo entro trenta giorni. Una scadenza chiara, precisa, immediata.
Dall’altra parte, però, c’è la realtà economica con cui gli organizzatori devono fare i conti ogni giorno. Le corse si organizzano sempre più spesso con soldi pubblici, perché gli sponsor privati si sono ridotti al minimo e trovare risorse è diventato sempre più difficile.
Il problema, per chi non lo conosce, è semplice solo in apparenza: il denaro pubblico, quando va bene, arriva dopo 240 o 270 giorni. Prima bisogna anticipare, pagare, dimostrare, rendicontare e solo alla fine incassare.
In pratica, l’organizzatore deve fare da banca.
Ed è qui che nasce una contraddizione enorme. Da un lato si pretende che l’organizzatore rispetti scadenze immediate, pagamenti rapidi, servizi efficienti, standard sempre più alti e risposte pronte. Dall’altro, lo stesso organizzatore deve aspettare mesi prima di recuperare le somme promesse o deliberate.
A questo si aggiungono tutte le attività che “stanno a ruota”: servizi, professioni, figure operative e realtà collegate alla corsa. Molte sono indispensabili, nessuno lo nega. Ma se il sistema economico attuale impone all’organizzatore tempi lunghi, attese, anticipi e difficoltà di cassa, allora forse anche chi ruota attorno alla corsa dovrebbe allinearsi a questa realtà.
Non si può pretendere sempre e solo dall’organizzatore. Non si può chiedere pagamento immediato, servizio perfetto, camere singole, logistica comoda, rimborsi rapidi e condizioni ideali, mentre chi organizza è costretto ad anticipare tutto e aspettare quasi un anno per rientrare delle spese.
Per questo mi sento di dire una cosa semplice: se tutti vogliono continuare a far parte del sistema, allora tutti devono comprendere come funziona oggi quel sistema. Se l’organizzatore deve aspettare, forse devono imparare ad aspettare anche gli altri.
E paradossalmente, se aspettiamo tutti, probabilmente si va avanti. Perché il problema non è scaricare le difficoltà su qualcuno, ma condividerle con senso di responsabilità. Solo così si può continuare a garantire l’esistenza delle gare, senza lasciare tutto il peso sulle spalle di chi organizza.
Il ciclismo è cambiato, questo è evidente. Ma forse qualcuno dovrebbe ricordare che la sua forza non è mai stata nel pretendere privilegi, bensì nel sapersi adattare, nel rispettare il lavoro degli altri e nel riconoscere che una corsa non nasce il giorno della partenza: nasce mesi prima, tra autorizzazioni, conti, anticipi, responsabilità e notti passate a far quadrare tutto.
La frase centrale, secondo me, è questa: “In pratica, l’organizzatore deve fare da banca.” È diretta, comprensibile e riassume perfettamente il problema».