A volte una corsa rinasce da una domanda semplice. Il 14 maggio, a Piazza del Plebiscito, il Giro d’Italia aveva appena riportato Napoli al centro del ciclismo. L’assessora regionale allo Sport Fiorella Zabatta chiese a Umberto Perna che cosa si potesse fare per il movimento campano. La risposta del presidente della Federciclismo regionale fu immediata: riportare in vita il Giro di Campania.
Ma con una condizione: non una sola edizione. «Bisognava impegnarsi per almeno quattro anni, per l’intera consiliatura», racconta Perna. È forse questo il dato più importante per comprendere il significato del ritorno del 20 settembre. Non una parentesi celebrativa, ma il tentativo di restituire continuità a una corsa che mancava da venticinque anni.
Poi il progetto ha preso forma. Il presidente della Regione Roberto Fico ha chiesto che il tracciato toccasse tutte e cinque le province; gli amministratori della Costiera si sono spesi per portare la corsa su quelle strade; Terenzi Sport Eventi ha lavorato alla definizione tecnica. E così Agerola è tornata dentro il Giro, non soltanto come salita, ma come luogo della memoria.
È qui che il racconto di Perna si lega naturalmente a quello di Italo Zilioli, che su queste pagine ci aveva riportati al Campania del 1968. Zilioli ricordava proprio Agerola: Colombo davanti, il suo attacco con Bitossi, il ricongiungimento sullo scollinamento e poi la strada verso Napoli. Ricordava anche l’Albricci, gli arrivi in pista, un ciclismo di fatica, pochi rapporti e tantissimi chilometri. Perna racconta oggi l’altra metà della storia: non ciò che quella corsa è stata, ma ciò che può tornare a essere.
E non nasconde le difficoltà. «Il ciclismo campano è uscito dalla terapia intensiva», dice. Una frase che vale più di molte dichiarazioni di circostanza. Il movimento mostra segnali di crescita, soprattutto nel settore giovanile, ma manca ancora quella massa critica capace di generare continuità, società, gare e magari un nuovo campione che richiami i tempi di Giuliano Figueras o Crescenzo D’Amore.
Perna insiste soprattutto su una parola: sicurezza. Perché far crescere il ciclismo non significa soltanto organizzare una prova professionistica, ma creare le condizioni perché bambini, ragazzi, tecnici e società possano lavorare ogni settimana.
In questa prospettiva si inserisce anche il recupero dell’Albricci. «Io lo definisco un ciclodromo», precisa. Grazie al lavoro con il Comando militare, con Gennaro “Rino” Nasti e con il supporto della Città Metropolitana, l’impianto è oggi disponibile al ciclismo due giorni alla settimana.
Anche qui il tempo sembra chiudere un cerchio: Zilioli ricordava l’Albricci come luogo d’arrivo; Perna prova a restituirlo come luogo di partenza per i giovani.
Il 20 settembre, però, arriverà anche il grande ciclismo. Perna anticipa una partecipazione di alto livello e annuncia la presenza della INEOS, spiegando che Claudio Terenzi sta lavorando per portare in Campania molte delle formazioni impegnate il giorno precedente nel Gran Premio del Lazio. Sarà la start list definitiva a dare la misura del campo dei partenti, ma l’ambizione è evidente.
Resta allora la domanda più importante: cosa accadrà il 21 settembre? Perna non esita: «Il Giro è solo lo step finale di un processo molto più ampio». Cita l’attività giovanile, le iniziative sul territorio, la scalata del Vesuvio prevista per l’8 ottobre. Il senso è chiaro: il successo non potrà essere misurato soltanto dal pubblico lungo le strade o dal nome del vincitore a Piazza del Plebiscito. Dovrà misurarsi anche nei ragazzi che saliranno in bicicletta dopo aver visto passare i professionisti, nelle società che riusciranno a crescere, nelle gare che torneranno ad animare le strade campane.
Il Giro di Campania, insomma, non può permettersi di essere soltanto un ritorno. Deve diventare una promessa mantenuta.
Ma resta un’altra domanda, quella che appartiene esclusivamente alla strada: che corsa sarà davvero il Giro di Campania 2026? Per rispondere bisognerà leggere il tracciato metro dopo metro, mettere planimetria e altimetria una accanto all’altra, capire dove il gruppo potrà spezzarsi, quanto peseranno Montefusco e soprattutto Agerola e cosa potrà accadere nei chilometri che separano l’ultima grande salita da Piazza del Plebiscito.
Sarà il nostro prossimo appuntamento con il Giro di Campania.
Questa volta parlerà il percorso.
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