La tragica scomparsa di Finlay Tarling ha trascinato il mondo del ciclismo nello sconforto. Molta è la tristezza, così come tante sono le domande che meriterebbero una risposta per spiegare la morte di un ragazzo di soli 19 anni.
Il dibattito sulla sicurezza in bicicletta, e in particolare durante le gare, è aperto, e tra i messaggi di cordoglio e le ricostruzioni dell'incidente ha fatto sentire la sua voce anche il presidente dell'Associazione mondiale dei Ciclisti Professionisti (CPA) Adam Hansen. Rispondendo ai colleghi di BBC Sport, il capo del sindacato corridori si è espresso in modo simile al portavoce della GNR: «L'organizzazione è solitamente molto buona, ma quello che è successo venerdì rappresenta una sorta di falla nel sistema».
Hansen ha anche sottolineato che «a volte, se le persone ferme in auto non conoscono il ciclismo, pensano che, una volta passata la fuga o il gruppo principale, sia passata tutta la gara, e riprendono la marcia. Ma in realtà non è così: possono esserci molti gruppi ancora».
L’ex corridore professionista australiano ha esposto un concetto molto simile a quello delle Forze dell'Ordine portoghesi: «Chiudere ogni singola strada e ogni accesso privato è difficile, e alla fine ci si chiede quanto rischio gli organizzatori siano disposti ad assumersi e se sia effettivamente possibile avere delle persone a presidiare tutti quei punti».
Il massimo dirigente mondiale dei corridori ha però spostato la sua attenzione anche sugli accessori, in particolare sui caschi: «Una delle cose su cui dobbiamo intervenire sono i caschi. Hanno bisogno di un importante aggiornamento. I caschi da ciclismo devono superare i test standard previsti. Lo standard europeo CE EN 1078, ad esempio, prevede una certificazione per impatti a soli 19,5 km/h, e non credo che sia sufficiente per le gare su strada».
Tutto bene, la sicurezza parte da tutto, anche da caschi sempre più performanti e sicuri, così come le protezioni individuali (airbag nei pantaloncini, ecc.) sono sicuramente importantissime per la sicurezza degli atleti, siano essi agonisti o no. Il vero tema che la scomparsa di Finlay ha però riportato tristemente d'attualità è la sicurezza nelle corse. Parlare di caschi piuttosto che della sicurezza dei percorsi e dell'importanza del presidio degli accessi aumenta quel senso di profonda tristezza che ci ha lasciato la scomparsa del giovane Tarling.