Un’altra edizione, la tredicesima dell’Arctic Race of Norway, è giunta al termine regalando, come sempre ha fatto in passato, la consueta e apprezzata successione di paesaggi incantevoli, ripide scalate e attimi di grande folklore grazie al sempre caloroso pubblico locale.
A tutto questo si è unita una corsa incerta, lottata e aperta fino all’ultimo, decisa come da tradizione da pochi secondi e distacchi minimi che hanno permesso di tenere alto il livello di suspense sino al traguardo conclusivo di Narvik. Qui, dopo il primo successo neozelandese nella storia della gara conseguito nel 2025 da Corbin Strong, l’Uruguay è sbarcato di forza nell’albo d’oro della manifestazione riportando la vittoria in classifica generale con Thomas Silva, alfiere di un’XDS Astana che, a queste latitudini, ha così confermato di trovarsi particolarmente a proprio agio.
Con la prima affermazione di un corridore sudamericano, l’Arctic Race of Norway ha dunque fatto calare il sipario sul 13° capitolo della sua storia dando l’appuntamento all’anno prossimo quando le magiche lande del nord della Norvegia torneranno a mostrarsi, grazie alla corsa organizzata da A.S.O. in collaborazione con Arctic Sport, in tutto il loro splendore.
Dell’ARN che sarà e di quella che è stata quest’anno, per chiudere il cerchio abbiamo parlato con Tom Høgli, Managing Director della corsa professionistica di ciclismo su strada più a nord del mondo.
Tom, qual è il tuo bilancio di questa Arctic Race of Norway?
“Sono molto felice di come è andata questa edizione. Il meteo è stato migliore rispetto a quelle che erano le previsioni iniziali, abbiamo attraversato undici municipalità (e questo credo che sia un nuovo record per l’Arctic Race) e c’è stata un’ottima cooperazione tra le comunità della zona. Penso quindi che l’evento sia andato molto bene, i corridori mi sono apparsi soddisfatti per cui, nel complesso, siamo contenti”.
Avete lavorato molto, e lo abbiamo constatato di persona, sul fronte dell’ecosostenibilità e per mantenere costantemente alto l’appeal di questa gara: su cosa vi concentrerete in futuro e cosa possiamo aspettarci dall’Arctic Race dei prossimi anni?
“Quello che dobbiamo sempre cercare di fare è evolverci e innovarci. Quest’anno, per esempio, abbiamo veicolato il segnale televisivo attraverso reti mobili 4G e 5G. Ora dobbiamo capire quale sarà il prossimo passo e ci stiamo lavorando, ma penso che un elemento chiave per noi sia proprio innovare. Riuscire a fare qualcosa di diverso, specialmente in questa parte della Norvegia molto lontana dal resto d’Europa, credo sia importante per diventare riconoscibili in tutto il mondo: è questo il nostro obiettivo. Da questo punto di vista, a mio avviso, le persone impegnate all’Arctic Race stanno davvero facendo un ottimo lavoro”.
Puntate ad ampliare la gara portandola ad avere una o più tappe in futuro?
“Non è una questione che abbiamo sul tavolo al momento. Quello che stiamo valutando è, in futuro, una possibile collaborazione con Svezia e Finlandia. Ne abbiamo parlato con loro quindi non escludo che tra un po’ potremmo mettere a punto qualche tappa nella parte settentrionale di queste nazioni. Nulla però attualmente è ancora stato deciso. In ambito politico però questi paesi collaborano molto bene già da tempo quindi l’idea sarebbe quella di sfruttare questo tipo di rapporto per l’Arctic Race Norway. Ci stiamo pensando”.
Ambite ufficialmente a diventare una corsa World Tour? Personalmente, almeno per quanto riguarda il livello dell’organizzazione, penso abbiate già raggiunto questo status…
“No, non è qualcosa su cui stiamo ragionando più di tanto al momento. In futuro non escludo che, quando saremo pronti a fare un ulteriore step, possa succedere, ma nel breve termine non sarà al centro dei nostri pensieri. Sull’organizzazione, siamo davvero felici di avere l’ASO al nostro fianco: sono davvero molto professionali e con loro lavoriamo veramente bene insieme”.
Qualche anno fa Thor (Hushovd, ndr) mi aveva accennato alla possibilità di portare l’Arctic Race of Norway alle Isole Svalbard: è qualcosa a cui state ancora pensando?
“Sarebbe davvero fantastico e so che, prima che arrivassi io, c’erano alcuni progetti a riguardo, ma ora i costi organizzativi si sono parecchio alzati e quindi non credo sia qualcosa di concretizzabile nel breve periodo. Resta sicuramente un sogno perché, come ho detto prima, da queste parti dobbiamo distinguerci per farci notare e andare alle Svalbard in questo senso potrebbe aiutarci, ma è un progetto veramente di difficile attuazione”.
Per l’anno prossimo invece avete già abbozzato il percorso e pensato a dove dare il via alla gara?
“Sì, è qualcosa che pianifichiamo con molto anticipo usando un sistema di rotazione tra le contee: avendone tre (Nordland, Troms e Finnmark, ndr) nella Norvegia settentrionale, ogni triennio cerchiamo di visitarle tutte spostando le nostre strutture. L’anno prossimo perciò saremo in un’altra zona del nord della Norvegia settentrionale”.
Dunque nel 2027 dovrebbe essere di nuovo il turno del Finnmark…
“Mi sembra un’ottima intuizione”.
Photo credit: ARN/Morten Brøndmo
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