Sulla “querelle” Federciclismo-Lega è scesa in campo oggi La Gazzetta dello Sport, con una intervista a Roberto Pella di Elisabetta Esposito. Come si legge sulla “rosea”, più che rabbia è dispiacere. «Perché va in fumo un lavoro di due anni, portato avanti con forza e tenacia per amore del ciclismo», dice l’ex presidente nonché deputato della Repubblica Roberto Pella.
Chiaro il riferimento al commissariamento, deciso dal Consiglio federale Fci il 20 luglio scorso, della Lega del Ciclismo Professionistico di cui era presidente. «Dopo aver pedalato tanto con grandi risultati - continua Pella, ricordando la creazione della Coppa Italia delle Regioni e di corse come il Giro di Lazio, Campania e Sardegna, oltre all’importante equiparazione dei montepremi di uomini e donne nei campionati italiani – eravamo quasi arrivati a scollinare e ci hanno bloccato, facendo tornare la Lega al punto di partenza».
La Esposito ricorda che ora in Lega è arrivato un commissario (per quattro mesi, anche se potrebbe essere stato indicato un 4+4), il generale dell’Arma dei Carabinieri Mauro Capone. Pella sospira: «Faranno quello che abbiamo programmato, a partire dalle corse di settembre e ottobre con diretta tv e servizi già garantiti, ma se le cose non vengono alimentate e supportate ogni giorno poi si perdono. A me dispiace perché questo stop fa male a tutto il ciclismo, io sono sicuro che nel 2027 avremmo raccolto grandi frutti. E so che le perdite dovute al commissariamento saranno ingenti: avevo già raggiunto accordi per 1,8-2 milioni di euro con diversi sponsor privati che mi hanno comunicato che non sono più disposti a entrare. A questi si aggiungono molti dei “vecchi” pronti a lasciare. Se eravamo riusciti a portare la Lega tanto in alto, dando alle corse nuovo risalto e valore anche economico, è stato proprio grazie alla credibilità e all’affidabilità acquisite. Ho portato avanti un nuovo modello, ispirandomi a quello di Rcs Sport, alzando il livello qualitativo delle gare, tra televisioni, podio, hospitality ecc. Funzionava, basta guardare i bilanci: abbiamo un attivo sul 2026 di 83 mila euro, un consolidato di 250 mila, abbiamo portato a 75 mila un fondo di accantonamento che era di 25 mila, ne abbiamo creato un altro da 150 mila e soprattutto abbiamo coperto i 520 mila euro di fatture con NVP per le produzioni tv mai messi a bilancio dal precedente commissario. Insomma, come confermano i revisori dei conti, eravamo in salute. E a giovarne era tutto il movimento. Anche per questo stiamo ricorrendo in tutte le sedi a tutela del nostro operato».
Il perché si è arrivati a tutto questo? Non è un mistero che l’iperattività di Pella non fosse gradita al presidente Dagnoni. Il suo “fare” andava spesso a toccare territori di competenza Federale. Diciamo che è venuta meno “una educazione istituzionale” e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata per un’ingerenza che però sembrava essere divenuta ormai consuetudine. «In ragione delle ripetute e gravi violazioni delle norme federali e della convenzione sottoscritta in data 13.8.2024», quella che regolava i rapporti tra Federazione e Lega, che peraltro è un’associazione con personalità giuridica di diritto privato. Al vertice delle contestazioni, per cui Pella sarà anche deferito dal procuratore federale, l’aver gestito la trattativa di cessione dei diritti audiovisivi dei campionati italiani donne al posto della Federazione. «Ma va così da quattro anni, ovvero da quando arrivò il commissario nominato dal presidente federale Dagnoni – replica Pella -, la Fci ne era perfettamente consapevole e la Rai può confermare e confermerà nelle sedi opportune. Stiamo parlando di diritti da 250 euro, quando noi ne spendiamo quasi 70 mila...».
Se le parole di Pella sono quelle di un uomo addolorato per quanto successo e i suoi toni assolutamente pacati, di ben altro tenore sono quelle di Marco Toni, l’ex vicepresidente scelto dallo stesso Dagnoni come presenza in Lega dal 26 giugno fino al commissariamento, sono a dir poco al vetriolo: «Il mio ruolo doveva essere quello della spina nel fianco - racconta - ma quando ho visto i bilanci ho capito che mi era stata dipinta una situazione che non esisteva. Qui siamo a “specchio specchio delle mie brame”, con una persona che si sente soverchiata da un’altra e dice sono più bello io, devo primeggiare e quindi devo far fuori il mio rivale, altrimenti vengo relegato in un cantuccio. Un atteggiamento irresponsabile».
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