LO SPORT PARALIMPICO DEVE INCLUDERE, NON ESCLUDERE

LETTERA APERTA | 26/07/2026 | 08:45
di Alberto Ceriani

Mi chiamo Alberto Ceriani e sono un atleta non vedente e da 25 anni vivo il triathlon con una passione che non è mai venuta meno. In questi venticinque anni non ho mai chiesto sconti, non ho mai chiesto privilegi. Ho chiesto soltanto una cosa: poter gareggiare.

Ho portato a termine cinque Ironman, oltre cento gare tra mezzi Ironman, triathlon olimpici e sprint. Ho conquistato titoli europei e mondiali nel paratriathlon, ho vestito la maglia della Nazionale Italiana e ho rappresentato il nostro Paese in competizioni internazionali.


Sono stato il primo atleta non vedente al mondo a portare a termine l'Ironman delle Hawaii, dimostrando che anche ciò che sembrava impossibile poteva diventare realtà.


Ho iniziato a praticare il triathlon quando il paratriathlon praticamente non esisteva. Io e tanti altri atleti abbiamo contribuito a far crescere questo movimento, dimostrando con i fatti che anche una persona non vedente poteva affrontare e concludere gare considerate impossibili. Fa male vedere che oggi, proprio mentre il movimento è cresciuto, chi ne ha scritto le prime pagine rischia di esserne escluso.

Dietro tutto questo non ci sono solo medaglie o risultati: ci sono migliaia di ore di allenamento, ci sono migliaia di chilometri percorsi e ci sono sacrifici che pochi possono immaginare.

Perché un atleta non vedente non si allena mai da solo. Ogni vasca in piscina richiede qualcuno disposto ad allenarsi con me. Ogni uscita in bicicletta significa trovare una guida disposta a salire su un tandem e condividere ore di fatica. Ogni corsa richiede una persona che si leghi a me con una cordicella e percorra ogni chilometro al mio fianco.

I sacrifici non li faccio soltanto io.

Li fanno anche tutte le mie guide che, in questi venticinque anni, hanno messo a disposizione il loro tempo, la loro passione e spesso hanno rinunciato ai propri allenamenti e alle proprie gare per permettermi di inseguire i miei sogni.

A loro devo una parte enorme di tutto quello che ho realizzato. Ed è anche pensando a loro che oggi provo una profonda amarezza.
Dopo tre anni di stop a causa di un infortunio al ginocchio, avevo deciso di tornare a gareggiare; non per vincere, non per salire su un podio, non per cercare un titolo.

Semplicemente perché il triathlon è la mia vita da venticinque anni e desideravo tornare a vivere l'emozione di una partenza e invece mi sono trovato davanti a un regolamento che mi ha già escluso da due gare. Non perché non fossi in grado di gareggiare,non perché non fossi allenato, ma perché le nuove regole me lo impediscono.

Ed è qui che nasce la mia domanda.

Come può una Federazione che dovrebbe rappresentare e promuovere anche lo sport paralimpico costruire regole che finiscono per impedire proprio agli atleti con disabilità di partecipare? Lo sport paralimpico nasce per abbattere le barriere e non per crearne di nuove.

Le regole sono indispensabili quando garantiscono sicurezza, correttezza e inclusione, ma quando il loro effetto è quello di lasciare un atleta disabile fuori dalla linea di partenza, allora qualcosa non funziona.

Oggi mi sento escluso non dalla competizione, ma dal diritto stesso di partecipare e questo è profondamente ingiusto.Una Federazione dovrebbe aiutare gli atleti a praticare il proprio sport, non costruire ostacoli burocratici che li allontanano.

Io continuerò ad allenarmi, continuerò a nuotare, Continuerò a pedalare e continuerò a correre perché il triathlon continuerà sempre a far parte della mia vita. Ma mi auguro che chi oggi ha il compito di guidare questo movimento trovi il coraggio di riflettere perché il problema non riguarda soltanto Alberto Ceriani, domani potrebbe riguardare qualsiasi altro atleta con disabilità. Lo sport inclusivo non si misura con gli slogan, ma con la possibilità concreta di permettere a ogni atleta di essere se stesso.

Alberto Ceriani


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COMMENTI
Esempio
26 luglio 2026 09:21 Arrivo1991
Persone così, sono straordinarie. Esempio per tutti !

Sii chiaro
26 luglio 2026 10:09 Pinabellato60
Molto interessante tutta la storia sportiva e quanto vi ruota attorno ma queste nuove regole che ti escludono quali sono?
Perché non lo scrivi?

Complimenti
26 luglio 2026 10:29 frankie56
innanzitutto complimenti per quel che riesci a fare, ma, quando puoi e confidando nella ospitalità di TBW, dovresti spiegare meglio perchè ti viene impedito di partecipare ad alcune gare. Seguo, quando ne ho la possibilità, qualche gare di paraciclismo, ed ho già sentito lamentele di alcuni atleti/e ruguardo all'inserimento a questa o quella categoria in base al grado di disabilità. Resta comunque il fatto, che ogni volta che torno a casa dopo aver visto gareggiare persone che mai avrei pensato fino a qualche anno fa, che fosse possibile ottenere certe prestazioni. Ad esempio, qualche domenica fa, a Cesano Maderno, i primi atleti viaggiavano quasi a 40 di media sotto un sole africano, ed in un percorso cittadino pieno di curve e di conseguenza pieno di ripartenze. Quindi, se spieghi quali sono i paletti messi in piedi dall'apparato burocratico del movimento, sarebbe utile per capire il tuo pensiero. Intanto ti faccio gli auguri per una buona stagione e continua a divertirti. Ciao.

Una spiegazione
26 luglio 2026 17:29 Robycar
Sono Roberto, una delle guide di Alberto.

Alberto è regolarmente tesserato FITRI e avrebbe gareggiato nel pieno rispetto delle norme previste per gli atleti non vedenti, utilizzando il tandem nella frazione ciclistica e la guida nelle altre frazioni. Il problema, quindi, non era il tesseramento né il rispetto delle regole tecniche da parte nostra. A impedirci la partecipazione è stata una specifica disposizione del Regolamento Tecnico Paratriathlon FITRI, secondo la quale gli atleti della categoria PTVI, cioè gli atleti ipovedenti e non vedenti, possono partecipare esclusivamente alle gare di Paratriathlon Open o alle competizioni espressamente dedicate al paratriathlon. Questo significa che, anche se una gara del calendario FITRI è perfettamente affrontabile da un atleta non vedente con la propria guida e il proprio tandem, la partecipazione non è consentita se quella manifestazione non è stata qualificata come Paratriathlon Open o dedicata ai paratriatleti. È proprio questa norma che mi ha impedito di prendere parte ai triathlon di Lecco e di Como. Una regola che non nasce da una mia mancanza di requisiti, ma da una limitazione regolamentare che impedisce agli atleti non vedenti di iscriversi a gran parte delle gare federali, indipendentemente dalle loro capacità, dalla loro esperienza e dalla presenza di tutte le condizioni necessarie per gareggiare in sicurezza. (fitri.it)

La gara di Como, in passato, è stata già affrontata ben 3 volte da Alberto. Ma questa volta non c’è stato nulla da fare.

La Fitri ha detto che potevamo andare a Bracciano, dove c’era uno sprint omologato, ma come potete ben immaginare la trasferta è decisamente complicata.

Risposta da parte di Alberto
26 luglio 2026 17:44 Robycar
Io e la mia guida eravamo regolarmente tesserati FITRI e avremmo gareggiato nel pieno rispetto delle norme previste per gli atleti non vedenti, utilizzando il tandem nella frazione ciclistica e la guida nelle altre frazioni. Il problema, quindi, non era il tesseramento né il rispetto delle regole tecniche da parte nostra. A impedirci la partecipazione è stata una specifica disposizione del Regolamento Tecnico Paratriathlon FITRI, secondo la quale gli atleti della categoria PTVI, cioè gli atleti ipovedenti e non vedenti, possono partecipare esclusivamente alle gare di Paratriathlon Open o alle competizioni espressamente dedicate al paratriathlon. Questo significa che, anche se una gara del calendario FITRI è perfettamente affrontabile da un atleta non vedente con la propria guida e il proprio tandem, la partecipazione non è consentita se quella manifestazione non è stata qualificata come Paratriathlon Open o dedicata ai paratriatleti. È proprio questa norma che mi ha impedito di prendere parte ai triathlon di Lecco e di Como. Una regola che non nasce da una mia mancanza di requisiti, ma da una limitazione regolamentare che impedisce agli atleti non vedenti di iscriversi a gran parte delle gare federali, indipendentemente dalle loro capacità, dalla loro esperienza e dalla presenza di tutte le condizioni necessarie per gareggiare in sicurezza. (fitri.it)

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