Martin Marcellusi di anni ne ha 26, è nato nel 2000 e corre per la Bardiani–CSF–Faizanè 7 Saber. Ieri ha pedalato sulle strade del Lazio, le stesse che lo hanno visto crescere davanti a familiari e amici, in una giornata carica di emozione che non ha però portato il risultato che tutti attendevano: la prima vittoria da professionista.
La storia di Marcellusi ha radici semplici e sincere: la passione per la bici è stata trasmessa dal padre, cicloamatore, mentre lo scatto decisivo verso l’agonistica è arrivato osservando il fratello. «La mia passione per il ciclismo è nata soprattutto grazie a mio padre che faceva il cicloamatore - ha raccontato il romano ieri ad Anguilla Sabazia -. E poi, diciamo che la spinta maggiore è arrivata da mio fratello che ha cominciato qualche settimana prima di me a correre in bici e io l'ho preso come esempio. Questo è stato il mio inizio».
Dopo gli anni da under nella Mastromarco Sensi Nibali, Marcellusi è approdato alla Bardiani, dove ha trovato un ambiente attento alla crescita dei giovani corridori. Qui ha affinato caratteristiche e mentalità: sprint misurati, senso della corsa e la pazienza che serve quando le vittorie tardano ad arrivare. I piazzamenti importanti non sono mancati: secondo al Trofeo Piva e al Trofeo Serra Tramuntana, e poi quest’anno un podio di grande impatto mediatico con il terzo posto alla quindicesima tappa del Giro d'Italia con arrivo a Milano.
Molti atleti scelgono un modello a cui ispirarsi, e per Marcellusi quel riferimento è stato Peter Sagan. «Il mio corridore del cuore e quello a cui mi sono ispirato maggiormente, è sempre stato Sagan, è sempre stato il mio idolo. Nei primi anni da ciclista sognavo di essere un corridore come lui e ancora oggi è il corridore che in assoluto mi è piaciuto di più», ha detto. Il paragone non è casuale: Sagan è stato maestro nelle corse d’un giorno e nell’imprevedibilità esuberante che spesso decide le volate; Marcellusi ambisce a portare una parte di quella creatività nelle sue gare.
Ieri correre su quelle strade che conosce da quando era bambino con il GP del Lazio è stato un momento di ritorno a casa. La presenza di parenti e amici lungo il percorso ha dato al giovane romano una carica emotiva che però non è bastata a trasformare l’impegno in trionfo. Nonostante ciò, l’atteggiamento di Marcellusi resta deciso e concreto: sa che la vittoria è questione di tempo e di maturazione. «Ieri abbiamo corso sulle strade di casa, è sempre un'emozione particolare, soprattutto perché ci sono amici e parenti lungo tutto il percorso, quindi è una motivazione in più per cercare di raccogliere qualcosa di positivo».
E sul desiderio di vincere, il suo orizzonte è aperto: «Se c'è una gara in cui mi piacerebbe vincere un giorno? Per il momento tante e nessuna. Adesso per me qualunque vittoria sarebbe importante ma ancora non è arrivata. Diciamo che andrebbe bene vincere ovunque, l'importante è solo cominciare a vincere».
Per Martin Marcellusi la traiettoria è chiara: crescere, imparare e trasformare i molteplici piazzamenti in un successo concreto. La Bardiani gli offre il contesto, la famiglia e gli amici lo sostengono dalla strada; a mancare, finora, è stato soltanto quel primo, fondamentale traguardo. Ma la sensazione è che quella vittoria tanto cercata, non tarderà a comparire.
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.