MITO VAN IMPE. 50 ANNI FA IL TRIONFO AL TOUR, ORA UNA FESTA FANTASTICA, UN LIBRO, MILLE RICORDI E... GALLERY

NEWS | 22/07/2026 | 08:35
di Aldo Peinetti

Non ce ne voglia il Liga, ma il suo bar Mario – dove prima o poi ci si vede - passa in secondo piano rispetto all’Octopus, luogo sacro che in questi giorni è vestito di giallo. Non potrebbe essere altrimenti, nulla di artefatto per pigiare deciso sull’acceleratore dell’enfasi mediatica: siamo ad Erpe-Meer, dal bancone che spilla a ripetizione birra Jupiter si scorge spesso e volentieri la sagoma del local hero Lucien Van Impe, non solo per le doverose interviste all’ultimo belga (fiammingo) che ha vinto la Grande Boucle.


A metà tra la ricorrenza dello storico successo nel 1976 e l’approdo del Tour in due salite simbolo dell’epopea del sei volte leader degli scalatori, Orcieres-Merlette e Alpe d’Huez, ci pensa Filip Ossealer, biografo ufficiale, scenografo e curioso della vita, a riportarci a quella torrida estate in cui il “piccolo uomo d Mere” forse capì pienamente che lui, cresciuto con cinque fratelli in un pub popolare, avrebbe rinunciato in toto a far fortuna come musicista.


Il grande sogno lo riversò sullo strumento delle pedivelle, “tra vittorie eclatanti nella Golden Era merckxiana ma anche in occasioni mancate” – chiarisce Osselaer, che nel suo libro indulge il giusto sulla personale sfera dei ricordi... vale a dire realizzando un racconto biografico senza accenti sensazionalistici. Una personalissima Madeleine in cui il mito Lucien ha fatto convivere la storia del 1976: «Questa è la storia del 1976. La storia del mio anno. L’anno della mia estate meravigliosa e torrida. L’estate meravigliosa e torrida di un anno iniziato nel freddo e nell’umidità. Con le strade allagate a Ruisbroek e Re Baldovino che — in stivali di gomma — confortava la profonda disperazione degli abitanti del villaggio».

Gustosissima la serie di reminiscenze musicali: «”Willempie”, successo enorme arrivato ben prima dell’estate, durante il Carnevale di Aalst e presente ogni giorno in TV: In estate arrivarono altre canzoni dai testi ancora più bizzarri: «Zoetemelk era troppo pigro per pedalare in testa. E stando in scia, Lucien si è preso la maglia gialla». Fu, ancora, la stagione di Jan Wauters alla radio: «un uomo che ho visto lavorare accanto a me in montagna per tutti quegli anni. E di Fred De Bruyne in televisione: una persona diventata amica durante le tante gare vissute insieme. Oppure, uscendo ancora dal confine ciclistico, “di pesche succose comprate al negozietto: "Da Maria", per frutta e verdura. Il posto giusto».

Per non dire del Café Van Impe Sport, il famoso “bar Mario” che in questi giorni ha un’aura specialissima. Tra maglie e altri cimeli, almeno tre volte alla settimana ci trovi lui, Lucien, per il quale Orcieres evoca la prima sua vittoria al Tour, nel 1972 (2º Agostino e 3°, udite udite, Merckx), avvicinata dalla piazza d’onore, sempre a Merlette, alle spalle di Ocaña. Quattro anni dopo, il secondo posto nella nona tappa all’Alpe d’Huez rappresentò il primo pilastro su cui poggia la vestizione della maglia a Parigi, esattamente mezzo secolo fa. Davanti a chi? A Zoetemelk, quello della canzoncina. In quel lasso di tempo, e poi dopo, anche sulle strade del Giro, Van Impe affermò il proprio nome sulla grande ribalta, nella consapevolezza (in buona compagnia) di quanto potesse essere ingombrante il mito di Merckx. «Ha sempre riconosciuto a pieno la grandezza inarrivabile di Eddy, con il quale esiste un legame intenso e duraturo, si sentono anche due volte per settimana. Lucien ha solidi ancoraggi come la famiglia e gli amici, non è mai cambiato ed è questo che percepisco nelle presentazioni del libro» aggiunge Ossealer.

C’è gratitudine, diventata festa sabato 18 per le strade di Meer, tra carri allegorici, giro su auto scoperta e complesso bandistico: «Van Impe ha il merito di non essere stato geloso delle proprie affermazioni, ha realizzato il sogno anche di chi in bici neanche ci va o che di certo non dispone del dono di scalatore ispiratosi a Bahamontes (il quale in Navarra notò quel giovane fiammingo che gli assomigliava come “grimpeur”, ndr)».

La chiosa del biografo, cimentatosi anche con De Vlaeminck e Remco, è riflessione singolare: «Lucien, con il suo unico Tour vinto, incarna anche l’esempio di quanto nella vita si possa fare una cosa alla grande anche una sola volta. Per noi che ancor oggi lo amiamo è fondamentale quel messaggio». 


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COMMENTI
Brividi
22 luglio 2026 08:41 Ale1960
Che bellissimi ricordi! Che scalatore fantastico!

1983
22 luglio 2026 10:17 Aleimpe
Vinse una tappa del Giro 1983 a Pietrasanta.

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