Tadej POGACAR. 10 e lode. I Giganti sanno anche soffrire e oggi Taddeo soffre. Tante gambe, ma anche tanta testa, tanta voglia, tanta garra…: che “panache”. Cose da campioni assoluti, che il fuoriclasse sloveno ci ha abituato ad apprezzare da quando è comparso sul pianeta ciclismo, sconvolgendolo, ribaltandolo, con azioni al limite della comprensione, spostando i limiti costantemente più in là. Vince stringendo i denti, perché l’andatura di Vingo non è turistica, ma dolorosa e soffocante, a tratti insopportabile. Solo un campione della sua grandezza sa tirare fuori da tanto dolore la gioia e la forza di fare un lavoro che è l’esaltazione della sofferenza e della determinazione: della volontà. Oggi li abbiamo visti, uno ad uno. Tutti si sono superati, dando dimostrazione ancora una volta del perché amiamo questo sport. Perché loro, i corridori, ce lo fanno amare, offrendoci uno spettacolo che si lascia raccontare come nessun altro, perché nessun altro sport sa raggiungere queste vette d’intensità che si fanno emozione. Grazie Tadej, grazie tutti! Quarto successo di tappa per Tadej, il 25° qui al Tour, il numero 17 in questa stagione, in 30 giorni di competizione. Il numero 125 in carriera. Numeri che non dicono tutto di questo campione, ma ci aiutano a capire.
Isaac DEL TORO. 9. Fatica come pochi, si stacca di continuo, ma non molla, non china la testa, anzi la alza nel finale, per ottenere un secondo posto dopo una corrida pazzesca, dove il Toro non muore, neanche alle cinque della tarda.
Paul SEIXAS. 10. Cosa si può dire se non alzarsi in piedi e applaudire. Signori, questo è il nuovo che avanza pedalando. Il più giovane interprete del Tour si prende la scena, quasi tutta, molta, tantissimo: ed è destinato ad occuparla. Tutta.
Jonas VINGEGAARD. 8. Non si accontenta e non si accontenterà. Guai a sottovalutarlo. Guai a darlo per ferito. Guai a darlo per morto. Ha una resistenza morale infinita e fin quando ci sarà strada, statene pur certi, il danese lotterà a viso aperto, da pari grado con chi pare essere un gradino sopra.
Remco EVENEPOEL. 10. Perde, ma c’è modo e modo. È chiaro che è una sofferenza continua, ma il belga è continuamente lì, con la lucidità di chi è consapevole della propria forza e, soprattutto, dei propri limiti. Potrebbe prendere una barcata infinita, invece per un po’ rema, poi risale con grande efficacia anche la corrente contraria. Esemplare.
Juan AYUSO. 6. È nato per le corse a tappe, per essere un leader, ha dalla sua la giovane età, ma si trova ad essere minacciato da tanti. È chiaro che anche lui lotta come un leone, ma lui si sente gazzella e c’è chi va molto più veloce di lui. Perde la maglia bianca.
Florian LIPOWITZ. 7. Il tedesco è un diesel che non perde colpi e oggi non perde ruote, ma alla fine deve prenderne atto: Remco va come lui.
Richard CARAPAZ. 7. Lotta come un gladiatore, purtroppo oggi si trova un branco di leoni affamati nell’arena.
Tobias JOHANNESSEN. 7. Corsa d’attacco, dall’inizio alla fine. Da applausi.
Mattias SKJELMOSE. 6. Perde ruote e guadagna una posizione in classifica generale.
Lenny MARTINEZ. 5. Oggi sofferenza pura, nel finale non c’è.
Tom PIDCOCK. 5. Ha il merito di provarci anche oggi, ma non tutti i giorni è domenica: infatti è domani. Oggi perde in un sol colpo cinque posizioni in classifica generale.
Sepp KUSS. 7. Oggi torna a recitare il proprio ruolo, portando in zona sparo Vingegaard. La Visma trova l’uomo in più nella settimana decisiva.
Davide PIGANZOLI. 6,5. Anche oggi il solito grande lavoro e si conferma il migliore dei nostri: è 16°.
Nicolas PRUDHOMME. 8. Grandissimo lavoro per Seixas. Come del resto Tiesj Benoot. Oggi alla Decathlon va un enorme 8.
Anders JOHANNESSEN. 7. Si sacrifica alla causa del fratello gemello Tobias. Un grande lavoro, per tutto il giorno, poi ai piedi della salita finale lascia là davanti i quattro battistrada.
Ben HEALY. 6,5. Va all’attacco subito, entra nella fuga dei sei con Carapaz, i fratelli Johannessen, Valentin Paret-Peintre e Rubio. Tira come un ossesso l’irlandese per l’ecuadoriano e poi ai – 31, lo lascia dopo aver finito il lavoro, sfinito.
Jasper PHILIPSEN. 6,5. Il traguardo volante era subito dopo la partenza. Come ieri se lo porta a casa lui, e come ieri alle sue spalle passano Pedersen (Lidl-Trek), Kanter (XDS Astana) e Girmay (NSN).
Ramses DEBRUYNE. 17. Il giovane corridore della Alpecin Premier Tech, non parte. Fermato da un feroce attacco febbrile. Per lui brividi di freddo nella “canicule”.