Mathieu VAN DER POEL. 10 e lode. Non lo scopriamo certamente oggi, ma una volta di più fa vedere a tutti cosa significa essere fuoriclasse. Inizio di Tour difficile, non come avrebbe voluto. Carbura dopo una settimana e si palesa al mondo tirando due magistrali volate a Philipsen, che le perde entrambe. Oggi si mette in proprio e fin dal primo chilometro fa capire a tout le monde quale sia la sua intenzione. Fa il diavolo a matto per portare via la fuga, tira come un ossesso e con l’ossessione di non farcela ce la fa. È una corsa di resistenza. Trasforma una tappa del Tour in una classica di rango e non se la fa fuggire: e sono tre le vittorie alla Grande Boucle, 61 in carriera. Strapotere al potere. In questo ciclismo di fenomeni il Tour saluta uno dei suoi più formidabili interpreti.
Tobias JOHANNESSEN. 8. Il 26enne norvegese della Uno-X entra nella fuga giusta e per poco non fa il colpo. Chiaro, vince Van der Poel, ma arrivare alle sue spalle è un successo. Non meno importante, guadagna qualcosa in classifica generale. Fa saltino di due posizioni: ora è 11°.
Tom PIDCOCK. 5. Fa una corsa d’attacco, si vede che ha voglia di far vedere qualcosa di buono e lo fa vedere chiaramente. Nel finale ha l’occasione per contendere la vittoria all’olandese, ma arriva con le gambe in croce.
Alex BAUDIN. 6,5. Il 25enne di Albertville sta correndo un Tour di assoluto livello e anche oggi dimostra di avere una condizione da Tour.
Filippo GANNA. 8. Regola il gruppo degli inseguitori, dopo che nella prima ora assieme a Pidcock e Van der Poel ha provato in tutti modi a portare via la fuga. Insomma, si fa vedere, si fa inseguire e non si fa desiderare, perché lui c’è sempre. Protagonista in una vera tappa da Tour: non è da tutti.
Mads PEDERSEN. 7. Ad un certo punto accarezza anche il sogno della vittoria di tappa, ma i suoi si muovono forse un po’ troppo tardi. In ogni caso oggi porta a casa punti e rimette un po’ di distanza tra lui e gli altri. Lotta per la maglia verde: lui a quota 268, Girmay 223, Merlier 213.
Michael MATTHEWS. 6,5. Guarda chi si rivede! Resta là con i migliori e se c’è da fare una volata, alla fine con i migliori ci resta.
Tadej POGACAR. 7. Ormai lo attaccano di continuo, non in corsa, ma in tivù. Arrivano a gridare allo scandalo, alla sommossa: ma come, perché la Uae Emirates tira così? Perché non lascia andare via la fuga? (un ottimo modo davvero di pubblicizzare il nostro sport e far capire a tutti che ai loro tempi, quelli di quando correvano i nostri valorosi opinionisti, le corse erano un accordo continuo: insomma, una vera figata). Se vincono anche oggi è giusto che martedì non si presenti nessuno al via! E via di questo passo, con un grande senso dello sport e della sportività che per questi è messa in serio rischio. E spiegare, invece, molto banalmente che il team emiratino magari voleva solo tenere un’andatura elevata per far accumulare al gruppo stanchezza, per rendere dura la vita ai Visma e non solo a loro? Che il Tour sia una corsa di resistenza e di fatica non è una novità, e che anche nelle tappe insignificanti si può sempre provare a fare qualcosa in vista di…, anche. E che a maggior ragione quando le tappe sono più corte (come oggi, ridotta da 188 a 155 km) e domani c’è il primo giorno di riposo, forse non è uno scandalo tenere alta l’andatura per costringere tutti a tenere la gamba in tiro, anche. E dire che certe cose non andrebbero nemmeno spiegate, ma dovrebbero spiegarle loro a tutti noi.
Egan BERNAL. 6,5. Un passettino in avanti, ora è 10° in classifica generale. Egan c’è!
TOUR. 9. Pensatela come volete, ma qui si pratica un altro sport, qui c’è il meglio e si vede. Lo si è visto oggi, per come hanno corso una tappa apparentemente non influente per la classifica, ma che i corridori hanno interpretato con un agonismo che difficilmente si vede in altri Grandi Giri. Andiamo al riposo con questi vincitori: 1a tappa: Visma; 2a tappa: Isaac del Toro; 3a tappa: Tadej Pogacar; 4a tappa: Mads Pedersen; 5a tappa: Olav Kooij; 6a tappa: Tadej Pogacar; 7a tappa: Tim Merlier; 8a tappa: Tim Merlier; 9a tappa: Mathieu van der Poel. Ma di che parliamp?