PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 12/07/2026 | 09:12
di Aldo Peinetti

Alla fenomenologia… del fenomeno Pogacar, già ieri sul sito della rosea, Ciro Scognamiglio aveva dato un approfondito contributo interpretativo. “Tadej è arrivato a 15 successi su 22 giorni di competizione nel 2026. Inarrestabile. Già al Mondiale di Kigali si era presentato al via da campione in carica e la cavalcata dell’anno prima a Zurigo era stata leggendaria: 100 chilometri di fuga, 51,5 da solo”. Disarmante quanto sottolineato dalla Gazzetta, che sulla versione cartacea (“Il piano di Jonas”) supporta le speranze di Vingegaard affinchè questo Tour non sia già archiviato anzitempo.


Sulle pagine del Corriere, Marco Bonarrigo dà spunto al titolista per lodare Merlier e fustigare la pattuglia italiana, “ancora nell’anonimato”. E poi c’è la fornace in cui si corre: “Già belli cotti dopo le sfu­riate di Poga­car su ogni col­li­netta pre­sente sul per­corso, i par­te­ci­panti al Tour adesso devono veder­sela con il caldo «ecce­zio­nal­mente intenso» (fonte Meteo France) che sta scio­gliendo gli asfalti del cen­tro del Paese e mol­ti­pli­cando i foco­lai di incen­dio”. 


Se, su Il Giornale, Pier Augusto Stagi ricorda le parole autoconsolatorie di Mago Mer­lier («Ho vinto due volate su tre, sono felice nono­stante l’eli­mi­na­zione del Bel­gio ai Mon­diali»), è Giovanni Battistuzzi sul Foglio Sportivo a spostare le lancette del tempo agli albori del Tour: quando il Massiccio Centrale era stato scoperto da un certo Monsieur Edgard Phi­lippe Mon­cut, la cui esplorazione di tutte le vette transalpine fu di grande ispirazione per un certo Henri Desgrange.

Leggendo l’Equipe, la varietà di spunti di interesse - come sempre- confluisce non solo in fatti meramente agonistici, chè il Tour è il Tour. Il lettore si imbatte in una singolare  descrizione delle patate alla salardaise di cui parla l’inviato di punta Alexandre Roos: per la cronaca si fanno saltare in padella con grasso d’oca. Non propriamente cibo light consigliato con la canicule. Poi, tanto per gradire, un articolo che cela forse un pò di perfidia nei confronti dei cugini belgi, già attapirati dalla sconfitta della nazionale calcistica. Ultima volta in cui un belga vestì la maglia gialla: 50 anni fa, era Lucien Van Impe.

GAZZETTA DELLO SPORT
IL PIANO DI JONAS
Non dite a Jonas Vingegaard che il Tour è già finito. La maglia rosa in carica non ci sente da quel l’orecchio, e le parole più recenti lo confermano: «Sul Tourmalet non credo di avere avuto una cattiva giornata. Pogacar è stato più forte di me e devo accettarlo. Non mi arrendo, continuo a crederci. La strada che ci porterà a Parigi è ancora lunga». Anche al traguardo di Bergerac – che ha salutato la seconda vittoria consecutiva di Tim Merlier in volata – i due grandi rivali si sono marcati a uomo. Pogi, sempre in maglia gialla, ha chiuso in gruppo, 49°. Il danese, 2° in classifica a 2’42”, 51°: tra i due, Edoardo Affini, uomo di fiducia di Vingeagaard. La Boucle domani si fermerà per il primo dei due giorni di riposo, intanto la bilancia pende nettamente dalla parte del campione del mondo. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA
MERLIER RESTA IMBATTIBILE IN VOLATA. POGACAR PENSA ALLE PROSSIME SALITE. GLI ITALIANI NELL'AMONIMATO
Già belli cotti dopo le sfu­riate di Poga­car su ogni col­li­netta pre­sente sul per­corso, i par­te­ci­panti al Tour adesso devono veder­sela con il caldo «ecce­zio­nal­mente intenso» (fonte Meteo France) che sta scio­gliendo gli asfalti del cen­tro del Paese e mol­ti­pli­cando i foco­lai di incen­dio. Oggi per la prima volta nella sto­ria della Grande Bou­cle il trac­ciato della nona tappa da Male­mort a Ussel, Nuova Aqui­ta­nia, è stato ridotto da 185 a 155 chi­lo­me­tri tagliando le zone più a rischio. L’ora­rio di par­tenza è stato spo­stato in avanti, mol­ti­pli­cate anche le misure per impe­dire che cicli­sti e pub­blico vadano in ebol­li­zione: «Tutta la regione è stata clas­si­fi­cata come zona rossa dal Governo — ha spie­gato il boss dell’orga­niz­za­zione Chri­stian Pru­d­homme — e ridurre i rischi per atleti e pub­blico è l’unica solu­zione respon­sa­bile. Quando l’ho comu­ni­cato a Poga­car, mi ha rin­gra­ziato a nome di tutta la caro­vana. Stiamo facendo sforzi enormi con­tro il cam­bia­mento cli­ma­tico, distri­buiamo due milioni di ber­retti agli spet­ta­tori per pro­teg­gerli da sole e 450 chili di ghiac­cio al giorno ai cor­ri­dori». (Marco Bonarrigo)

IL GIORNALE
PER MAGO MERLIER UN'ALTRA VOLATA VINCENTE 
Spe­rava di festeg­giare il pas­sag­gio del turno del suo Bel­gio, ma alla fine Tim Mer­lier ha dovuto ancora una volta inven­tarsi qual­cosa per tirarsi su il morale. E visto che è tipo veloce, Mago Mer­lier ha tirato fuori dal cilin­dro l’enne­sima volata vin­cente. Tre volate, due vit­to­rie per il ragazzo della Sou­dal Quick-Step (la quinta in car­riera al Tour). «Ho vinto due volate su tre, sono felice nono­stante l’eli­mi­na­zione del Bel­gio ai Mon­diali», spiega Mer­lier, l’uomo invi­si­bile, che senza treno fa tutto da solo. (Pier Augusto Stagi)

IL FOGLIO
IL MASSICCIO CENTRALE IGNORATO
Monsieur Edgard Phi­lippe Mon­cut era un ricco signore che non ha mai avuto biso­gno di lavo­rare e pro­prio per­ché non ha mai avuto biso­gno di lavo­rare è stato tra i pio­nieri di qual­siasi cosa. Almeno in Fran­cia. Aveva rea­liz­zato una mappa con tutti i prin­ci­pali sen­tieri di Alpi e Pire­nei, tutti da lui per­corsi in due anni, che il Club alpino fran­cese non era ancora stato creato (lo com­pletò nel 1870, il Caf venne fon­dato due anni dopo, nda). Nel 1880 com­pletò la sca­lata delle prin­ci­pali vette di Fran­cia, Sviz­zera e Ita­lia (e alcune vie por­tano ancora il suo nome, nda). Nel 1890 aveva com­ple­tato l’esplo­ra­zione della Fran­cia in bici­cletta, pub­bli­cando un libret­tino, Cher­cher la route, che Henri Desgrange, l’uomo che si inven­terà tre­dici anni dopo il Tour de France con­si­derò a lungo “uno dei testi guida che ispirò la crea­zione della corsa”. (Giovanni Battistuzzi)

L’EQUIPE
RISPARMIO ENERGETICO
Oltre al caldo soffocante, simile a quello di un forno, e all'aria rovente che stringeva loro la gola, i corridori hanno dovuto affrontare la visione del Périgord: una regione in piena atmosfera vacanziera, costellata di castelli e magnifici borghi dalle case in pietra color ocra e dai tetti spioventi, tutti adagiati lungo la Dordogna e i suoi affluenti, dove la gente sguazzava nell'acqua o scivolava sulla corrente a bordo di canoe. Il gruppo ricordava una mandria stremata dall'ondata di calore, incitata dalla folla mentre avanzava verso i pascoli estivi; gli spettatori cercavano un po' d'ombra o, in mancanza d'altro, si sottoponevano all'esperienza di arrostire come patate alla sarladaise in quella gigantesca pentola a pressione. (Alexandre Roos) 


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COMMENTI
Calura
12 luglio 2026 11:27 andy48
La calura e' ormai la protagonista principale del Tour. Che noia! In Francia ha sempre fatto caldo in estate: picco di 43,2 gradi nel 1983, di 43,1 nel 2003, di 45,9 nel 2019. Che sia in atto un cambiamento climatico e' quasi certo, ma non esageriamo per alimentare le posizioni ideologiche di gente come la Greta.In seconda battuta, che senso ha fare tappe di 180km sotto il sole, nell'assoluto nulla agonistico, solo per arrivare ad una volata? Che si riducano queste tappe a 80-90 km, volata e tutti in albergo.

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