“Ora ci siamo” - si dicevano i telespettatori quando i battistrada sono usciti dal paravalanghe che precede la località turistica di La Mongie. Ed in piena ascesa al Tourmalet si è pure ricreato un contrasto: l’osmosi che circonda pubblico e corridori da una parte e la solitudine del Campione all’ennesima recita d’autore. Un’esecuzione perfetta, per rifarsi a quanto scritto da Pier Bergonzi su Gazzetta dello Sport: “Il Mozart della bici fa l’uomo solo al comando. Salieri insegue come può e un gruppo di coristi cerca di stare a galla dietro ai duellanti. È la sintesi del primo tappone di questo Tour de France, anzi delle ultime edizioni della corsa gialla. Chi pensava (sperava?) che Tadej Pogacar non uccidesse nella culla il Tour sui Pirenei non lo conosce abbastanza”.
Sui quotidiani di oggi lo spazio dato all’impresa pogacariana è commisuratp alla grandezza di un imperatore del pedale abituato a incidere sulla personale stele i luoghi delle battaglie stravinte. Quando la rosea spiattella lì il titolo “Un uomo solo al comando” è tutto dire. Marco Bonarrigo, per il Corriere della Sera, ama la dovizia dei dettagli: scopriamo nel suo pezzo che Pogacar ha posato il proprio materasso rinfrescante sul letto di una camera da 96 euro a notte, un tre stelle, almeno qualcosa di semplice nel mondo dello sloveno.
Parte dai numeri ma va presto al punto Cosimo Cito su Repubblica, spiegando come il nuovo record di scalata al Tourmalet(43’12”) sia la fotografia di quanto successo. Pogacar “potrebbe aver mandato in archivio con 15 tappe d’anticipo il Tour de France”.
Bentornata a Daniela Cotto de La Stampa, che ribadisce: “Siamo solo alla sesta tappa del lungo percorso sulle strade francesi, ma la corsa pare già segnata. Il marziano, il fuoriclasse che vive per pedalare e superare i limiti, colpisce ancora”. Dove vuole arrivare Taddeo? Ce lo spiega su Il Giornale Pier Augusto Stagi: “Lo sloveno stupisce ancora una volta, una volta di più, dando la chiara impressione che non siamo ancor arrivati allo Zenit, a vedere la versione migliore di Tadej Pogacar”. All’Equipe, infine, nel giorno di festa per la vittoria calcistica sul Marocco, tutta la potenza evocativa di un’immagine a corredo del pezzo, aulico il giusto con un’introduzione dove trovano spazio anche le frizioni surriscaldate, di Alexandre Roos: il quotidiano sportivo transalpino titola “Via libera” e la grande foto ritrae lui, Pogacar, lanciato in solitaria nella discesa del Tourmalet. Fuga alla Mozart.
GAZZETTA DELLO SPORT
UN UOMO SOLO AL COMANDO
Se la sentiva. Al punto che «al bus, mercoledì pomeriggio, non abbiamo fatto altro che parlare di questa tappa». Al punto che «al mattino mi sono svegliato presto, alle 7 già pensavo a ciò che sarebbe potuto succedere. Stavo diventando matto, ero eccitato». E allora non c’è troppo da sorprendersi: Tadej Pogacar sforna capolavori in serie anche quando improvvisa, figuriamoci se comincia a rifletterci un po’ prima e si mette davvero in testa di fare qualcosa di enorme. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
POGACAR IN ASCENSORE, UNA SCALATA DA RECORD. «DOVEVO SPINGERE FINO A SCOPPIARE»
Dice di essersi svegliato alle sette del mattino, troppo carico per oziare ancora nella cameretta del tre stelle da 96 euro a notte di Pau. Aggiunge che non vedeva l’ora di montare in bici, di realizzare il piano di battaglia concordato con i compagni la sera prima, riassunto dal belga Wellens con uno «spacchiamo tutto». Tadej Pogacar ieri ha deciso di uccidere il Tour e c’è riuscito benissimo.
Sotto forma di statua d’acciaio installata sulla vetta del Tourmalet, Octave Lapize è tra i testimoni oculari dell’omicidio. Lui che nel 1910 salì per primo in vetta al mostro dei Pirenei, ha visto la Emirates dettare un ritmo infernale già sul Col d’aspin e a 4.800 metri dalla vetta ha inquadrato Del Toro lanciare il capitano Pogi, Vingegaard arrendersi dopo sole tre pedalate e lo sloveno eclissarsi in discesa. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
LA VERITA ’SUL TOURMALET, POGACAR GIA’ PADRONE
VINGEGAARD STACCATO
In tre anni il Pogacar di oggi ha dato 2’23” al Pogacar del 2023. Il record di allora(45’35”) di scalata al Tourmalet, condiviso con Vingegaard, è stato polverizzato da Tadej nel pomeriggio che potrebbe aver mandato in archivio con 15 tappe d’anticipo il Tour de France. 43’12” per completare la salita più storica della Grande Boucle, 17,7 km al 7% con dislivello di quasi 1300 metri. (Cosimo Cito)
LA STAMPA
MAGIA POGACAR, DOMINA SUL TOURMALET
Vittoria mozzafiato. Tadej Pogacar sceglie il Tourmalet, la salita simbolo dei Pirenei, per prendere il controllo del Tour de France. A 42 chilometri dall'arrivo spinge da solo. Fa il vuoto e taglia il traguardo a Gavarnie-Gevre (123° successo in carriera) con la consapevolezza che la conquista della Grande Boucle - quinto successo e record che lo proietta nella storia con Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain-, è ad un passo.
Fa l'inchino, sorride e indossa la maglia gialla davanti al presidente Macron. Siamo solo alla sesta tappa del lungo percorso sulle strade francesi, ma la corsa pare già segnata. Il marziano, il fuoriclasse che vive per pedalare e superare i limiti, colpisce ancora. (Daniela Cotto)
IL GIORNALE
CASA POGACAR
Taddeo s’inchina davanti al Tour, ma è la Grande Boucle a fare altrettanto al cospetto di tanta maestosità. Lo sloveno stupisce ancora una volta, una volta di più, dando la chiara impressione che non siamo ancor arrivati allo Zenit, a vedere la versione migliore di Tadej Pogacar, che di anno in anno cresce, lasciando senza parole gli avversari, costringendo chi lo segue a trovarne di nuove. Anche il Tourmalet al suo cospetto appare più piccolo. Tadej e gli uomini della UAE Emirates passano il col d’Aspin di slancio. Hanno fretta di mettere le cose in chiaro, di mettere alla griglia un gruppo che è già provato dalla calura francese. (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
VIA LIBERA
Ogni pellegrinaggio al Tourmalet suscita lo stesso senso di meraviglia di fronte alla sua bellezza selvaggia: le vette rocciose, frastagliate e minacciose, che si ergono verso il cielo; la dolcezza dei pendii ammantati di un verde tenero e incontaminato; e quel velo di foschia da calore che, in questo giovedì, avvolgeva le cime circostanti in un'aura di misticismo. Il gigante dei Pirenei è un tempio in cui si ama tornare ogni estate: un luogo che ci fa sentire piccoli, ricordandoci la nostra natura finita e minuta, e dove custodiamo rituali rassicuranti: le eterne discussioni su quale versante sia il più duro o il più bello, i ricordi degli anni passati e l'odore di una frizione surriscaldata al termine di una discesa vertiginosa. (Alexandre Roos)
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.