”Non cerco record ma il divertimento”. Le parole rilasciate da Pogacar alla Gazzetta sono sincere, anche se contestualizzate nella lettura della tappa che ha portato in maglia gialla Torstein Traeen. Nelle dichiarazioni raccolte da Ciro Scognamiglio, il campione del mondo si sofferma anche sul valore delle battute d’arresto (“dalle sconfitte con Vingegaard al Tour ho tratto delle lezioni importanti”) e spende un endorsement nei confronti di Seixas (“ha un grande talento. Se continua a crescere, ha un futuro luminoso”).
Traeen si diceva. Il norvegese, nel segno di Haaland per cogliere un estratto del titolo di Corriere della Sera, è stato bravissimo nell’approfittare della volontà di Tadej, come annota Marco Bonarrigo “Impaziente di sbarazzarsi della maglia gialla, ieri nel caldo soffocante dell’occitania Tadej Pogacar si è guardato attorno per capire se a qualcun’altro interessasse rientrare sulla fuga a 25 che si era formata poco dopo il via da Carcassonne”.
Forse per un riflesso condizionato dal caldo torrido, di sicuro per solida cultura sportiva, Cosimo Cito di Repubblica non chiama solo in causa il paragone con il bomber della nazionale norvegese ma anche il super fondista Klaebo e le 41 medaglie del Paese nordico ai Giochi Invernali. “Remata vichinga anche al Tour” dà bene l’idea. A proposito di golfi marinareschi, è andata in porto, come descritto da Pier Augusto Stagi su Il Giornale, anche la prima fuga di questa Grande Boucle, “con la benedizione di sua maestà Tadej Pogacar e del rivale Vingegaard: giganti che si appunto sono riposati. Oltralpe, infine, L’Equipe offre con Alexandre Roos un’interessante riflessione sulla dimensione duale del ciclismo, plasticamente proposta dalla frazione di ieri. “Dopo essere stati spettatori impotenti di una gara che non li riguardava più – ridotti a semplice carne da cannone per la lezione di classe di Tadej Pogačar – questi fantastici guerrieri provenienti dall'«altro mondo» hanno finalmente fatto sentire la propria presenza tra Carcassonne e Foix, dando vita a una ribellione per contendersi la vittoria di tappa”.
GAZZETTA DELLO SPORT
POGACAR GUARDA AVANTI
Tutti a correre a controllare chi fosse stato l’ultimo ad andare in maglia gialla alla terza tappa del Tour de France – come Tadej Pogacar lunedì - e poi restarci fino alla conclusione. Ma il campione del mondo, come era lecito attendersi, ha consapevolmente scelto di lasciare il primato, e tutti gli obblighi protocollari che comporta: verso Foix, fuga da lontano in porto con doppia festa scandinava. Colpaccio del danese Mads Pedersen, e passaggio in vetta del norvegese Torstein Traeen. «Non mi sveglio ogni mattina pensando alla storia – spiega Pogi alla Gazzetta -. Penso semmai alla prossima sessione di allenamento, alla prossima tappa e a dare il massimo. Se ci si concentra troppo sui record, si rischia di perdere di vista ciò che permette di raggiungerli». (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
NORVEGIA SENZA FRENI, TRAEEN NEL SEGNO DI HAALAND
Non tirate voi, non tiro nemmeno io. Impaziente di sbarazzarsi della maglia gialla, ieri nel caldo soffocante dell’occitania Tadej Pogacar si è guardato attorno per capire se a qualcun’altro interessasse rientrare sulla fuga a 25 che si era formata poco dopo il via da Carcassonne. Incassati i no dei leader supremi Vingegaard & Evenepoel (figuriamoci se si fanno cuocere dal sole per lo sloveno che li bullizza da due giorni), Pogi si è messo provocatoriamente a trotterellare in fondo al gruppo, facendo anche la spola con l’ammiraglia per rifornire i colleghi di borracce e ghiaccioli, ricompensandoli così per i loro servigi. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
REMATA VICHINGA ANCHE AL TOUR
TRAEEN IN GIALLO, TAPPA BOLLENTE
E’ davvero un gran momento per lo sport norvegese. Anche nel ciclismo, dopo i trionfi di Klaebo e il clamoroso cammino di Haaland e compagni al Mondiale americano, è arrivata la Viking Row. Torstein Traaen, la nuova maglia gialla del Tour de France, corre in una squadra del suo Paese, la Uno-X, piccola fucina di talenti battente bandiera rossa con croce blu e bianca, la Norges Flagg, la stessa salita per 41 volte sul podio ai Giochi di Milano Cortina. Traeen ha anche una storia di rinascita: nel 2022 gli venne diagnosticato un tumore al testicolo grazie ad un controllo antidoping. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
TRAEEN IN GIALLO A SORPRESA, POGACAR E VINGEGAARD. 13' DI RITARDO AL TRAGUARDO
E come da programma, il quarto giorno “les géants se reposaient”, i giganti riposarono. Si fa per dire, perché i chilometri da percorrere non erano pochi (181) e la temperatura non era certamente da scampagnata di piacere (40°). Ieri, con la benedizione di sua maestà Tadej Pogacar e del rivale Vingegaard, arrivati al traguardo dopo 13 minuti, giunge a destinazione la prima fuga di questa edizione di Tour. Vittoria al danese Mads Pedersen (veste anche la maglia verde, ndc), il quale entra nella fuga di giornata dopo 3 Km e viene scortato dai compagni di squadra Simmons (2° sul traguardo) e Vacek (9°). (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
LA REVOLTE
Questa volta, tutti erano felici. Coloro che per due giorni avevano faticato nelle retrovie del gruppo – tra Barcellona e Les Angles – ieri hanno finalmente assaporato la ribalta. Dopo essere stati spettatori impotenti di una gara che non li riguardava più – ridotti a semplice carne da cannone per la lezione di classe di Tadej Pogačar – questi fantastici guerrieri provenienti dall'«altro mondo» hanno finalmente fatto sentire la propria presenza tra Carcassonne e Foix, dando vita a una ribellione per contendersi la vittoria di tappa. Questa fase iniziale del Tour de France mette in luce i due mondi che compongono il ciclismo moderno: mondi che convivono senza parlare la stessa lingua, spinti da due tendenze simultanee: una di progresso generale e globale, l'altra di crescente divario. (Alexandre Roos)
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