PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 08/07/2026 | 09:00
di Aldo Peinetti

”Non cerco record ma il divertimento”. Le parole rilasciate da Pogacar alla Gazzetta sono sincere, anche se contestualizzate nella lettura della tappa che ha portato in maglia gialla Torstein Traeen. Nelle dichiarazioni raccolte da Ciro Scognamiglio, il campione del mondo si sofferma anche sul valore delle battute d’arresto (“dalle scon­fitte con Vin­ge­gaard al Tour ho tratto delle lezioni impor­tanti”) e spende un endorsement nei confronti di Seixas (“ha un grande talento. Se con­ti­nua a cre­scere, ha un futuro lumi­noso”).


Traeen si diceva. Il norvegese, nel segno di Haaland per cogliere un estratto del titolo di Corriere della Sera, è stato bravissimo nell’approfittare della volontà di Tadej, come annota Marco Bonarrigo “Impa­ziente di sba­raz­zarsi della maglia gialla, ieri nel caldo sof­fo­cante dell’occi­ta­nia Tadej Poga­car si è guar­dato attorno per capire se a qual­cun’altro inte­res­sasse rien­trare sulla fuga a 25 che si era for­mata poco dopo il via da Car­cas­sonne”.


Forse per un riflesso condizionato dal caldo torrido, di sicuro per solida cultura sportiva, Cosimo Cito di Repubblica non chiama solo in causa il paragone con il bomber della nazionale norvegese ma anche il super fondista Klaebo e le 41 medaglie del Paese nordico ai Giochi Invernali. “Remata vichinga anche al Tour” dà bene l’idea. A proposito di golfi marinareschi, è andata in porto, come descritto da Pier Augusto Stagi su Il Giornale, anche la prima fuga di questa Grande Boucle, “con la bene­di­zione di sua mae­stà Tadej Poga­car e del rivale Vin­ge­gaard: giganti che si appunto sono riposati. Oltralpe, infine, L’Equipe offre con Alexandre Roos un’interessante riflessione sulla dimensione duale del ciclismo, plasticamente proposta dalla frazione di ieri. “Dopo essere stati spettatori impotenti di una gara che non li riguardava più – ridotti a semplice carne da cannone per la lezione di classe di Tadej Pogačar – questi fantastici guerrieri provenienti dall'«altro mondo» hanno finalmente fatto sentire la propria presenza tra Carcassonne e Foix, dando vita a una ribellione per contendersi la vittoria di tappa”.

GAZZETTA DELLO SPORT 
POGACAR GUARDA AVANTI
Tutti a cor­rere a con­trol­lare chi fosse stato l’ultimo ad andare in maglia gialla alla terza tappa del Tour de France – come Tadej Poga­car lunedì - e poi restarci fino alla con­clu­sione. Ma il cam­pione del mondo, come era lecito atten­dersi, ha con­sa­pe­vol­mente scelto di lasciare il pri­mato, e tutti gli obbli­ghi pro­to­col­lari che com­porta: verso Foix, fuga da lon­tano in porto con dop­pia festa scan­di­nava. Col­pac­cio del danese Mads Peder­sen, e pas­sag­gio in vetta del nor­ve­gese Tor­stein Traeen. «Non mi sve­glio ogni mat­tina pen­sando alla sto­ria – spiega Pogi alla Gaz­zetta -. Penso sem­mai alla pros­sima ses­sione di alle­na­mento, alla pros­sima tappa e a dare il mas­simo. Se ci si con­cen­tra troppo sui record, si rischia di per­dere di vista ciò che per­mette di rag­giun­gerli». (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA 
NORVEGIA SENZA FRENI, TRAEEN NEL SEGNO DI HAALAND
Non tirate voi, non tiro nem­meno io. Impa­ziente di sba­raz­zarsi della maglia gialla, ieri nel caldo sof­fo­cante dell’occi­ta­nia Tadej Poga­car si è guar­dato attorno per capire se a qual­cun’altro inte­res­sasse rien­trare sulla fuga a 25 che si era for­mata poco dopo il via da Car­cas­sonne. Incas­sati i no dei lea­der supremi Vin­ge­gaard & Eve­ne­poel (figu­ria­moci se si fanno cuo­cere dal sole per lo slo­veno che li bul­lizza da due giorni), Pogi si è messo pro­vo­ca­to­ria­mente a trot­te­rel­lare in fondo al gruppo, facendo anche la spola con l’ammi­ra­glia per rifor­nire i col­le­ghi di bor­racce e ghiac­cioli, ricom­pen­san­doli così per i loro ser­vigi. (Marco Bonarrigo)

REPUBBLICA
REMATA VICHINGA ANCHE AL TOUR 
TRAEEN IN GIALLO, TAPPA BOLLENTE
E’ davvero un gran momento per lo sport norvegese. Anche nel ciclismo, dopo i trionfi di Klaebo e il clamoroso cammino di Haaland e compagni al Mondiale americano, è arrivata la Viking Row. Torstein Traaen, la nuova maglia gialla del Tour de France, corre in una squadra del suo Paese, la Uno-X, piccola fucina di talenti battente bandiera rossa con croce blu e bianca, la Norges Flagg, la stessa salita per 41 volte sul podio ai Giochi di Milano Cortina. Traeen ha anche una storia di rinascita: nel 2022 gli venne diagnosticato un tumore al testicolo grazie ad un controllo antidoping. (Cosimo Cito)

IL GIORNALE
TRAEEN IN GIALLO A SORPRESA, POGACAR E VINGEGAARD. 13' DI RITARDO AL TRAGUARDO
E come da pro­gramma, il quarto giorno “les géants se repo­sa­ient”, i giganti ripo­sa­rono. Si fa per dire, per­ché i chi­lo­me­tri da per­cor­rere non erano pochi (181) e la tem­pe­ra­tura non era cer­ta­mente da scam­pa­gnata di pia­cere (40°). Ieri, con la bene­di­zione di sua mae­stà Tadej Poga­car e del rivale Vin­ge­gaard, arri­vati al tra­guardo dopo 13 minuti, giunge a desti­na­zione la prima fuga di que­sta edi­zione di Tour. Vit­to­ria al danese Mads Peder­sen (veste anche la maglia verde, ndc), il quale entra nella fuga di gior­nata dopo 3 Km e viene scor­tato dai com­pa­gni di squa­dra Sim­mons (2° sul tra­guardo) e Vacek (9°). (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE 
LA REVOLTE 
Questa volta, tutti erano felici. Coloro che per due giorni avevano faticato nelle retrovie del gruppo – tra Barcellona e Les Angles – ieri hanno finalmente assaporato la ribalta. Dopo essere stati spettatori impotenti di una gara che non li riguardava più – ridotti a semplice carne da cannone per la lezione di classe di Tadej Pogačar – questi fantastici guerrieri provenienti dall'«altro mondo» hanno finalmente fatto sentire la propria presenza tra Carcassonne e Foix, dando vita a una ribellione per contendersi la vittoria di tappa. Questa fase iniziale del Tour de France mette in luce i due mondi che compongono il ciclismo moderno: mondi che convivono senza parlare la stessa lingua, spinti da due tendenze simultanee: una di progresso generale e globale, l'altra di crescente divario. (Alexandre Roos) 


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