L'inizio di stagione di Kimberley Le Court Pienaar è stato tutt'altro che semplice e sicuramente l'opposto di quello che si aspettava. La caduta la Sanremo, ma soprattutto al Fiandre l'hanno messa fuori gioco per oltre due mesi costringendola a seguire le classiche dal divano di casa. E' stato un periodo difficile di lento e complicato recupero che l'atleta delle Mauritius ha trascorso con l'affetto dei cari e con la grande voglia di ritornare.
«Sono stati mesi molto difficili, sono stata più volte all’ospedale e ho dovuto affrontare una specie di montagne russe. Inizialmente credevamo fosse una cosa semplice, pensavamo addirittura di poter recuperare per le Ardenne, ma la diagnosi si è complicata. Non si trattava solo di frattura al polso, ma rottura del radio e lesione dei legamenti, c’era bisogno di più tempo e soprattutto non dovevo strafare. La squadra è stata molto comprensiva, anzi è stato il team a dirmi di aspettare, abbiamo saltato le Ardenne e poi i Paesi Baschi, è stato fatto tutto per il mio bene e per fare in modo di non strafare. Non sapevamo come il corpo avrebbe reagito, abbiamo preferito prenderci il nostro tempo e ritornare a piccoli passi. » ha raccontato Kim spiegando come quell'incidente fosse più complicato del previsto. Se inizialmente quasi si pensava già ad un suo ritorno nelle gare Ardenne, ecco che ha prevalso la precauzione per evitare di complicare la situazione.
Ciò che emerge dall'analisi di Kim non è solo l'importanza del recupero fisico, ma soprattutto quello mentale. Non è stato facile stare lontano dalle corse e soprattutto rinunciare a difendere il titolo della Liegi conquistato l'anno scorso. «Il recupero è stato più difficile del previsto sia a livello fisico che soprattutto mentale. A causa dell’infortunio ho dovuto praticamente saltare tutte le classiche a cui puntavo e vederle dalla tv non è proprio la stessa cosa. Nel mese di maggio ne ho approfittato per staccare completamente, sono tornata a casa e ho passato del tempo con mio marito e con a mia famiglia. Spesso è una cosa sottovalutata, ma credo che sia fondamentale riuscire a ritagliarsi del tempo per sé, per schiarirsi le idee e ricaricarsi. Ogni anno passo tanto tempo in Europa, si va sempre a tutta, ma credo che spesso occorra fermarsi, solo così si può assaporare meglio ogni traguardo e sentirsi veramente liberi»
Kim non ha mai nascosto che il suo grande obiettivo stagionale è la grand boucle e in quest'ottica il tour de Suisse assume un ruolo ancora più fondamentale. La corsa elvetica è un grande banco di prova per riprendere il ritmo del gruppo e soprattutto l'adrenalina della gara. «Il mio grande obiettivo è il Tour de France, ma è impossibile affrontarlo con questa condizione, ho bisogno di mettere chilometri nelle gambe e soprattutto recuperare la sensazione dello stare in gruppo, sentire il ritmo gara. Credo che il Tour de Suisse sia il terreno ideale per mettersi alla prova, ci sono 5 tappe molto diverse, ma molto impegnative, delle specie di classiche che come squadra speriamo di affrontare al meglio. Abbiamo tante atlete molto forte e cercheremo assolutamente di lasciare il segno e di fare la nostra corsa. » Ha proseguito Kim, se alla vigilia c’era tanta incertezza ecco che già ieri ha scaldato i motori concludendo quarta nella tappa inaugurale.
Ormai Kim con ogni sua partecipazione scrive un pezzo di storia, è stata la prima atleta delle Mauritius al Tour, al Giro e ora nella corsa a tappe elvetica. Un particolare a cui ormai è abituata, ma che la fa sempre sorridere. «E’ bello che ogni volta i presentatori sottolineano questa cosa, è speciale e mi rende ancora di più orgogliosa di rappresentare il mio paese – ha aggiunto le Court Pienaar – è la mia prima volta al Tour de Suisse, ma non in Svizzera, ho corso tantissimo in queste zone nella mia carriera precedente in mountain Bike. Sembra passata una vita da quel giorno e fa veramente strano ritornarci in questa veste nuova, è l’ennesima avventura speciale in cui spero di lasciare il segno. »
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