LE EMOZIONI DI BORGO. «GIRO DELLE FIANDRE, IL GIORNO PIÙ BELLO DELLA MIA VITA»

INTERVISTA | 16/06/2026 | 08:30
di Enrico Cavedine

Dopo un 2025 straordinario, culminato con le vittorie alla Gent-Wevelgem U23 e al Campionato Italiano, quest'anno Alessandro Borgo ha saputo mettersi in luce anche tra i grandi del WorldTour, ben figurando nelle Classiche Monumento e conquistando il 24 maggio, al Grand Prix Criquielion, il suo primo successo tra i professionisti. Dopo una settimana di pausa dovuta ad un infortunio muscolare, guarda con ambizione alla seconda parte della stagione, pronto a dimostrare tutto il suo valore.


Ciao Alessandro, come stai?


«In questo momento mi trovo a casa dai miei genitori e ho ripreso da poco a pedalare dopo una settimana di stop a causa di uno strappo muscolare. È successo il 25 maggio all'Antwerp Port Epic / Sels Trophy, il giorno successivo alla mia vittoria al Grand Prix Criquielion. Nel finale di gara ho avvertito un problema muscolare: inizialmente pensavo fosse un crampo. Sono riuscito ad arrivare al traguardo, ma poi mi sono accorto che si trattava di qualcosa di diverso. Mi sono preso qualche giorno di riposo, ma il dolore non passava. Abbiamo quindi effettuato un'ecografia che ha evidenziato uno strappo. Avevo in programma il  Copenhagen Sprint e il Tour of Slovenia, due corse in cui avrei potuto ritagliarmi il mio spazio, ma ho dovuto rinunciare. La squadra mette sempre la salute al primo posto e l'obiettivo è recuperare nel migliore dei modi. La prossima gara sarà il Campionato Italiano a fine mese, dopodiché salirò in altura per preparare la seconda parte della stagione».

Pensi che il percorso del Campionato Italiano di Cuneo sia adatto alle tue caratteristiche?

«Sì, è un percorso che può adattarsi bene alle mie caratteristiche. Però il Campionato Italiano è sempre una gara particolare. Molti sostengono che sia un tracciato ideale per Jonathan Milan: gli ultimi 80 chilometri sono abbastanza facili, mentre la prima parte è più impegnativa e tortuosa. Molto dipenderà da come le squadre più numerose imposteranno la corsa. Io cercherò di farmi trovare nelle posizioni giuste e di essere pronto a cogliere ogni opportunità».

Sei un giovane talento che già la scorsa stagione aveva messo in mostra le proprie qualità e quest'anno hai conquistato la tua prima vittoria tra i professionisti. Per chi ancora non ti conosce, che tipo di corridore sei?

«Tra gli Under 23 ero un corridore che riusciva a difendersi bene in salita e che riusciva a vincere negli sprint a ranghi ristretti. Il salto tra i professionisti è però grande e, insieme alla squadra, stiamo ancora cercando di capire quali siano realmente le mie caratteristiche. Il team mi sta dando l'opportunità di affrontare corse molto diverse tra loro proprio per individuare il terreno in cui riesco a esprimermi al meglio.Anche tra i professionisti ho notato che i percorsi mossi e impegnativi si adattano bene alle mie caratteristiche e che riesco a rendere al meglio dopo gare lunghe e selettive. Nella corsa che ho vinto era presente anche Tim Merlier. Sapevamo che, per batterlo, avremmo dovuto rendere la gara particolarmente dura, e così è stato. Alla fine sono riuscito a impormi e questo mi ha dato molta fiducia. Mi considero un corridore piuttosto versatile, capace di essere competitivo su diversi tipi di percorso».

Ci sono campioni ai quali ti ispiravi da giovane o corridori attuali con caratteristiche simili alle tue che ammiri particolarmente?

«Quando ero bambino, l'idolo mio e di tanti ragazzi della mia età era Peter Sagan. Oggi, invece, il corridore che ammiro di più e al quale cerco di ispirarmi è Mathieu van der Poel. È uno dei migliori interpreti delle classiche di un giorno e, dal punto di vista stilistico, è uno dei corridori più belli da vedere in bicicletta. C'è chi dice che in alcune caratteristiche gli assomigli; io cerco semplicemente di prendere esempio da lui e di avvicinarmi il più possibile al suo modo di correre».

Qualche settimana fa hai centrato la tua prima vittoria tra i professionisti, ma facciamo un passo indietro alla scorsa stagione tra gli U23. Nel 2025 figurano nel tuo palmarès due vittorie di prestigio come la Gent-Wevelgem U23 e il Campionato Italiano. Partiamo dalla Gent-Wevelgem: facci rivivere le emozioni di quel giorno.

«Facciamo un passo indietro. Nel 2024, al mio primo anno, la squadra mi ha portato a correre in Belgio e lì ho avuto la possibilità di partecipare alla Gent-Wevelgem. Alla mia prima esperienza ho chiuso al quinto posto. È stato un risultato un po' inaspettato, che confermava però il sesto posto ottenuto circa un mese prima alla Youngster Coast Challenge, un'altra corsa molto importante in Belgio dove al via ci sono tutti i migliori team development. Nel 2025, al mio secondo anno tra gli Under 23, insieme al mio preparatore Alessio Mattiussi ci siamo posti la Gent-Wevelgem come grande obiettivo della stagione. Abbiamo lavorato molto bene per arrivare pronti a quell'appuntamento e alla fine è arrivata la vittoria. È stata una grandissima gioia che ha ripagato tutti i sacrifici e il lavoro svolto nei mesi precedenti».

E a fine giugno è arrivato anche il Campionato Italiano.

«Dopo la Gent-Wevelgem sono andato in altura con la squadra sul Passo Pordoi per preparare il Giro Next Gen. Al Giro abbiamo disputato una corsa straordinaria come squadra: il mio compagno Jakob Omrzel ha conquistato la maglia rosa e la maglia bianca, Seth Dunwoody ha vinto una tappa e io ho ottenuto un secondo posto nella frazione di Acqui Terme. Quel secondo posto mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Sono tornato a casa ancora più motivato e con una grande voglia di riscatto in vista del Campionato Italiano della settimana successiva. Il Campionato Italiano è stata una giornata indimenticabile. Il fascino della maglia tricolore è impareggiabile. Nelle categorie giovanili sembrava un obiettivo quasi irraggiungibile e riuscire a vincerlo è stata una gioia immensa».

Nelle categorie giovanili non eri considerato tra i grandi favoriti...

«Sono maturato piuttosto tardi rispetto ai miei coetanei e, fisicamente, tra Esordienti e Allievi non ero al livello dei migliori. Da Esordiente non ero stato nemmeno convocato e nel giro di tre o quattro anni sono passato dal seguire il Campionato Italiano da casa davanti alla televisione a vincerlo nella categoria Under 23. È stato qualcosa di davvero speciale».

Quando hai iniziato a correre?

«Ho iniziato nella categoria G5 con il Team Sprint Vidor».

Quando ti è stato comunicato il passaggio al WorldTour?

«Mi ero prefissato di fare due anni da Under 23 e poi passare professionista, e alla fine ci sono riuscito. Già dopo il primo anno tra gli Under 23 c'erano buone possibilità di fare il salto al termine della stagione successiva. Grazie ai risultati ottenuti nel secondo anno siamo riusciti a raggiungere un accordo con Bahrain Victorious. Ho deciso di restare in Bahrain perché credo molto nel progetto e mi trovo davvero bene all'interno della squadra».

Quest'anno hai iniziato la stagione con una vittoria, conquistata all'Al Salam Championship con la rappresentativa Omniyat Shabab Al Ahli. Raccontaci questa esperienza.

«Noi, come la UAE, rappresentiamo realtà molto importanti del mondo arabo. Ho corso con una selezione della Omniyat Shabab Al Ahli insieme ad altri ragazzi, tra cui anche alcuni corridori del mio team come Matej Mohorič. La corsa si è svolta a Dubai ed era un evento a cui la famiglia reale teneva particolarmente. Iniziare la stagione con una vittoria è stata una bella soddisfazione e mi ha dato molta fiducia per il resto dell'anno».

Hai poi disputato tre Classiche Monumento come Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix. Com'è stato questo primo assaggio del grande ciclismo?

«Ho iniziato con la Milano-Sanremo. Per un corridore italiano è sicuramente una delle corse più sentite in assoluto. È stata una giornata bellissima. Partivo come supporto di Matej Mohorič, che questa corsa l'ha già vinta. Con Matej ho legato molto. Condividiamo spesso la stanza durante le trasferte. Lui crede tanto in me, cerca di trasmettermi la sua esperienza e questo mi aiuta moltissimo nella crescita».

Che corsa è stata la Sanremo per te?

«Partivo con compiti di supporto alla squadra e quel giorno avevo davvero una grande gamba. Ho lavorato per i miei compagni e sono rimasto nelle prime posizioni fino a poco prima della Cipressa. Ero a ruota di Pogacar, con Van der Poel e Van Aert accanto a me, quando Tadej è caduto. Sono finito a terra anch'io, sono riuscito a ripartire, ma sulla Cipressa non sono più riuscito a tenere il ritmo dei migliori. È una corsa che mi è piaciuta tantissimo e in futuro mi piacerebbe ottenere un grande risultato su queste strade».

E cosa ci racconti del tuo esordio al Giro delle Fiandre?

«Tra le tre Monumento che ho disputato è sicuramente quella che mi ha emozionato di più. Quel giorno ho vissuto una delle giornate più belle della mia vita. A dieci chilometri dal traguardo, dopo aver lavorato tutto il giorno per la squadra, ero nel gruppo di Alberto Bettiol ma ad un certo punta mi si è spenta la luce e sono stato ripreso dal gruppo alle nostre spalle. Peccato perché avrei potuto giocarmi un piazzamento tra i primi venti; alla fine ho concluso al 45º posto. Una volta arrivato al traguardo sono scoppiato in lacrime. Non so bene il motivo, forse per l'emozione di aver vissuto una corsa così speciale, con un pubblico incredibile. Quel giorno comunque ho fatto la mia migliore prestazione della stagione».

E la Parigi-Roubaix?

«Un'altra corsa straordinaria, anche se il Fiandre mi ha emozionato di più. Sui muri senti davvero il calore del pubblico perché si procede a velocità più basse. Alla Roubaix si entra nei settori di pavé a sessanta all'ora e se ne esce a cinquanta. Devi essere completamente concentrato per evitare cadute e problemi meccanici. Nella Foresta di Arenberg stavo uscendo tra i primi dieci, ma a circa duecento metri dalla fine del settore ho forato e da lì la corsa si è complicata. Stavo rientrando con il gruppo di Van der Poel quando ho forato nuovamente e da quel momento ho inseguito fino all’arrivo. Sono comunque riuscito a portarla a termine. Entrare nel velodromo è stata un'emozione indescrivibile. Ho tolto le mani dal manubrio, ho sistemato gli occhiali sul casco e mi sono goduto l'ultimo giro e mezzo osservando il pubblico. Tra le migliaia di persone presenti sulle tribune ho visto anche i miei genitori ed è stato un momento davvero speciale».

Dopo l'esperienza nelle Classiche Monumento, il 24 maggio è arrivata la tua prima vittoria tra i professionisti al Grand Prix Criquielion in Belgio.

«Sì, dopo una prima parte di stagione in cui mi ero sempre messo al servizio della squadra, quella è stata la prima corsa in cui partivo da leader del team. La squadra ha corso in maniera perfetta e io sono riuscito a concretizzare il lavoro di tutti. È stata una bellissima soddisfazione sia per me che per il team. È stata una giornata molto dura, caratterizzata da temperature elevate. Al penultimo giro ho lanciato un attacco che ha selezionato notevolmente il gruppo. All'ultimo giro ho attaccato ancora e siamo riusciti ad andare via in quattro corridori. Non tutti collaboravano, ma siamo comunque arrivati a giocarci la vittoria allo sprint. Temevo soprattutto Fred Wright. Mi sono messo alla sua ruota e quando è partito ai 200 metri ho capito di avere ancora qualcosa da spendere. Sono riuscito a superarlo poco prima della linea del traguardo cogliendo così la mia prima vittoria».

Ora ti stai riprendendo dall'infortunio. Ripartirai quindi dal Campionato Italiano: quali saranno poi i tuoi programmi?

«Dopo il Campionato Italiano andrò in altura per preparare il Giro di Polonia e successivamente il Renewi Tour, due appuntamenti nei quali spero di ottenere dei buoni risultati. Dopo il periodo in altura dovrei raggiungere una buona condizione e avere tutte le carte in regola per disputare una seconda parte di stagione importante».

Bene, diamo ora uno sguardo al futuro: rivelaci il tuo sogno nel cassetto.

«Sono un ragazzo ambizioso. Vincere una Classica Monumento sarebbe un sogno. So bene che serve tempo, pazienza e tantissima dedizione perché competere con campioni di questo livello non è mai semplice. Tuttavia, la giornata vissuta al Giro delle Fiandre mi è rimasta nel cuore e il mio sogno è quello di trovarmi un giorno lì davanti a giocarmi la vittoria».


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