La 89ª edizione del Giro di Svizzera che partirà domani è particolare per diverse ragioni. In primis, perché la corsa torna a disputarsi in 5 tappe (17-21 giugno) come nelle sue primissime edizioni negli anni ’30, così da evitare la concomitanza con il Tour Auvergne - Rhône-Alpes e dare la possibilità al Giro di Svizzera femminile, a sua volta prova WorldTour, di svolgersi in contemporanea, su un percorso praticamente identico, solo leggermente accorciato. Poi, perché per la prima volta nella sua storia la corsa partirà dall’Italia, da Sondrio.
La corsa sarà in diretta sui canali di Discovery+.
Come detto, quindi, si partirà dalla Valtellina, con la Sondrio - Sondrio di 144 km. Sarà una tappa subito esplosiva, con gli ultimi 17 km caratterizzati dagli strappi, brevi ma arcigni, di Ponte in Valtellina (1,4 km al 9%) e Bordighi (1,1 km all’11,5%). Gli uomini di classifica, verosimilmente, cominceranno subito a mettere un po’ di carne al fuoco.
Avrà uno sviluppo molto simile anche la seconda tappa, con partenza e arrivo a Locarno per 157,7 km complessivi: negli ultimi 18 km ci sono le salite di Fanghi (3,5 km al 7%) e Orselina (1,4 km all’8,9%) che renderanno il finale molto aperto. La tappa sulla carta più semplice è la terza, con partenza e arrivo a Bad Ragaz per 157,4 km e tutte le difficoltà altimetriche raccolte nella prima parte di frazione.
Il quarto giorno c’è un’interessante cronometro, 23,7 km quasi del tutto pianeggianti, con partenza e arrivo ad Aarburg, adattissima agli specialisti. Il piatto forte della settimana arriva però l’ultimo giorno, con la Villars-sur-Ollon - Villars-sur-Ollon di 150,7 km. La tappa non è altro che un triplo giro di un circuito che comprende la scalata al Col de la Croix (19,1 km al 7%), dove si trova appunto la cittadina di Villars-sur-Ollon, per un esperimento che era già stato fatto due anni, sue due soli giri però, con vittoria di Adam Yates. Per la precisione, l’arrivo si troverà dopo 9,6 km all’8% della scalata del Col de la Croix.
(Altimetrie in copertina)
La riduzione delle tappe non sembra aver danneggiato la corsa in termini di partecipazione, anzi. Innanzitutto per la prima volta ci sarà al via Tadej Pogačar (UAE Team Emirates-XRG), che nel suo cammino per “completare il ciclismo” punta ad aggiungere un altro tassello al suo infinito palmares, dopo aver vinto il Romandia un paio di mesi fa.
Dietro di lui c’è un’interessante schiera di pretendenti al podio: c’è Primož Roglič (Red Bull-Bora-hansgrohe), a sua volta all’esordio al Giro di Svizzera, e ci sono poi Lenny Martinez e Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), che scaldano i motori in vista di un Tour de France in cui vorranno essere protagonisti. C’è anche Tom Pidcock (Pinarello Q36.5), in pieno slancio Grande Boucle, e ci sono i rientranti Mikel Landa (Soudal Quick-Step) e Richard Carapaz (EF Education-EasyPost), che hanno rinunciato al Giro per ragioni fisiche. Occhio poi a Romain Grégoire (Groupama-FDJ), Enric Mas (Movistar), Ilan Van Wilder (Soudal Quick-Step) e Clément Champoussin (XDS Astana).
Per le tappe testerà la gamba Mathieu Van der Poel (Alpecin-PremierTech), ma occhio anche a Mauro Schmid (Jayco AlUla), Matthew Brennan (Visma | Lease a Bike), Marc Hirschi (Tudor), Arnaud De Lie (Lotto Intermarché), Corbin Strong (NSN) e Luke Lamperti (EF Education-EasyPost).
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