Verbania, RSA Muller, interno giorno. È sabato pomeriggio, Narvaez è in fuga con Leknessund e Bjerg: sto seguendo il racconto in diretta del nostro buon Luca, la tv nella sala dedicata è dominata dalla signora Bice (i nomi sono di fantasia, come in tutte le storie) che guarda solo Canale 5, sta sulle scatole a tutti gli altri degenti, ma il telecomando non lo molla.
Tra pochi giorni arriva il Giro d’Italia anche qui, gli ospiti lo sanno ed è una di quelle notizie che creano entusiasmo perché spezzano la routine quotidiana che si fa pesante soprattutto nei weekend.
A pochi passi da me e dalla persona che sto assistendo c’è la signora Maria, oggi riceve la visita delle due figlie. «Mamma, venerdì sarà un casino, alle 12.30 chiude il nido e devo andare a prendere Luca. Ma come è possibile bloccare tutta la città per questi qui? Ma non potevano andare da un’altra parte?» dice una delle due con tono astioso.
«Ma va, che il Giro è bello! Arrivano da Cambiasca, passano da Trobaso, poi il ponte del Plüsc, il ponte nuovo, Villa Taranto e arrivano in piazza a Pallanza. Sai che mia mamma mi raccontava sempre di quella volta che è arrivato il Giro e che i corridori alloggiavano al Leone d’Oro, adesso non si chiama più così e non so nemmeno se ci sia ancora. C’erano Bartali e Coppi, allora erano tutti divisi, mia mamma era per Bartali ma quel giorno ha toccato Coppi, L’ha toccato».
«Si va beh, mamma, ma...».
«Mia mamma ha toccato Coppi. È sempre festa quando arriva il Giro, noi lo vedremo qui in televisione, sempre che la megera ce lo lasci vedere...».
Nel frattempo Narvaez è andato via da solo, mentre le figlie salutano mamma Maria e se ne vanno con il loro carico di “poco amore” verso il Giro.
Maria gira la carrozzina, guarda fuori dalla finestra e sospira: «Sì, ma mia mamma ha toccato Coppi».
Narvaez intanto ha vinto. E ha vinto anche Maria.
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