Jonathan Narvaez è tornato a ruggire al Giro d’Italia. L’ecuadoriano della UAE Team Emirates-XRG ieri ha conquistato la quarta tappa con uno scatto secco, feroce, quasi istintivo, confermando di essere uno dei corridori più esplosivi del gruppo. Ma dietro questa vittoria c’è molto più di un semplice successo: c’è il ritorno di un uomo che ha dovuto ricostruirsi dopo un grave infortunio, lontano dalle corse e vicino agli affetti più importanti.
Narvaez lo scorso gennaio, durante il Tour Down under era finito violentemente a terra, riportando diverse fratture delle vertebre toraciche. Il sudamericano ha ritrovato serenità tornando a casa, nel suo Ecuador, circondato dalla famiglia e da quei paesaggi verdi che gli ricordano chi è davvero. Un luogo che porta anche dentro il suo soprannome: “Lagarto”, la lucertola. Un nomignolo nato tra le mura domestiche e diventato oggi simbolo della sua capacità di colpire nel momento perfetto.
«Mi piace molto l’Italia, ho un bel feeling con questo paese - ha raccontato dopo il traguardo - Io e mia moglie quando siamo in Ecuador spesso andiamo a mangiare in ristoranti italiani, quindi sì, è un paese che mi piace tanto».
L’Italia, per Narváez, non è soltanto ciclismo. È un legame emotivo, culturale, quasi familiare. Lo si percepisce dal modo in cui parla del nostro Paese, dalla naturalezza con cui racconta le abitudini condivise con la moglie e da quella passione per la cucina italiana che lo accompagna anche oltreoceano.
Il cammino per tornare competitivo, però, è stato lungo e complicato e il Giro d’Italia rappresenta un po’ la rinascita di questo corridore, che da gennaio non aveva più gareggiato. «È stato difficile tornare a correre ad alto livello dopo l’incidente - ha spiegato - La squadra dopo l’infortunio mi ha dato la possibilità di rimanere in Ecuador con la mia famiglia e per me è bello allenarmi lì. La parte difficile per i corridori sudamericani è venire in Europa, però la preparazione è andata bene anche perché ero sereno e avevo a fianco ai miei cari».
Parole che raccontano la fatica degli atleti sudamericani: mesi lontani da casa, adattamenti continui, la distanza dagli affetti. Narvaez, invece, ha trovato nella tranquillità della sua terra la forza per rialzarsi e ritrovare la miglior condizione.
E poi c’è il “Lagarto”. Un soprannome curioso, ma perfetto per descrivere il modo in cui ha vinto. «Il mio soprannome, il lagarto, la lucertola, me l’ha dato per la prima volta mio fratello perché è un animale che può mangiare molto veloce quando è nella giungla e io oggi ho fatto così: quando ho visto lo striscione dell’arrivo sono partito e sono riuscito a conquistare la vittoria».
Una definizione che sembra la fotografia esatta della sua tappa: attesa, istinto e un’accelerazione improvvisa che ha lasciato tutti senza risposta. Come una lucertola nella foresta, rapida nel momento decisivo. E il Giro d’Italia, ancora una volta, ha applaudito il suo Lagarto.
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