Quello di ieri doveva essere il giorno del riscatto per Dylan Groenewegen e invece il velocista olandese si è dovuto accontentare del terzo posto nella volata di al Giro d'Italia, alle spalle del vincitore Paul Magnier e di Jonathan Milan, secondo a Sofia. Una giornata dal sapore agrodolce per il corridore della Unibet Rose Rockets che ha confermato di avere ritrovato brillantezza e fiducia, ma che ancora una volta ha visto sfumare il successo per questione di dettagli.
Groenewegen era arrivato al Giro con grandi ambizioni e sperava infatti di conquistare già la prima tappa e indossare la prima maglia della corsa rosa, ma anche in quell’occasione una caduta gli aveva complicato i piani, costringendolo a perdere terreno nel momento decisivo. Un episodio sfortunato che si è aggiunto a quanto accaduto nella seconda tappa, quando il velocista è rimasto coinvolto in un’altra caduta. Fortunatamente, però, non ha riportato conseguenze fisiche importanto - anche se ha risolto da solo una lussazione alla spalla - ed è riuscito a continuare la corsa senza particolari problemi.
Il cambio di squadra durante l’inverno ha avuto un impatto evidente sul suo rendimento. Dopo aver lasciato il vecchio team, Groenewegen ha trovato nella Unibet un ambiente ideale per rilanciarsi. La nuova avventura gli ha restituito serenità e fiducia nei propri mezzi che si stanno riflettendo anche nei risultati: in questa stagione il velocista olandese ha già conquistato quattro vittorie, tornando a essere uno degli sprinter più competitivi del gruppo.
Ieri, però, è rimasto il rammarico per una vittoria che sembrava possibile fino agli ultimi metri. Dopo la corsa, Groenewegen non ha nascosto la delusione, pur elogiando il lavoro dei compagni:
«Avevo la giusta velocità, ma sono partito troppo tardi. Quindi la colpa non è della squadra che ha fatto un lavoro perfetto, un lavoro straordinario. Quello che ci è mancato nei primi giorni è stata la giusta posizione davanti. Ieri invece non abbiamo sbagliato nulla».
Ancora una volta il successo è andato al velocista più giovane del gruppo, Paul Magnier, che in Italia porterà anche la maglia ciclamino della classifica a punti. «Sapevamo dove dovevamo andare. Mancavano circa 200 metri quando è partita la volata e avevo la velocità giusta, ma non ho vinto e mi sento un po’ stupido. Sono qui per vincere, ovviamente, e anche se abbiamo avuto dei problemi non posso essere soddisfatto della mia prestazione di ieri. Eravamo partiti per la vittoria anche il primo giorno, poi siamo caduti. Può succedere in una gara, si sa che può succedere».
L’olandese non vuole guardarsi indietro e per questo, è certo che nelle prossime giornate, potrà essere lui a tagliare per primo il traguardo. «Adesso dobbiamo andare avanti e non pensare più a quello che avremmo potuto ottenere e dobbiamo solo pensare a quello che potremo fare nei prossimi giorni».
Queste sono parole che mettono in risalto lo stato d’animo di un corridore consapevole di essere vicino al successo. Groenewegen ha finalmente ritrovato la condizione e la fiducia dei giorni migliori: adesso manca soltanto la vittoria per trasformare il suo Giro d’Italia in una vera rinascita sportiva.
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.