Se andava a un torneo di golf, non fotografava i campioni mentre eseguivano un drive o un putt, ma i caddy che cercavano con affanno una pallina smarrita nei cespugli. Se assisteva a una partita di tennis, non immortalava la testa di serie numero 1 mentre si allungava in un servizio o in uno smash, ma lo ritraeva al cambiocampo seduto di spalle accanto a due banane o mentre firmava autografi agli spettatori. E ai calciatori professionisti in tuffo o rovesciata o qualche altra acrobazia preferiva più semplicemente i bagnanti in panciolle con un pallone di plastica fra le braccia.
Martin Parr – è morto lo scorso 6 dicembre, aveva 73 anni – rivive in due mostre, al Jeu de Paume di Parigi, in Francia, e alla Martin Parr Foundation di Bristol, in Inghilterra, fino al 24 maggio. Inglese di Epsom, estrema periferia a sud di Londra, ereditò la fotografia dal nonno, quindi studiò fotografia, insegnò fotografia, si dedicò alla fotografia, tant’è che la sua fotografia era speciale come lui. Non frequentava i palcoscenici, né dei teatri né della guerra, non inseguiva le stelle, né del cinema né dello sport, non cercava effetti o sorprese. I suoi effetti e le sue sorprese erano quelli della vita quotidiana, comune, normale. Quando Parr andava su una spiaggia, fotografava il popolo che si rosolava al sole, che non nascondeva la pancia, che leggeva un libro o indossava occhialini, quelli sì, ridicoli. Fotografava dettagli spesso fuori luogo, fuori tempo, fuori regole, imprevisti, anche molto kitsch, ma veri. Cinico, lo hanno definito. Invece era vero.
Nello sterminato patrimonio di opere di Parr, il ciclismo non c’è, ma le biciclette sì. E sono biciclette che abitano e respirano, che accompagnano e sorreggono, che testimoniano e certificano. Quella bici condotta a mano mentre un tuffatore sembra volare sulla sabbia, quelle bici con palloncini legati al telaio fuori da un negozio di estetica, quella bici che assiste a uno strano incontro, o incrocio, al mare…
Dava l’idea di divertirsi molto, Parr. Quando fotografava spettatori mentre osservavano voli di uccelli con piccoli binocoli, quando fotografava coppie di piedi sui tavoli o coppie di gemelle sulla strada, quando fotografava quasi tutti di spalle, uomini comuni, donne anonime, passanti silenziosi. Parr aveva un suo umorismo – già scritto – speciale.
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