Eccolo qui, il primo squillo stagionale di Giulio Pellizzari. Al Tour of the Alps 2026, sul traguardo di Val Martello, il giovane marchigiano ha centrato il suo secondo successo da professionista dopo quello all’Alto de El Morredero alla Vuelta a España dello scorso anno. Dopo una prima parte di stagione in cui era rimasto quasi sempre davanti, senza però riuscire a concretizzare, oggi ha piazzato la zampata giusta in una volata ristretta, specialità in cui sembra sentirsi sempre più a suo agio.
«Nell’ultimo periodo di ritiro a Tenerife mi son divertito parecchio con Jai Hindley, ad ogni cartello stradale facevamo lo sprint, e mi è capitato di batterlo, quindi oggi ero fiducioso di poter fare una bella volata» ha ammesso il capitano della Red Bull-Bora-hansgrohe.
La notizia positiva è che Pellizzari è riuscito a vincere in una giornata in cui, per sua stessa ammissione, non era in grande spolvero: «Inseguivo questa vittoria da un po’ di tempo, questa è la corsa che mi ha lanciato, ci avevo girato tanto attorno, ma non ci ero mai riuscito - racconta il marchigiano -. Devo ringraziare la squadra, oggi in realtà non mi sentivo un granché fin dalla partenza ma dovevo provare a fare qualcosa per loro. A inizio salita ho pensato più a salvarmi che a testarmi, ma poi ho visto che il ritmo non era infernale. Ho sofferto parecchio, ma quando sono rientrato sui primi tre ho provato subito a partire, perché sapevo che dietro Finn sarebbe potuto rimanere passivo e partire eventualmente in contropiede. Devo ringraziare lui e Vlasov che mi hanno lanciato alla perfezione. Avevamo studiato il finale, sapevamo di dover partire da dietro, Vlasov ha anticipato, Bernal ha chiuso e a quel punto sono scattato io».
Giulio sta studiando da leader, visto che la Red Bull gli darà in mano le redini della squadra al Giro d’Italia. Dei 6 compagni presenti al Tour of the Alps, 3 andranno alla Corsa Rosa con lui, Vlasov, Aleotti e Zwiehoff. Per questo, quindi, il TotA è una prova generale importante.
«Per fare quello step che mi manca devo pensare da leader e credo che sto imparando a farlo. Alla fine della Tirreno, per esempio, ero contento ma non troppo, volevo vincere, e questo penso sia un segnale importante perché vuol dire che mentalmente comincio a pensare da vincente, cosa che fino all’anno scorso magari facevo meno. Oggi avevo in mente solo la vittoria, in qualunque modo doveva arrivare».
Qui con lui c’è Lorenzo Finn e vederli davanti nel finale, tutti e due assieme, per i tifosi italiani è stata innegabilmente una bella goduria. Un classe 2003 e un 2006 a dar spettacolo in salita è qualcosa che, fino a un paio d’anni fa, si poteva solo sognare, al di là di ciò che effettivamente riusciranno a fare e conquistare in carriera. «Lorenzo è andato veramente forte, è bravo, ma bisogna stare calmi, in Italia sappiamo che c’è sempre un po’ di fretta, ma certi paragoni agli atleti possono pesare - dice Pellizzari -. Tutti vogliono vederci vincere, ma siamo noi i primi a volerlo».
Pellizzari ha poi voluto chiudere la conferenza stampa con un ricordo speciale. Sul suo talento parlerà la strada, sul suo cuore grande invece non ci sono dubbi, parlano i suoi occhi e il suo sorriso. «La dedica va a Stefano Casagranda (scomparso lo scorso ottobre, ndr), il papà di Andrea, la mia ragazza. So che qua aveva vinto al Giro del Trentino nel 1998, una delle sue prime vittorie da professionista, ed era da un po’ che sognavo di regalargli una vittoria. Anche per ringraziarlo di aver messo al mondo la sua splendida figlia e permettermi di vivere la più bella storia d’amore che potessi desiderare».