Perdere contro quello che perde sempre, con abbonamento gold al secondo posto, potrebbe rivelarsi molto frustrante. E più ancora se succede al fenomeno invincibile e infallibile. Eppure sono qui a dire che un Pogacar così può persino piacere, perchè da tempo, dopo la mostruosa percentuale del cento per cento negli ultimi periodi (sei corse sei vittorie, se non ho contato male), da tempo non appariva così umano e così fragile.
A parte lo sprint, affrontato ancora e sempre davanti, comunque un errore tattico, senza per questo dire che da dietro avrebbe vinto contro un Van Aert nettamente superiore, a parte il giro del velodromo tutto il Teddy della Roubaix è sembrato strano, atipico, anomalo. Ma certo che è andato forte fortissimo, come si conviene in quel Rotary eccelso del ciclismo contemporaneo: eppure qualcosa mancava. C'erano le accelerazioni nei tratti di paveé, certo. Il rientro dopo la foratura, certo. Il duro lavoro finale per tenere dietro Van Der Poel, certo. Ma tutto questo resta nella eccezionale normalità del suo standard. A mancare, stavolta, è l'ultimo centesimo, quello decisivo, quello della prepotenza che consente l'assolo individuale. Nel mio piccolo, penso che la Roubaix sia la corsa più carogna per Teddy, perchè manca anche solo di un trampolino buono per i decolli, una rampa, una cote, uno strappo, cioè il ring dove solitamente arriva lo sganassone del ko, vedi Poggio, vedi Kwaremont, vedi Redoute. Qui c'è il pavé, ma il pavé è comunque piatto, commestibile e anzi amicissimo delle carrozzerie maggiorate dei due Van che nei due tentativi l'hanno battuto.
Così, eccolo lì a galleggiare ai massimi livelli, ma senza mai scatenare il solito finimondo. E' una vista inedita, per noi che assistiamo: Teddy che fatica, Teddy indeciso, Teddy persino un po' titubante. Non straripante, non stratosferico, non straordinario. Non stra. Per perdere ha già perso, e ci mancherebbe pure, ma alla Roubaix perde di netto e di brutto. Alla fine, lapidato dalle famose pietre, torna in una dimensione umana che avevamo dimenticato, solleticati dal mito della superiorità assoluta e dell'imbattibilità totale.
Può piacere anche così. Di certo, se è vero che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie, Teddy ha trovato lungo il suo glorioso percorso un tratto di strada molto dissestato: questa Roubaix che lo sfida senza lasciargli carte buone per la sua indole di scattista scalatore. C'è tutto il tempo per riprovarci, ma resta già una sensazione diversa, l'incertezza. Non si annoierà lui nell'inevitabile tentazione di sentirsi semidio onnipotente, non si annoieranno i buongustai che schifano la monotona tirannia del fenomeno. Alla Roubaix il merito di dare una rimescolata alle carte. Delle corse monumento, resta il monumento all'equilibrio più totale. Però fermiamoci qui con la lapidazione di Teddy: parliamo sempre di un Qualcuno che quando giace sconfitto è comunque secondo.