Sarà un giorno in qualche modo miliare, martedì 24 marzo 2026, per Napoli e il ciclismo, che a quella città di amori e a quel mondo resta devota. Sarà infatti firmato, dopo un lungo ed operoso concerto, il protocollo di intesa fra l’Esercito Italiano e la Federciclismo della Campania guidata da Umberto Perna per l’utilizzo del glorioso velodromo dello Stadio Militare ‘Generale Antonio Albricci’, insediato in una Napoli squisitamente popolare come quella del Vasto.
Tornano dopo un quarto di secolo di oblio o giù di lì i pedali su quella pista in cemento lunga, lunghissima, 600 metri e più, di recente sottoposta ad un cortese maquillage, dove la memoria sposa senza ricorso al divorzio l’epica di una più autentica stagione, così per Napoli come per il ciclismo. Tornano lo sprint e la solitudine di Fausto Coppi, al Giro della Campania ‘54 e ‘55, quando la gente entusiasta in pista, straripante, non riusciva a raggiungerlo e toccarlo, come un santo non profano, tanta era la moltitudine. Tornano Marino Basso e Willy Planckaert, ne avete ancora referenze?
Torna all’Arenaccia, alunni del sole anche se quel mercoledì 12 giugno del 1968 pioveva come un dio beffardo comandava, Eddy Merckx e il suo primo Giro d’Italia vinto, a neanche 22 anni compiuti. All’Arenaccia, che da martedì prossimo recupera questa e tante altre storie, quel mercoledì Napoli illustrava una storia dall’inizio senza fine, quella di Merckx campionissimo in Italia. Perché a Napoli non si era mai stranieri, neanche all’imperfetto, neanche Roland Van de Rjise il ciclista belga ultimo arrivato quel giorno. Primo allo sprint quel pomeriggio, ad ogni modo, Guido Reybrouck, una fedele auriga giusto di Eddy Merckx.
Che a Napoli, all’Arenaccia, ci ha promesso senza parentesi di voler tornare ancora. E grazie all’accordo istituzionale in vigore finalmente dal 24 marzo 2026, certo con l’imprimatur di una ragione ufficiale molto di più.
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