Aveva diciassette anni, Pieter Corneliszoon Hooft, studente olandese di Amsterdam, quando disse che sarebbe andato a fare un giro, uscì di casa, attraversò Francia e Italia, soggiornò – fra l’altro – a Genova, Venezia, Roma, Napoli, Pozzuoli e Firenze, tornò dopo tre anni, era la fine del Cinquecento e l’alba del Seicento, scrisse un breve resoconto in un diario, ma prudentemente lo nascose.
Chi furono i suoi compagni di viaggio, di cui P.C. Hooft accenna solo i nomi? Che tipo di persona fu il suo ospite a Venezia, dove rimase così a lungo? E, soprattutto, chi poteva essere la sconosciuta Isabelle, che gli inviò una lettera mentre viaggiava da Venezia a Roma? Ritrovare e ripercorrere le tappe del viaggio di Hooft, come ha fatto Ine Legerstee nel 1978-1979, si è trasformato quasi in una missione: ricercare la vera Isabelle. Ne è nato un libro, “Tussen de regels van de Reis-Heuschens”, tra le righe della memoria di viaggio (la traduzione è mia, dunque da prendere con beneficio di inventario), 300 pagine che I.J.L. Legerstee ha scritto nel 2024 per la casa editrice Hilversum Verloren.
Sia chiaro: il libro è in olandese e il viaggio non fu fatto – ovviamente – in bicicletta. Ma Ine, olandese di Arnhem, insegnante di arti visive, studiosa di lingua e letteratura italiana all'Università Radboud di Nimega, veneziana dal 1980 (e qui lavora come guida abilitata), è una cicloturista. E tanto la autorizza a comparire in Tuttobiciweb. Qualche tempo fa, in un incontro organizzato nella Scuola grande di San Giovanni a Venezia, rapita dalle avventurose “Strade nere” africane (Ediciclo), Ine ha desiderato sposare idealmente P.C. Hooft ad Ali Neffati e Abdel-Kader Zaaf, a Biniam Girmay e Nelson Mandela, ma anche a Ottavio Bottecchia e Gino Bartali, a Fortunato Baliani e Andrea Palini.
P.C. Hooft, esponente del Rinascimento e dell’Umanesimo dei Paesi Bassi, sarebbe diventato poeta, storico e drammaturgo. Molto della sua curiosità e coraggio, molto del suo vagabondaggio e talento sarebbe stato ereditato – per dirne uno – da Mathieu van der Poel. Una connessione troppo ardita? Forse sì.
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