BALSAMO. «VOGLIO UNA STAGIONE... MONUMENTALE»

DONNE | 28/02/2026 | 08:30
di Giulia De Maio

Se il sapersi rialzare e tornare più forte di prima fosse una disciplina olimpica Elisa Balsamo sarebbe da medaglia d’oro. In attesa di inseguirla ai Giochi estivi di Los Angeles 2028, la 27enne di Cuneo ha provato l’emozione di portare la fiamma olimpica nella propria città natale in vista di Milano-Cortina 2026 e si è preparata al meglio per una stagione in cui la fortuna - si spera - tornerà a girare per il verso giusto. La fuoriclasse della Lidl Trek, campionessa del mondo nel 2021, si è messa alle spalle due pesanti infortuni subiti nel 2023 e nel 2024 più un virus che l’ha frenata nella seconda parte dell’anno scorso. La filosofia di Elisa è semplice, resettare tutto e ripartire, fare tabula ra­sa di quello che è stato per ricominciare con la fame di chi vuole prendersi la rivincita. Nella passata stagione si è confermata come una delle punte della selezione italiana con cinque vittorie e tantissimi podi soprattutto nelle gare del nord. Dopo il Campionato Europeo su pista, è proprio sulle Classiche che ha messo il circolino rosso sul calendario 2026, in cui punta ad alzare le braccia al cielo in una Monumento e a di­mostrare ancora una vol­ta di essere più for­te di qualunque im­pre­visto. 


Come stai? 
«Bene, grazie. Per ri­caricare le energie mi sono concessa quattro settimane senza bici, che ho ripreso a metà no­vem­bre, quando per la prima volta ho trascorso un periodo di allenamento a Gran Canaria. Da ormai un paio di anni mi prepara mio marito Davide (Plebani, ex corridore e collaboratore tecnico della nazionale italiana paralimpica, ndr). Andiamo d’accordo e di lui mi fido, in più il lavoro è sempre concordato con la mia squadra. Dopo due anni travagliati, il 2025 è stato decisamente più positivo, soprattutto in primavera con le vittorie alla Volta Valenciana e al Trofeo Binda, e mi ha dato una buona base per un 2026 in cui non vorrei più dover dimostrare la mia resilienza». 


Gli stop ti hanno indebolita o resa più forte? 
«Fisicamente non sono stati facili da superare, nel ciclismo di oggi bisogna essere sempre al top e se forzatamente ti de­vi fermare per un mese du­rante la stagione poi sei co­stretta ad inseguire. Mi è successo per due anni di fila, il dolore è stato innegabile ma me lo sono messa alle spalle. A li­vello mentale ho avuto la conferma di essere una che non molla e non si arrende davanti alle difficoltà. Ci so­no riuscita grazie alla passione che provo per questo sport e soprattutto alle persone che mi sono state vicine».

Al campionato europeo sei tornata a pedalare in pista. 
«Mi mancava, l’ultima gara ad alti livelli che ho disputato era stata l’Olimpiade di Parigi 2024, l’anno scorso ho corso solo ad Aigle per ritrovare il feeling con il velodromo e perché... a fine stagione non avevo più grinta di allenarmi su strada (sorride, ndr). La pista mi pia­ce e mi diverte. Vede­re Davide mettersi al collo il bronzo meritato in tandem con Lo­renzo Bernard a Parigi 2024 mi ha riappacificato un po’ con i cinque cerchi, che restano un mio grande sogno. Dopo due partecipazioni e un quarto po­sto rimediato alla seconda, ora voglio una medaglia. Par­te­ci­pare non mi basta più, LA2028 in questo senso è un obiettivo».

E su strada dove ti vedremo in azione? 
«Ho iniziato con la Valenciana, quindi correrò la Omloop Nieuwsblad, la corsa a tappe in Spagna Extre­ma­dura, la Mi­la­no-Sanremo e tutte le classiche del nord. Dopo il settimo po­sto rimediato un anno fa, la Classi­cis­sima è uno dei grandi obiettivi di questa stagione in­sieme alla Roubaix. Vorrei poi far bene al Giro d’Italia, l’ultima tappa arriva praticamente davanti a casa dei miei genitori (mamma Silvia e papà Sergio hanno entrambi la tessera da direttori sportivi di terzo livello e nelle categorie minori hanno seguito direttamente la crescita della figlia, ndr). Oltre che una grande classica, vorrei riuscire a portare a casa una vittoria di tappa anche al Tour de France, con la squadra ci stiamo provando da tanto e c’è sempre qualcosa che non va, è il momento di ripagare tutti del duro lavoro». 

Un pensierino ai Mondiali di Mon­treal? 
«Il percorso non si adatta molto alle mie caratteristiche e li vedo ancora lontani. Indossare la maglia azzurra è ma­gico e mi fa sempre piacere aiutare le mie compagne, ci ragioneremo nei pros­simi mesi. Sono passati cinque an­ni dal mio trionfo a Leu­ven, finora l’emozione più grande della mia carriera. Ricordo il momento in cui ho tagliato il traguardo davanti a un mostro sacro come Marianne Vos. La cosa che mi ha riempito di più il cuore è stata vedere che tutte le persone che avevo intorno credevano in me: è stata questa la carica in più che mi ha permesso di vincere».

Di recente sei stata tra i 10.001 tedofori di Milano-Cortina. 
«È stata una gioia inaspettata. Sono sta­ta molto contenta di essere stata scelta, mi sono sentita orgogliosa e parte di questo grande evento. Non capita a tutti di avere il privilegio di portare la fiaccola, lo custodirò per sempre come un bel ricordo. Dopo aver vestito i colori della nazionale per due Olim­pia­di estive, è stato un onore attraversare la mia città natale con la fiamma olimpica in mano. Non vedo l’ora che inizino questi Giochi Olim­pici invernali e tifare per tutti gli azzurri in gara. Io sono super appassionata degli sport della neve, in particolare di biathlon. In tv lo seguo molto di più del ci­clismo quindi non mi perderò nemmeno una gara. L’Italia sta andando fortissimo in questa disciplina».

Oggi compi 28 anni, che regalo vorresti farti? 
«Una Monumento. Se anche arrivasse in ritardo rispetto al mio compleanno sarei contenta».

Sei un riferimento per il ciclismo femminile in Italia e non solo. Avverti il peso di questa responsabilità? 
«Non sento pressione, ma sono orgogliosa di ciò che rappresento. Essere un esempio per tante giovani mi spinge ancora di più a dare il massimo. Ci so­no tante ragazze più piccole che guardano come mi comporto sia in ga­ra che fuori e per questo cerco di essere sempre disponibile e cordiale con tutti. A volte non è così semplice, so­prattutto quando qualcosa va storto, ma fa parte del gioco».

Il ciclismo femminile ha ancora margini di crescita? 
«Per me sì. Io sono arrivata a questi livelli in un periodo in cui il movimento stava già crescendo, grazie a chi negli anni precedenti ha spianato la strada alle nuove generazioni. Ora è fondamentale continuare questo percorso e creare un circolo virtuoso che parta dalla visibilità: più viene dato spazio al nostro sport, maggiori saranno gli interessi economici e non solo attorno ad esso. Serve, però, anche un cambio di mentalità. Di recente mi è stato chiesto: “Perché una donna corre in bici?”, segno che la strada è ancora lunghissima, ma credo molto in questa crescita, anche dal punto di vista culturale».

Il riconoscimento della maternità è ormai un diritto acquisito dalle atlete. 
«Finalmente è stato sfatato un tabù. Da donna ritengo sia una conquista molto positiva. Nella mia squadra è stata resa da subito “normale”, più di una compagna ha dato alla luce un figlio e poi è tornata a competere ad altissimi livelli. Diventare mamma al momento non è nei miei piani però sapere che c’è una porta aperta in questo senso mi fa stare tranquilla. Se in futuro volessi realizzare questo desiderio so che si potrà fare, che non dovrò rinunciare alla carriera e all’ambizione di vincere altre gare».

Hai ripreso a studiare dopo un anno sabbatico dalla laurea in Lettere moderne e contemporanee all’Università di Torino? 
«Sì, ma lentamente. Mi sono iscritta al­la Magistrale in Comunicazione, In­formazione ed Editoria all’Università di Bergamo».
Visto che tra qualche tempo potresti essere una nostra collega, ti mettiamo subito al­la prova. Come riassumeresti la tua carriera finora? 
«La parola chiave del pezzo che la racconta è determinazione: tra tanti alti e bassi, nonostante parecchie difficoltà, non ho mai mollato».

Il titolo che vorresti dare al capitolo 2026? 
«L’anno della Monumento. Non im­porta quale, ma voglio salire sul gradino più alto del podio».

da tuttoBICI di febbraio


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