Quando si ha la classe di Tom Pidcock si può vincere anche quando le gambe non girano. Il britannico si è imposto ad Arco, nella terza tappa del Tour of the Alps 2026, al termine di una volata in cui hanno comandato più la testa e il cuore. Sul Passo Castrin, infatti, aveva inizialmente perso le ruote del gruppo, e solo nel finale della salita, quando il ritmo è calato, è riuscito a rientrare.
«È una vittoria che ha un bel sapore - spiega il capitano della Pinarello Q36.5 -. Perché in questi giorni sto soffrendo, quindi vincere oggi mi fa più piacere del solito. I ragazzi si sono sacrificati per me e non era scontato, visto che non c’erano garanzie che potessi capitalizzare. E grazie anche alla Red Bull, che ha continuato a tirare anche quando la maglia verde di Pellizzari non era più in pericolo. Sono partito lungo, troppo, però volevo essere davanti all’ultima curva per non rischiare di rimanere chiuso. È andata bene».
In questi giorni sta venendo fuori un Pidcock abbastanza fatalista. Prima della caduta in Catalogna era probabilmente nella forma della vita, eppure non appare frustrato o arrabbiato per quello che gli è successo. Cerca di rimanere lucido e realista.
«Credo che sia un buon esempio di quanto impegno dobbiamo metterci per fare quello che facciamo - aggiunge Pidcock -. Diciamo che quando stai così di mer** hai anche meno pressione addosso, non hai aspettative e puoi quasi goderti qualsiasi risultato arriva. Oggi il mio obiettivo era rientrare in gruppo prima della fine del Passo Castrin, non certo vincere. Bisogna cambiare mentalità a seconda della situazione e trovare comunque la soddisfazione in quello che si può fare in quel momento. Se cadi non ha senso essere arrabbiato o frustrato, devi solo pensare a lavorare e rialzarti».
E ancora: «Prima della caduta ero in forma eccezionale e se oggi avessi avuto quelle gambe, onestamente, sarebbe stato abbastanza facile vincere. Ma invece sto soffrendo, faccio fatica, ed è proprio per questo che vincere qui mi ha reso felice. La prima tappa dell’altro giorno è stata la giornata più dura in bicicletta di cui abbia memoria. È vero che ho fatto secondo, ma non rispecchia la sofferenza di quella giornata. Ogni giorno mi sento un pochino meglio, la fiducia cresce, anche se sono ancora lontano dall’essere in una buona forma. Però se ogni giorno miglioro un po’ e riesco stare davanti è sicuramente un bel segnale».
Se la sofferenza è così acuta, viene quindi da chiedersi come farà ad essere in condizioni accettabili alla Liegi-Bastogne-Liegi di domenica. «Non ho mai pensato di poter davvero essere competitivo alla Liegi, ma spero di stare abbastanza bene da portare a casa qualche punto per la squadra, che per noi sono importanti. La mia mentalità mi dice sempre di puntare alla vittoria, ma devo mettermi in testa che ci servono punti. E quindi se riuscissi a fare un buon piazzamento, potrei ritenermi soddisfatto».
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