RAGGI D'AFRICA. DOPO 9 ANNI NEL WORLDTOUR, GRMAY INSEGNA CICLISMO: «IL MONDIALE? UN PUNTO DI SVOLTA»

INTERVISTA | 28/02/2025 | 08:14
di Aldo Peinetti

Dov’e’ Tsgabu? Alle 7 del mattino gia’in in bici ma non si tratta di una sessione pre-gara supplementare prima della tappa del Tour du Rwanda con partenza da Musanze. Tsabu Grmay, di lui parliamo, oggi 33enne, dopo il ritiro si è tuffato nella nuova avventura di coach, mettendo a frutto nove anni nel World Tour a partire dalla Lampre per finire con la Jayco Jalula, nel 2023.


Eppure c’e’ stata un’appendice agonistica non casuale nel 2024, vero?:


«Si, ho voluto finire al Tour du Rwanda con la stessa maglia del World Cycling Center che m aveva offerto la possibilita’ di trovare posto alla Dimension Data, che mi portò anche in Toscana».

E la missione di allenare come nasce?

«Mi guida la volontà di agevolare l’avvicinamento al ciclismo dei giovani africani, offrendo un’opportunita’ di crescitanel mondo delle due ruote a partire dalla Mia Etiopia e non solo”.

Alla vigilia del Mondiale qual e’ la percezione? “

«Che siamo ad un momento di svolta, perche’ il potenziale e’tantissimo, siamo ben lontani dall’epoca pionieristica di 10-15 anni fa, grazie slcuramente all’attivita formativa della rete di centri UCI in Africa, come quello sudafricano di Paarl che mi ha lanciato, cosi come la nuova struttura appena inaugurata a Kigali. Sono snodi fondamentali per diffondere skills su ogni versante compresa preparazione dei collaboratori e alimentazione o programmi di allenamento, Con i più giovani non si devono bruciare i tempi, continuo a crederlo, specie qui in Africa».

Parole di chi ha anche trascorso un anno al Centro Uci di Aigle. L’entusiasmo che vediamo sulle strade rwandesi non sara fuoco di paglia…

«Affatto, personalmente ho un occhio di riguardo per la regione montuosa da cui provengo, sto lavorando per creare una Academy nella mia citta’ natale di Tigray ed abbiamo appena organizzato una manifestazione”».

Complesso di inferiorità verso i maratoneti?

«Ho dimostrato che c’e’ spazio anche per chi vuole oraticare ciclismo, sport che ho sempre seguito, perche’ gia’mio padre e mio fratello maggiore lo praticavano».

Da atleta, il momento piu’ bello?

«Più che l’affermazione al Tour de Taiwan o i titoli di campione africano a cronometro, non posso che mettere in testa alla personale classifica la prima delle partecipazioni al Tour de France, Che ho disputato tre volte. C’era e c’e’ l”orgoglio di aver rappresentato per la prima volta Il mio Paese alla Grande Boucle. Ho corso un Giro e quattro edizioni della Vuelta, accasandomi in Spagna, a Girona con mia moglie e I nostri due figli. Il piu’ grande gia si appassiona ma nessuno lo forzera».

Come nasce Il Team Amani?

«E’una Continental affiliata per Il primo anno in Rwanda (inizialmente presidiato da Ineos, ndr), siamo ambiziosi e puntiamo a ramificare l’attivita’ anche consolidando Il lavoro presso Il Centro d’allenamento in Kenia, a Iten, punto di riferimento dei runner di tutto Il mondo».

C’è un sogno nel cassetto con il club?

«I programmi del Team Amani, parola che significa “pace”, sono ben strutturati. DIventare la prima squadra del continente africano sarebbe davvero il massimo, a questo obiettivo occorre puntare».

www.raggidafrica.it


Copyright © TBW
COMMENTI
Africa
28 febbraio 2025 13:12 Alverman
Lasciamo passare ancora qualche anno e poi vedremo il continente africano stravolgere le attuali gerarchie ciclistiche .Il territorio è immenso e come i fondisti africani nell'atletica dettano legge,così sarà anche nel ciclismo.Il codice genetico basato sulla resistenza alla fatica che possiedono questi atleti sicuramente cambierà il mondo del ciclismo .Aspettiamo e poi ne vedremo di campioni africani.

Alverman
28 febbraio 2025 17:19 Bicio2702
Non credo.
Come genetica adatta al ciclismo, gli europei sono irraggiungibili.
Gli africani van bene nella corsa di resistenza a piedi.
Non confondiamo le rave con le fave...

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il campione del mondo che non ti aspetti arriva dagli Stati Uniti e si chiama Brandon McNulty. Non era nell’elenco dei favoriti, non sembrava il corridore da controllare e forse proprio per questo ha trovato lo spazio per costruire l’impresa...


Accenni di foliage nelle inquadrature dall’alto fanno ancor più capire che in Canada bisogna tornarci anche senza l’effetto booster di un mondiale di ciclismo. Ci penseranno quelli dell’ente del turismo in Quebec a sfruttare la legacy, perchè la Francia si...


Giulio Ciccone, nono al traguardo, ha corso da grande capitano della nazionale italiana ma sul suo volto, insieme alla faticam trova spazio la delusione. A caldo il corridore abruzzese spiega: «C'è un po’ di delusione per il risultato. Eravamo venuti...


A una settimana esatta dal trionfo che lo aveva consacrato campione nella prova a cronometro, il belga Remco Evenepoel ha vissuto oggi una giornata amara: non è riuscito a entrare in gara e ha chiuso al dodicesimo posto. Il contrasto...


Lorenzo Mark Finn - alla fine 55° al traguardo - ha il volto segnato dalla fatica quando arriva al microfono di Stefano Rizzato di RaiSport: «È stata la giornata più dura della mia vita... Quando siamo entrati nel circuito noi azzurri...


C’era grande attesa attorno a Paul Seixas, il ventenne francese considerato uno dei nomi più promettenti per la prova in linea dei Campionati del Mondo. La corsa, però, non ha riservato la soddisfazione sperata: Seixas ha chiuso al 15° posto...


Una corsa folle, imprevedibile, senza padroni, e alla fine risolta da un assolo, lungo e sofferto, di Brandon McNulty, che a Montréal si laurea campione del mondo. Il corridore americano ha sfruttato la superiorità numerica della sua squadra nel finale,...


Momenti di tensione e di apprensione quest'oggi sulla linea del traguardo - e come potete vedere dal filmato non è certo un modo di dire... - della 21a edizione della Cesano Maderno - Ghisallo Memorial Lorenzo Ganassin, prima delle quattro...


“Sono felice e orgoglioso di avere l’opportunità di rappresentare i rifugiati da tutto il mondo”. Ieri pomeriggio, Amir Arsalan Amsari ha postato una foto della sua maglia con il numero di gara 184 che sta onorando al meglio. Si dirà,...


Pavel Bittner, velocista ceco del Team Picnic PostNL, ha vinto allo sprint l'edizione numero 76 della classica francese Paris-Chauny, disputata oggi sui  203, 6 chilometri che separano Margny-lès-Compiègne e Chauny (Aisne). Bittner ha preceduto al fotofinish Lionel Taminiaux (Lotto-Intermarché) con ...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra