RIFLESSIONI E PENSIERI SPARSI SULLA MAGLIA IRIDATA

TUTTOBICI | 31/10/2024 | 08:17
di Gian Paolo Ormezzano

Finito il programma mondiale, andata come sapete la gara professionistica su strada individuale, in­detta ufficialmente e magari patriotticamente per squadre nazionali ma commercialmente, pubblicitariamente e agonisticamente ancorché nascostamente offerta ad atleti di passaporto diverso e casa ma­dre eguale, mi autoesimo dal commentare l’esito della gara in sé e si capisce tutto il troppo ampio contorno di prove “minori” specifiche per questa o quella categoria pedalante, e semplicemente scrivo che la maglia iridata ormai significa poco o nulla. In primis perché ne vengono attribuite troppe con troppe sigle e la minaccia concretissima è che il numero cresca. Già si vedono troppe prove inutili o ridicole, magari appoggiate in maniera balorda ad una novità nella costruzione della bicicletta (a quando lo strumento per pedalare sulla Luna o su Marte?), e il timore è che prevalga - ci sono prodromi grossi assai - l’urgenza maledetta di spettacolarizzare, cioè di interessare comunque, onde convogliare sotto i propri strampalati palcoscenici interesse e addirittura allegria di fans ebeti o inebetiti, e plaudenti. Tanto circo e poco sport, insomma.


D’altronde se chiedete ad un corridore quale maglia in primis lui sogna, mica vi dice quella iridata, fra l’altro anch’essa un po’ arlecchinesca, ma quella gialla finale del Tour de France, portabile quel giorno e su blandi circuiti di paese. Staccate in questa classifica ma pur sempre be­ne­amate le maglie di vincitore di Giro o Vuelta, anch’esse ma­glie non portabili, come in­vece quella iridata, nelle prove diciamo usuali del calendario. Da dire, con invidia, che il vincitore del Tour de France viene “visto” sempre in ma­glia gialla anche se lui pure soggiace al rito, arlecchinesco eccome, della maglia di squadra, commerciale.


C’è pure secondo me un momento ufficiale in cui il ciclismo ha accettato la legge del giallo-Tour: trattasi del 1953 allorché Coppi, che l’anno prima aveva rivinto Gi­ro e Tour nello stesso anno, sentì più che la voglia il bisogno di maglia iridata, lui il corridore ottimo massimo che stava facendo la grande storia del ciclismo, e si pappò il titolo mondiale nel Canton Ti­ci­no, fra l‘altro facendo affiorare nelle fotografie della premiazione la creatura che gli condizionò la vita da allora alla fine (1960), la Dama Bian­ca felice mentre l’ormai suo Fausto vestiva l’iride, an­che l’iride: non era stato il massimo titolo a mancare sin lì al Campionissimo, era stato lui a mancare all’elenco dei vincitori.

La maglia di campione del mondo in prova unica soggiace poi a troppi condizionamenti: c’è la giornata no misteriosa che blocca il favorito, ci sono coalizioni extranazionali che ad­dirittura riguardano già contratti nuovi, clandestini per l’anno che verrà, ci sono percorsi toppo adatti ed adattati a certi corridori, c’è l’iterazione nel circuito di fatiche particolari, come ad esempio quelle scaturenti dalla somma di brevi salite da ripetere più vol­te, una cosa tutta diversa dalla scalata lunga, impegnativa ma unica nlla giornata.

Nella storia mondiale c’è abbondanza di corridori decisamente qualunque, corridori frilli (il termine è del ciclistese antico, dice di estemporaneità po­sitiva ma anche di provvisorietà definitiva) che diventano campioni del mondo da quasi sconosciuti, al traino di circostanze particolari ed irripetibili.

A chi non è d’accordo proponiamo questo pa­norama: ci sono sempre più vincitori di grandi ga­re ciclistiche, dal Tour in giù, che non sono co­me nel passato italiani o francesi, belgi o olandesi, tedeschi o svizzeri, statunitensi o canadesi, ma che provengono da etnie immense o piccolissime (timidamente l’Africa o prepotentemente la Slovenia, che non è solo Pogacar). Fra poco il ciclismo degli alti ordini d’arrivo, Tour o “monumenti”, sarà occupato anche da cinesi e indiani, i sudamericani saranno sempre più numerosi, strariperanno i britannici e si batteranno sempre bene gli scandinavi (presto o tardi, arrischio, salterà fuori un grande di Norvegia, altro che il danese antiPogacar del Tour), esploderanno i giapponesi che sono gli scandinavi dell’Asia. E neozelandesi e australiani saranno anche maori ed aborigeni. Questo significherà semplicemente e splendidamente l’universalità del ciclismo nuovo, la fine del villaggio italofrancobelga dominante sino a poco fa, con un respiro mondiale garantito da etnie nuove e possenti. Questo per il gran bene assoluto del ciclismo, lo avete mai pensato?

Ps Italiani mai pervenuti, in questo ar­ticolazzo come sul traguardo di Zu­ri­go. Perso­nalissimis­sima­men­te chi scrive è indeciso fra ottimismo sul futuro dei giovani az­zurri, che almeno non si beccano l’era Pogacar il quale si an­noierà pure, una proposta di grossa inchiesta ricca di bla-bla-bla o l’attesa di interventi di Monsignor Tempo e Ma­don­na di Lourdes.

Copyright © TBW
COMMENTI
L'ho letto due volte
31 ottobre 2024 13:55 gravel
Alla prima, sarò sincero, volevo contestare quanto scritto, ma la seconda volta mi sono soffermato un po' a riflettere su alcuni punti e mi sono trovato pienamente d'accordo con quanto ho letto sulla maglia iridata. Che vergogna. Adesso anche il campionato del mondo sui rulli! Questo non è progresso.

Quello che ripeto da anni
31 ottobre 2024 15:48 pickett
I mondiali hanno cominciato a svalutarsi quando venne inserita la prova a cronometro,nell'ormai lontano 94.Da lì in poi,sempre nuove gare,fino alla + recente ridicolaggine della staffetta mista,o come diavolo si chiama quella stupidata.Le maglie iridate devono essere 3:professionisti,dilettanti e donne.Stop.A togliere ulteriore fascino alla prova iridata,aggiungo io,sono stati gli assurdi tratti in linea iniziali,inseriti unicamente per motivi di promozione turistica.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La Volta Ciclista Catalunya si è aperto subita con una sfida tra grandi nomi. Nella tappa inaugurale a Sant Feliu Dorian Godon (Ineos Grenadiers) ha battuto allo sprint Remco Evenepoel (Red Bull Bora Hasngrohe) e Thomas Pidcock (Pinarello Q36, 5). Si...


Italiani in evidenza nel Principato di Monaco. Matteo Baldini (GoodShop Yoyogurt) ha conquistato la 51ª edizione del Critérium de Monaco – Trophée Jean‑Luc Schopf nella categoria Elite/Open, imponendosi sui 66, 5 chilometri di gara. Il bergamasco di Endine Gaiano ha...


La Federazione Ciclistica Italiana e Rai Pubblica Utilità hanno siglato un accordo di collaborazione finalizzato a promuovere e valorizzare la diffusione di informazioni nell’ambito dell’offerta di pubblica utilità e, più in generale, delle attività connesse al servizio pubblico radiotelevisivo, con...


Il ritorno a sorpresa di Mads Pedersen alla Milano-Sanremo (da lui poi conclusa con un ottimo quarto posto) rischia di essere l’unica notizia positiva in una prima parte di stagione che è stata e continua a essere marchiata dalla...


La Turnhout Gravel, valida come ottava tappa stagionale (la quarta nell’anno solare 2026) delle UCI Gravel World Series, ha visto brillare le stelle di Nicole Frain e Jarno Bellens. La trentatreenne australiana del team Factor Racing, già a segno...


La Settimana Internazionale Coppi e Bartali si prepara a vivere una nuova edizione di grande spessore tecnico e sportivo, confermandosi come uno degli appuntamenti più solidi e riconosciuti del panorama ciclistico internazionale. La corsa a tappe organizzata dal GS Emilia,...


Nalini presenta RAY, il kit maglia–pantalone–calza che non si limita a ridurre la resistenza aerodinamica: agisce attivamente sul corpo dell'atleta, migliorando la risposta fisiologica allo sforzo, accelerando il recupero muscolare e consentendo prestazioni più alte per più tempo. Non è un'evoluzione:...


Chissà cosa avrebbe detto e pensato il Bepin Drali, nel vedere il suo marchio sulle strade della Milano-Torino e della Sanremo. Piccolo grande uomo, ironico e riservato, veloce di mani e di testa, pronto a festeggiare con quella “punturina” che...


La Berghem#molamia 2026 si prepara a tornare il 14 giugno 2026 sulle strade delle Prealpi Orobiche, ma per chi vuole partecipare il momento giusto per iscriversi è adesso. La quota agevolata è infatti disponibile solo fino al 31 marzo 2026, una scadenza...


Ancora una volta il Teide ha messo in difficoltà alcuni corridori a causa del meteo avverso e questa volta ad essere seriamente preoccupato è stato Remco Evenepoel, che  a rischiato di non arrivare in tempo al Giro di Catalogna. Il...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024