TRENTIN: «BELLA SODDISFAZIONE IN UNA STAGIONE NON BUONISSIMA»

PROFESSIONISTI | 12/10/2022 | 17:41
di Carlo Malvestio

Senza ombra di dubbio Matteo Trentin potrà andare in vacanza con il sorriso. Il trentino della UAE Team Emirates si è infatti portato a casa il Giro del Veneto 2022, al termine di una corsa vissuta sempre all’attacco insieme ai suoi compagni di squadra e conclusa con una volata ristretta di 5 corridori senza storia.


Per Matteo si tratta del terzo successo stagionale dopo Le Samyn e una tappa del Giro di Lussemburgo: «Abbiamo corso molto bene, con Baldato e Marcato, che sono di queste zone, l'abbiamo preparata al meglio, avevamo studiato il punto in cui provare a stanare gli avversari dopo circa 80 km e si è rivelata la mossa esatta – ha analizzato il vincitore -. Inizialmente si è avvantaggiato un gruppo di 15 corridori in cui eravamo io, Ulissi, Formolo e Hirschi, con Covi che era caduto poco prima sennò ci sarebbe stato anche lui, mentre poi io e Ulissi ci siamo inseriti nel drappello di 9 corridori che è andato all'arrivo. Coi corridori che abbiamo non potevamo fare altro che provare a fare corsa dura, aspettare non sarebbe stato vantaggioso per noi. Alla fine temevo De Marchi, perché sapevo che doveva attaccare e se gli lasci 3 metri lo rivedi all'arrivo, infatti appena è partito l'ho marcato stretto. Quando è scattato Rochas è riuscito a fare un piccolo buco e ha tirato dritto, ma sapevo che in volata potevo saltarlo. Correvano tutti contro di me? Sì, ma è normale che sia così, avrei fatto lo stesso».


Trentin sarà al via anche della Veneto Classic di domenica, ma può già fare un chiaro bilancio della sua stagione, che non è probabilmente stata memorabile. «Il bilancio stagionale non è buonissimo, purtroppo quando la forma era buona, anzi ottima, ho avuto dei problemi – ammette con la consueta schiettezza Matteo -. Alla Parigi-Nizza, alla quale arrivavo dopo aver vinto Le Samyn, sono caduto e ho rimediato un trauma cranico piuttosto pesante, così tutte le classiche sono andate a farsi benedire. Poi appena prima del Tour de France mi son beccato il covid e mi è toccato stare a casa. Sono ripartito senza strascichi ma in questo ciclismo non è banale ripartire tre volte. Ora sono 3 mesi che non ho problemi e infatti la condizione è arrivata. Sono contento di aver vinto oggi perché la scorsa settimana è stata un po' deprimente; dopo il 4° posto alla Coppa Bernocchi mi son ritirato al Gran Piemonte per colpa dell'asma, devo aver incontrato qualcosa che mi fa allergia nella salita, e poi alla Parigi-Tours ho forato in un momento delicato, sono rientrato ma non avevo più le gambe. Con la forma che avevo, non aver raccolto nulla mi dispiaceva molto. Questa vittoria mi permetterà di affrontare l'inverno con un sorriso in più».

Con il classe 1989 di Borgo Valsugana, spesso portavoce di tutto il gruppo, c’è stato anche modo di parlare di sicurezza, argomento per cui si batte da anni insieme al CPA: «Tra corridori ci parliamo spesso, dall'alto ci ascoltano ma poi non si agisce. Per il momento è tutta chiacchiera politica. Lo abbiamo visto in Croazia! Io capisco benissimo gli organizzatori, io stesso mi impegno ad allestire un criterium di beneficienza a Monaco e in 4 strade ci sono moltissime insidie, ma ci sono delle regole semplici che andrebbero sempre rispettate. Non sempre è così e purtroppo nessuno si muove per cambiare le cose, quando magari noi corridori veniamo squalificati per delle piccolezze. UCI e Commissari di corsa dovrebbero a mio parere fare qualcosa in più, dovremmo lavorare tutti assieme e invece pare che ci facciamo la guerra tra corridori, organizzatori e UCI. C'è poi da dire che i piani urbanistici delle città non aiutano, perché sono pensati per le macchine, e gli organizzatori devono fare miracoli per accontentare sponsor, corridori, televisioni ecc.., ma servono regole precise e chiare, come fu l'obbligo del casco».

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