MAMMA TONINA, PAPA' PAOLO E QUELLA FRASI DI TITO TACCHELLA CHE...

LETTERA APERTA | 17/02/2022 | 08:12
di Fiorenzo Alessi

Caro Direttore, com’è naturale, il pezzo di Guido La Marca fa discutere. Le parole di Tito Tacchella, una persona che nel ciclismo  non è certo un signor nessuno, fanno davvero riflettere.


Le scrivo, dunque, perché proprio il papà Paolo Pantani e mamma Tonina sono rimasti amareggiati da un passaggio di quanto si è ritenuto di rendere di pubblico dominio.


I genitori di Marco Pantani, ai quali in tanti dovrebbero ancora porgere scusa per condotte e dichiarazioni quanto meno improprie ed inopportune, del tutto senza fondamento, hanno vissuto insieme al figlio grandi gioie, ma hanno sostenuto altresì grandi sofferenze. Un dolore permanente per una morte prematura di Marco tuttora da chiarire, uno strazio ben arduo da sopportare.

Leggere, a distanza di anni e con riguardo all’infausta e infame giornata di Madonna di Campiglio del 4 giugno ’99, di una “...ricerca spasmodica di risultati eclatanti, anche quando non serviva...”, aggiungendo “…se hai sette minuti di vantaggio in classifica generale sul secondo, hai già vinto, non serve stravincere andando a prenderti la tappa...” significa non comprendere l’essenza dell’agonismo, e lo spirito che anima un Campione.

Solo la vittoria può soddisfarlo, è per la vittoria che sostiene sacrifici e privazioni, è la vittoria il premio che intende, con ogni forza, dedicare ai propri tifosi.

Anche a se stesso e, non certo da ultimo, agli sponsor che tanta rilevanza ed influenza hanno nel ciclismo professionistico. Allora come ora. E, se la memoria non m’inganna, anche Tito Tacchella esultava ai successi dei corridori del proprio Team. Non per nulla, ancor’oggi rammenta delle vittorie di Roberto Visentini e dell’anno d’oro del “suo” Roche. A proposito, avendo già vinto Giro e Tour, che necessità c’era per Stephen Roche di conquistare anche la Maglia Iridata?

Argomentando come malevolmente si è dell’avviso abbia fatto il “signor Carrera”, che dire mai del “Cannibale” del Ciclismo per eccellenza? Quell’Eddy Merckx che voleva sempre e comunque dominare e stravincere? Era forse destinato alla stessa fine di J.F. Kennedy a Dallas?

Lo si dica, senza tanti giri di parole: a Madonna di Campiglio il ciclismo ha vissuto una delle sue giornate più buie. Lo stabiliscono anche gli esiti di indagini giudiziarie condotte da Tribunali dello Stato e non al Bar Sport. Marco Pantani, il campione amato ed osannato per il suo modo d’interpretare la contesa agonistica, ne è stato la vittima sacrificale.

Questa è un’innegabile verità : tutto il resto... è noia.

Cordialmente, anche dai genitori di Marco.

Avvocato Fiorenzo Alessi

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COMMENTI
ma basta
17 febbraio 2022 09:27 VERGOGNA
Era meglio tutelarlo e guidarlo meglio da vivo.... non da morto. È stato uno dei 3 sportivi più carismatici dell'Italia di sempre ma TUTTI questi personaggi hanno prima o poi dovuto pagare un caro prezzo a questa popolarità, che piaccia o no fa parte del gioco. Guardate ad esempio cosa è successo recentemente alla Pellegrini, o i guai del fisco di Valentino Rossi, Coppi che andò a processo... tutti ci sono prima o poi passati. Purtroppo però solo lui è morto a 33 anni nel degrado più totale. E credetemi che quando è successo io ho pianto e mi emoziono ancora a vedere le immagini di Pantani... per me era un Dio. Ma adesso lasciatelo in pace, e chi ha sbagliato con lui non cerchi sollievo in un processo per lavarsi la coacienza. Basta... basta.

Ancora notizie
17 febbraio 2022 11:53 geo
Evidentemente il tema "Pantani" fa ancora audience. Personalmente credo che si sia detto tutto e che ogni parola sul vissuto extra sportivo detta, sia di troppo. Ma se l'argomento interessa ancora è giusto parlarne. Forse sarebbe più rispettoso parlare, però, delle gesta sportive, da cui prendere esempio e stupore.

Pantani
17 febbraio 2022 13:34 gimierre66
Penso che sia giunta l'ora di avere rispetto per la Famiglia Pantani, prima Marco poi dopo la sua morte i suoi genitori hanno dovuto subire ingiustizie a non finire, purtroppo penso che la verità non verrà mai fuori perché a qualcuno fa troppo comodo che sia cosi. Concludo inviando un saluto Paolo e Tonina Pantani, non li conosco ma ho tanto rispetto per delle persone come loro.

Ancora.....
17 febbraio 2022 16:25 Fuga da lontano
Ma non è ora di finirla di tirare la giacchetta del povero Pantani?
Possibile che non si possa lasciare in pace la memoria e la vita di questo povero ragazzo (come tanti altri vittima dei destini che la vita ci offre).
Tacchella è stato l'ultimo di tanti che su Pantani hanno detto la loro senza pudore, formulando ipotesi, certezze e sentenze sulla vita di questo ragazzo. Ma servono questi commenti? sono ancora necessari? dobbiamo ogni 14 Febbraio scrivere un articolo o riportare qualche intervista che proponga soluzioni e analisi postume sulla vita di questo ragazzo che a 33 anni viene trovato morto in un hotel?

Ognuno faccia quello che vuole, ci mancherebbe, ma a volte il silenzio e d'oro come dovrebbe esserlo il rispetto verso questo uomo.

PS.ma un articolo che riscriva in modo "critico", magari con "altropensiero", il ciclismo di quegli anni, quelli bui in cui si doveva "girare" con la centrifuga negli hotel aiuterebbe a capire molto meglio la delicatezza fisica e psicologica dei ciclisti di quegli anni.

Ci voleva, Bravo Alessi!
18 febbraio 2022 09:07 roger
Bellissima lettera di Fiorenzo Alessi. Senza di lui il caso Pantani non si sarebbe riaperto, ed invece è importante che giustizia venga fatta, proprio in memoria di uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi!

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