WIGGINS:«DOPO IL 2012 RECITAVO LA PARTE DEL DIVO. CON LA SKY CI SIAMO LASCIATI MALE E CON FROOME…»

NEWS | 27/10/2021 | 15:15
di Luca Galimberti

Campione del mondo ed olimpico su pista e contro le lancette, nonché vincitore del Tour de France 2012 Bradley Wiggins è stato uno degli atleti di riferimento del ciclismo mondiale. Proprio nell’edizione della corsa francese che lo ha visto vincitore il britannico classe 1980 era stato protagonista di un diverbio con l’allora compagno di squadra Froome.


Il baronetto, che oggi collabora con Eurosport come commentatore tecnico, è intervenuto nel podcast di Geraint Thomas raccontando molto di sé e ammettendo alcuni errori: «Dopo il Tour del 2012 ho finito per interpretare il ruolo del divo, mi comportavo come una rock star, pensavo fosse un buon modo per affrontare le cose ma effettivamente non sono riuscito a gestire la celebrità, non sono bravo a ricevere complimenti».


Ed ancora: «Quel modo di comportarmi non mi è servito e alla lunga mi ha danneggiato. Ha creato una percezione negativa di me soprattutto nei confronti dei bambini. Non ero più il Bradley Wiggins, davvero forte, vincitore del Tour de France».

Parlando del suo ultimo periodo in Sky, Wiggins, professionista dal dal 2001 al 2016 e in Sky dal 2010 al 2014, ha dichiarato: «Negli ultimi tempi in squadra mi sono isolato, facevo tutto da solo. Non amavo più nulla di quello che facevo. Dopo il 2012 non mi è mai piaciuto nulla, gestivo le cose in maniera infantile perché non sapevo come affrontarle. Tutto questo ha avuto delle conseguenze anche sulle mie relazioni con gli altri. Ho lasciato la Sky in un modo pessimo e mi dispiaccio perché sono l’unico responsabile della cosa».

E con Froome? «Tutto ciò che è successo con Chris è stato davvero deplorevole. Alla fine del Tour di quest’anno però ci siamo incontrati in un locale, ci siamo abbracciati e abbiamo chiarito e fatto pace. È stato molto liberatorio. Ora parliamo spesso» ha concluso Sir Wiggins.

 

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COMMENTI
Complimenti
28 ottobre 2021 09:22 GGPITTA
Complimenti allo sportivo, ma soprattutto all'uomo. L'intervista rilasciata lo rende, oggi, meritevole dei titolo di "Sir", al di là dei notevoli meriti sportvi.
Chapeau

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