CAPECCHI. «NOI GREGARI, GENTE CHE FATICA, SOFFRE E... SI EMOZIONA»

INTERVISTA | 15/06/2021 | 08:15
di Giorgia Monguzzi

Eros Capecchi due giorni fa ha compiuto trentacinque anni ed ha festeggiato andando su e giù per le salite previste nell’ultima tappa del Tour de Suisse e poi brindando alla vittoria del compagno di squadra Gino Mäder. Il portacolori del team Bahrain Victorius sta affrontando una parte di stagione piuttosto complicata: a causa di un’allergia è stato costretto a dire addio al Delfinato già nella prima frazione, per lui problemi respiratori che non gli stanno rendendo la vita troppo facile. Eros ha voluto ripartire subito con la corsa a tappe elvetica, otto giorni veramente a tutta che gli hanno permesso di testare la sua condizione fisica.


«Devo ammettere che non sono ancora al top della forma, ma sto molto meglio rispetto al giro del Delfinato - racconta Eros Capecchi a tuttobiciweb -: la prima tappa in Francia è stata terribile, ho aiutato i miei compagni, ma poi ho dovuto alzare bandiera bianca. Dopo aver fatto tutti gli accertamenti del caso ho voluto partire subito con il Tour de Suisse per capire a che punto della preparazione fossi, è stato un test importantissimo che mi ha permesso di pedalare su diversi tipi di terreno, anche piuttosto duri. Ho ancora qualche problema di respirazione, soprattutto quando si sale in quota in salite piuttosto ripide, ma poco alla volta sto recuperando».


Per la prima volta dopo cinque anni Eros non è stato al Giro d’Italia, una delle sue corse preferite e che proprio dieci anni fa, sul traguardo di San Pellegrino, gli ha regalato il più bel successo da professionista. Eppure alla corsa rosa qualcuno di casa Capecchi c’era, come ama dire lui, visto che ai microfoni della Rai ha esordito come voce tecnica della corsa rosqa Giada Borgato, sua compagna. «Da quando sono passato professionista mi è capitato raramente di perdere il Giro, esserci è un po’ un marchio di casa Capecchi e quest’anno è toccato a lei tenere alto l’onore della famiglia. Era la sua prima volta al Giro, ma l’ha affrontata come una vera professionista, sono anni che lavora in Rai, ma so che per lei è stata un’emozione grandissima. Giada è molto preparata, sa sempre di cosa parla, ma non solo perché ha corso tanti anni, lei è molto precisa in tutto quello che fa, si informa, studia, e i risultati si vedono. E poi diciamocelo, qualcosa gliel’ho anche suggerito io».

Eros ama scherzarci su, ma ammette di averlo seguito anche più di quanto si sarebbe immaginato, a casa incollato davanti alla tv ad ascoltare la sua Giada e a tifare per Damiano Caruso.

Il secondo posto di Caruso e la sua impresa all’alpe Motta hanno rappresentato il trionfo dei gregari, di quei campioni segreti che spendono tutto a favore del proprio capitano. Eros conosce bene il siciliano, compagno di tante corse e di tanti ritiri, con lui ha condiviso avventure ed emozioni, durante le tre settimane di corsa rosa ha fatto il tifo per lui e tutto quel mondo che rappresenta. La felicità è stata tanta, ma ancor di più la consapevolezza che il duro lavoro ripaga sempre: «Sono felicissimo e non lo dico solo perché Damiano è un amico - ci spiega -: è un corridore straordinario che sta raccogliendo quello per cui ha lavorato tanto. L’anno scorso al Tour ha chiuso decimo nonostante avesse lavorato per Landa, questa volta ha finalmente avuto il suo spazio, sta assaporando il trionfo che si merita».

Capecchi come Caruso ha imparato a lavorare dietro le quinte, fedeli gregari dei loro capitani si mettono in disparte per regalare a qualcun altro la vittoria. Molto dicono che non sono dei vincenti, statistiche alla mano non eccellono in numeri e graduatorie, eppure tutti i trionfi della squadra sono possibili grazie a loro. Eros ci spiega quanto è difficile il lavoro dei gregari, angeli custodi per l’uomo di classifica, sempre pronti a soffrire e tenere duro. «Tutti guardano la classifica, se non sei nei primi dieci o non vinci alcuni pensano che tu non sia un corridore forte. Invece noi vinciamo tutte le volte che qualcuno della nostra squadra alza le braccia al cielo o guadagna sugli avversari. Mi capita spesso di arrivare a diversi minuti dai miei compagni, soprattutto nelle dure tappe di montagna arrivo al bus quando tutti sono già docciati e pronti ad andare all’hotel e appena mi vedono mi abbracciano, qualcuno ha vinto, anzi abbiamo vinto, tutti insieme.» Eros fa fatica a descriverci quell’incredibile mix di emozioni, la soddisfazione che è ancora più grande della gioia della vittoria. Forse dopo tutto, come lui stesso ammette, non esistono delle vere e proprie parole per descrivere quegli istanti, l’affetto tra compagni che si sprigiona sul bus dopo la tappa. Sono immagini che spesso non vengono mostrato, sono nel segreto di quella bolla, così come abbiamo imparato a chiamarla, protetta dagli sguardi indiscreti e che si può comprendere soltanto vivendola.

Domenica prossima Eros Capecchi sarà impegnato nella prova in linea dei campionati italiani, un appuntamento fisso che cercherà di onorare al meglio lavorando per i suoi compagni, come ha sempre fatto, per provare a conquistare il tricolore. Non sa ancora cosa gli proporrà il resto della stagione, non ama troppo pianificare ma preferisce godersi il momento, emozione dopo emozione. Forse, è anche giusto così.
 

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