QUA LA MANO, DI ROCCO

TUTTOBICI | 23/01/2021 | 07:30
di Cristiano Gatti

Tra le tante allegre fantasie che possiamo concederci per il 2021, la prima quella di una banale normalità, almeno una certezza reale l’abbiamo già: tra po­co ci ritroveremo un nuovo pre­sidente. Magari del consiglio, sicuramente della federazione ciclistica italiana. Cioè un nuovo capofamiglia per la grande famiglia della bicicletta.


Per accogliere e salutare la persona che si ca­richerà in spalla un bel po’ di grane, certamente più delle innegabili vanaglorie, abbiamo tutto il tempo. Qui, adesso, a me preme ri­vol­gere un saluto a chi lascia la scrivania, o il trono, o il tappeto chiodato, dopo tanti anni di gestione: Renato Di Rocco.


Non voglio farla tanto lunga, nemmeno usa­re le formule standard di circostanza, sublimi quelle delle società di calcio che silurano gli allenatori, mai e poi senza aver “ringraziato il tecnico per l’impegno e la serietà del suo lavoro”, cose che ti la­sciano sempre spalancata la do­manda infantile ma dio buo­no, se era tanto bravo, per­­ché lo state cacciando a calci nel didietro?

No, per Di Rocco non servono queste ipocrisie. Io non ne sento la necessità. Sinceramente, apertamente, lealmente, voglio rivolgergli comunque un saluto grato. Adesso che se ne va, non lo faccio santo ed eroe, men che meno martire. Ne vo­glio parlare per quello che davvero è, per come realmente lo considero e lo ricorderò. Cioè un buon presidente e un buon capofamiglia.

Certo non sarò mai io a dire che ho condiviso per filo e per segno tut­­ta la sua opera, tutte le sue scelte, tutte le sue idee. Un sacco di volte mi sono trovato in disaccordo, spesso non ho sopportato il suo modo molto politico e calcolatore di af­fron­tare certe questioni vitali, ma alla fine devo ammettere che in quel ruolo, a quei livelli, i metodi troppo estremi e radicali non portano quasi mai a grossi risultati (ragion per cui, lo dico senza problemi, gente della mia pasta fa­rebbe solo danni). Dove bisogna tessere e mediare servono tessitori e mediatori, questa la verità. E da questo punto di vista Di Rocco si è rivelato uno dei più abili e dei più in­stancabili. Certo, anch’egli ha subito (ha dovuto subire) in tanti passaggi la tracotanza del superpotere franco-Tour, che ormai ha allungato i suoi tentacoli in tutti gli angoli del pianeta ciclismo. Ma in ogni caso, dentro e fuori l’Italia, Di Rocco ha sempre cercato di salvare il salvabile nell’interesse italiano, il poco concesso. Questo nessuno glielo può negare. E poi c’è il resto.

C’è che comunque Di Rocco resterà nella storia come un presidente dignitoso e presentabile. Lo dico perché nella mia sporca vita ho conosciuto tan­ti dirigenti della politica sportiva, dentro e fuori il ciclismo, partendo dalle società di base per finire ai massimi vertici del Coni. Ecco, proprio alla lu­ce di questi paragoni, devo riconoscere che Di Rocco non sfigura con nessuno. Un presidente sottile, arguto, sveglio. Non un presidente tagliato con l’accetta, nemmeno un presidente vacuo e damerino: semplicemente, un presidente con una sua misura, un suo livello, un suo decoro. Senza un briciolo di boria e di ma­nierismo baronale, il che proprio non guasta: ancora prima che arrivasse l’era della politica pop, lui era già un dirigente pop, senza però svaccare mai nel populismo volgare e sguaiato. In altre parole: un pre­sidente con tutti i suoi li­miti e le sue pecche, ma mai e poi mai un presidente di cui il ciclismo abbia dovuto vergognarsi. In nessun momento, nemmeno nei più bui di tanti passaggi critici. Tra le altre cose, alcune perle che non di­mentico: la sua commozione davvero sincera e partecipata, niente a che vedere con i do­veri d’ufficio, nei giorni dei no­­stri lutti profondi, per i Bal­­lerini, per i Martini, per i Gimondi, per i Mura, per i ra­gazzini falciati in allenamento. In quei momenti, oltre il presidente, abbiamo visto un uomo. Non una cosa trascurabile.

Darei una brutale in­chiodata prima di sfondare il recinto del­la sincerità e ritrovarmi nella prateria dell’adulazione e della piaggeria, che lascio volentieri ad altri. Auguro al successore di governare anche meglio, se possibile, ma prima ancora di mantenere lo stesso livello della gestione Di Roc­co. Il ciclismo italiano va ad affrontare un tempo per niente carino, pieno zeppo di problemi, e per piacere non ca­diamo nella faciloneria imputando proprio a Di Rocco l’origine di tutti i mali. Di Roc­co, se mai, ha tenuto botta in un’epoca segnata da botte continue. Chi arriva adesso, povero lui, deve tentare una riscossa che manderebbe in crisi d’identità anche Batman e l’Uomo Ragno. Da Di Roc­co, però, il nuovo presidente può raccogliere e tenersi stretto il testimone più importante, che ha contraddistinto l’intera sua reggenza: anche quan­do là fuori succede di tut­­to, mai perdere la testa, men che meno la faccia.

da tuttoBICI di gennaio - Foto Credit: @BettiniPhoto

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COMMENTI
Siamo realisti.
23 gennaio 2021 12:44 Bastiano
Ritengo Di Rocco una brava persona, anche se un po troppo politica ma, le valutazioni da che mondo è mondo, vanno fatte sui risultati e se noi facciamo una foto della FCI che lui ha trovato e di quella che lascia, credo che i numeri, non lascino scampo ad interpretazioni di sorta.
Se vogliamo rendere un servizio al settore, dobbiamo solo sperare che il nuovo presidente sia davvero nuovo, che gli elettori, cessino il solito mercato del bestiame, dove i voti vengono barattati, con favori 'personali o di regione.
Limitiamo i mandati a due e facciamo in modo che ogni volta, prima dei rinnovi, si mostrino in modo semplice i dati relativi ad iscritti, nelle varie categorie, eventi organizzati e società realmente attive, sempre nelle varie categorie.
Questo mercimonio che porta gli elettori, a farsi dare un mandato, senza che nessuno sappia a chi vada il loro voto, è davvero vergognoso. Quando io voto nella mia provincia o regione, devo sapere se sto votando per il rinnovamento, oppure se voto per il mantenimento dello status attuale.
Se seguiamo questi semplici principi, forse avremo un futuro migliore del nostro drammatico passato.

Numeri, immagine, visibilità
23 gennaio 2021 21:44 lupin3
Poi sarà anche una brava persona e le difficoltà molte, ma bisogna valutare da dove é partito il ciclismo italiano 16 anni fa e dove é adesso

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