LUIGI SACCHETTO, IL TRAGICO DESTINO DI UNA SPERANZA

STORIA | 20/05/2020 | 07:50
di Franco Bocca

 


Da tanti, troppi anni la provincia di Asti non esprime più un corridore ciclista di primo piano, in grado di competere a livello professionistico. Se il destino non si fosse messo di traverso, avrebbe forse potuto diventarlo il sandamianese Luigi Sacchetto, che dopo aver dimostrato di possedere un grande talento morì in tragiche circostanze, a vent'anni non ancora compiuti, nel settembre del 1971.


Nato l'8 dicembre 1951 nella frazione Torrazzo di San Damiano da una famiglia di agricoltori, Luigi si era appassionato allo sport della bici seguendo le orme del fratello maggiore Carlo, che correva con buoni risultati tra i dilettanti. Volle provare anche lui e fin dalle prime gare, disputate tra gli Esordienti con i colori della Polisportiva Libertas di Asti, non tardò a dimostrare di avere della stoffa. Vinse tra l'altro una Asti-Acqui-Asti coronando una lunga fuga solitaria.

Ma fu soprattutto tra gli Allievi, con i nuovi colori della Barbero di Canale e sotto la guida tecnica del suo compaesano Mino Toso, che Sacchetto seppe rapidamente inserirsi nella ristretta cerchia dei più forti esponenti regionali della categoria. La stagione 1969, in particolare, fu per lui trionfale. "Andava forte su ogni terreno - ricorda con un pizzico di commozione Piero Sacchetto, suo omonimo ma non suo parente, all'epoca dirigente del team roerino - in salita e in pianura, in volata e a cronometro. Con i compagni di squadra Pasqualino Talpo, Giovanni Alberico e Claudio Segatto dominava a livello regionale. Insieme i quattro vinsero l'eliminatoria piemontese della Coppa Adriana a Trino Vercellese, valevole come campionato regionale a cronometro a squadre, e giunsero secondi nella finale nazionale a Treviglio a soli 6'' dalla squadra vincitrice. Correvano con noi anche Donato Masi, futuro campione italiano dell'inseguimento, e Beppe Conti, il velocista della squadra, che poi è diventato giornalista sportivo ed ora è opinionista della Rai. Complessivamente in quella fantastica stagione la Barbero collezionò la bellezza di 52 vittorie".

Di queste, dodici portarono la firma di Luigi Sacchetto e almeno un paio restano indimenticabili: il campionato piemontese su strada e il G.P. Magnadyne a Cadorago, nel Comasco. "All'epoca - ricorda ancora Piero Sacchetto - il campionato regionale era imperniato su varie prove. Alla vigilia dell'ultima Luigi era solo settimo in classifica perchè nella prova svoltasi in Valle d'Aosta era caduto e aveva dovuto ritirarsi. Ma nella gara conclusiva, svoltasi a Fontanile, si rese protagonista di una autentica impresa: staccò tutti poco dopo la partenza e gli avversari lo rividero solo all'arrivo, mentre indossava la maglia di campione piemontese dopo una cavalcata solitaria di 120 chilometri. Poche settimane dopo, altra vittoria per distacco nella corsa lombarda, che allora era una classica della categoria alla quale partecipavano tutti i più forti Allievi italiani. Claudio Segatto, secondo, completò il trionfo della Barbero. Per la nostra squadra fu una giornata davvero indimenticabile".

Ma il destino crudele era in agguato: il 15 settembre 1971, mentre aiutava i muratori a spostare una betoniera nella casa dei nonni materni, Luigi restò folgorato da una scarica mortale. Mentre la sua famiglia piangeva il figlio diletto, il ciclismo astigiano perdeva tragicamente una promessa che aveva tutte le carte in regola per diventare realtà.

da La Stampa - edizione di Asti - a firma Franco Bocca

 

 

 

 

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