ALAPHILIPPE. «TRA MONDIALE E OLIMPIADI, SCELGO L'IRIDE»

PROFESSIONISTI | 17/01/2020 | 08:10
di Giulia De Maio

Un anno da incorniciare. Julian Alaphilippe nel 2019 ha vinto tanto e bene. Pronti via ha conquistato due tappe alla Vuelta a San Juan, quindi una al Tour Colombia, la Strade Bianche, due tappe della Tirreno-Adriatico, la Milano-Sanremo, una tappa al Giro dei Paesi Baschi, la Freccia Vallone, una frazione del Criterium del Delfinato per poi portarsi a casa due tappe al Tour de France e vestire per 14 giorni la maglia gialla, facendo impazzire la Francia intera e non solo. Abbiamo incontrato il 27enne di Saint-Amand-Montrond a Calpe, durante il training camp della Deceuninck Quick Step. A seguirlo da vicino anche due tifosi italiani, l’ex corridore Luca Monfredini e la moglie Franca che dal Trentino lo stanno seguendo in giro per il mondo. Sono stati alla Grande Boucle, ai mondiali nello Yorkshire e ora persino in Spagna, per immortalarlo durante gli ultimi allenamenti prima della partenza per l’Argentina.


Rispetto a un anno fa quanto è cambiato?
«Sicuramente è aumentata la mia popolarità ma non la pressione. So chi sono e dove posso arrivare, sono consapevole che in tanti si aspettano molto da me visto i risultati che sono riuscito a conseguire, ma so bene quali sono i miei limiti e dove voglio arrivare. Per quanto riguarda i fans sono grato per il loro supporto. Conosco questa coppia, li vedo spesso alle corse, non riusciamo a comunicare molto perché loro parlano solo italiano ma ho capito che hanno creato una fanpage su instagram a me dedicata per riunire i miei supporter italiani, mi portano sempre qualche regalino…».


Come può il tuo 2020 essere migliore del 2019?
«Non può, è impossibile. Farò del mio meglio perché quella che sta per iniziare sia un’altra grande stagione per me e la squadra ma ho realizzato che quello da poco concluso è stato un anno speciale e difficilmente ripetibile per le tante vittorie conquistate e per il loro peso. Ho vissuto emozioni inedite e spero di viverne di altrettanto forti. Nel 2020 e 2021 non mi concentrerò sui grandi giri, magari più avanti quando avrò 30 anni proverò a curare la classifica, ma al momento non è una mia priorità. Non ho mai sognato di vincere il Tour perchè non ho le caratteristiche adatte, ma quando sei in maglia gialla devi crederci per lottare fino alla fine. Anche se sapevo che gli ultimi 3 giorni sulle Alpi sarebbero stati durissimi per me, e lo sono stati, ho tenuto duro finché ho potuto».

Dove sono finiti i leoncini di peluche?
«La maggior parte li ho regalati ai figli dei miei compagni, qualcuno ad amici e parenti, me ne sono rimasti 3- 4 a casa. Il Tour è stato incredibile. Durante la corsa sono rimasto concentrato per non fare errori, ho imparato che non è facile indossare quella maglia, né mentalmente né fisicamente. Dopo tre settimane da protagonista anche la mia bici alla fine era stanca… Aver portato la maglia gialla per 14 giorni non è stato un caso, ma lo ripeto oggi non penso a vincere una corsa di tre settimane. Tra il primo posto e il quinto che ho colto io c’è una grande differenza. E al momento mi mancano molte cose per pensare di vincere la Grande Boucle. Vincerla per un francese sarebbe un sogno, io l’ho accarezzato ma al momento non ci voglio pensare».

I tuoi obiettivi per l’anno nuovo?
«Voglio vincere ancora. L’inverno è stato difficile da gestire per i tanti impegni. Poi finalmente ho ricominciato a pedalare e ora sono concentrato al 100% sulla stagione. Ad un certo punto ho avuto bisogno di staccare e di non fare nulla, ne avevo proprio bisogno. Nel mirino ho la Parigi-Nizza, sulle strade di casa, poi debutterò al Fiandre, una corsa che ho sempre visto in tv, che ha un’atmosfera unica e che non vedo l’ora di scoprire insieme ad una formazione formidabile. Correre un monumento belga con un team belga, è il massimo. Lefevere mi ha chiesto di non farne però un obiettivo perché poi devo andare forte in tutte le Classiche delle Ardenne fino a Liegi e devo gestire le energie. Quindi mi aspetterà un altro blocco di gare molto importanti con il Campionato Nazionale, il Tour e le Olimpiadi. Spero di mantenere la condizione ad alti livelli fino alla fine della stagione perché vorrei presentarmi competitivo al via del Lombardia. Non lo disputo da due anni, mi manca e, soprattutto, voglio vincerlo».

Maglia iridata o medaglia olimpica?
«Maglia iridata. Ho provato l’emozione di partecipare ai Giochi a Rio 2016 ed è stato fantastico. Ti portano fuori dal mondo del ciclismo e poi hai quattro anni per goderti il successo, ma il mondiale è il mondiale. Sono contento di essere una sorta di ambasciatore del ciclismo, durante e dopo il Tour ho sentito un grande affetto, ho capito di aver fatto avvicinare tanta gente al ciclismo e ne sono orgoglioso. Lo spettacolo? A me piace darlo, ma adesso ci sono tanti corridori che corrono in questo modo, a cominciare dal nostro Remco Evenepoel che ha avuto un impatto straordinario sul ciclismo. Non sappiamo quali possano essere i sui limiti, lo scopriremo insieme giorno dopo giorno».

I tuoi punti di forza e deboli?
«Credo di essere discreto in tutti i terreni: posso fare una volata ma non sono Cavendish, me la cavo in salita ma non sono Froome, non ho mai fatto una discesa a piedi ma c’è qualcuno che supera il limite più di me. In base all’allenamento posso migliorare certe caratteristiche, a discapito di altre. Nel 2019 a inizio anno puntando alla Milano-Sanremo ho lavorato sull’esplosività e sono migliorato nello sprint, poi mi sono allenato tanto in altura e al Tour ho fatto vedere di poter dire la mia quando la strada saliva ma ero meno veloce. Ho la fortuna di poter correre in modo diverso e per carattere non mi risparmio mai, mi piacciono le corse scoppiettanti».

Dopo ore dedicate alla stampa… Fatti tu una domanda e datti una risposta. «Julian hai passato delle buone vacanze di Natale? Sì, ottime. Auguri e che sia un buon anno per tutti».

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