LE STORIE DEL FIGIO. DANTE BRAMBILLA E LA PASSIONE TRASMESSA AL SANDRO...

STORIA | 31/10/2019 | 07:55
di Giuseppe Figini

Brambilla è uno dei cognomi lombardi più diffusi, specialmente anche nella zona della Brianza, tanto da rappresentare sovente pure una sorta di marchio D.O.C. e, altresì, l’interpretazione di una certa figura ritrovabile in modi di dire e nella proposizione d’identificazione d’origine applicata in vari settori, anche nello spettacolo, legati a un certo cliché della specificità del cognome.


Esaurita la premessa, incentriamo l’attenzione sul settore delle due ruote, dove questo cognome è apparso in diverse epoche e pure tuttora con vari interpreti del ciclismo pedalato ma, in questo caso, il ciclismo – più che pedalato – è quello raccontato, con scritti e a voce, da due Brambilla, padre e figlio.


Dante Brambilla è il padre di Alessandro, detto anche Sandro o Sandrino (secondo il livello di confidenza e familiarità intrattenuti con lui dall’interlocutore), noto speaker e giornalista che vive e lotta con noi, da più di tre decenni, un po’ su tutti i fronti delle due ruote.

Ed è Dante Brambilla, il suo ricordo, le sue specificità e caratteristiche, nel ciclismo di ieri e pure dell’altro ieri, il protagonista alla ribalta in questa circostanza per rammentarlo a chi l’ha conosciuto e cercare di descriverlo a coloro che, per età, non hanno potuto conoscerlo e hanno presente solo il figlio Alessandro.

Indichiamo la radice dei Brambilla, padre e figlio, che hanno nel proprio DNA la frequentazione assidua del ciclismo, in vari e molteplici aspetti. Entrambi, in gioventù, hanno corso e in questo Dante, il padre, è accreditato di una vittoria, non meglio specificata nel palmarès invero, quando gareggiava per il glorioso Sport Club Genova 1913 di Milano, società che ha avuto fra i suoi fondatori e sostenitori il “presidentissimo” Adriano Rodoni. E’ invece assolutamente immacolato il breve, brevissimo, curriculum di agonista del figlio Alessandro che però rivendica la vittoria in una prova su pista. Non vale….

Dante Brambilla è nato nel 1921 a Cambiago e sempre qui è deceduto nel 1996. La località della Brianza milanese evoca il nome di Ernesto Colnago, costruttore universalmente noto, che all’inizio della sua carriera anche di corridore, ha avuto Dante Brambilla fra i suoi più assidui sostenitori. La professione di artigiano-imprenditore, esercitata da Dante Brambilla con il fratello Luigi, dopo i due anni passati da Dante quale prigioniero di guerra in Polonia, gli consentiva una certa libertà d’azione e sovente era al fianco e disponibile per favorire l’attività del promettente velocista Ernesto Colnago, ben presto trasformatosi, anche per un importante infortunio in corsa, da promessa ciclistica in geniale meccanico prima e poi, con crescendo rossiniano, costruttore-icona a livello internazionale.

L’assidua frequentazione delle corse e la passione conducono Dante Brambilla a una costante collaborazione di tipo giornalistico con Ciclismo d’Italia, settimanale di primo rilievo all’epoca e a quelle con vari quotidiani e periodici. Era l’addetto stampa del Giro della Brianza, corsa a tappe di notevole rilievo anche internazionale. E’ stata intensa e variegata anche la sua attività di speaker pure di corse professionistiche, di riunioni in pista, talvolta dei circuiti organizzati da Nino Recalcati, di ciclocross e altro, trattando sempre con la medesima passione e partecipazione personale, con parole calde e accorate, “ex abundantia cordis”, con termini talvolta iperbolici e immaginifici, ritrovabili anche nei suoi “pezzi” che celebravano sempre campioni e comprimari, senza distinzione. Ha pure ricevuto diversi riconoscimenti per la sua assiduità pubblicistica d’informazione per le corse delle più varie categorie e ripartita nelle diverse specialità, dalla strada, alla pista, al ciclocross.

Il “suo” corridore era Gianni Motta, “il biondino di Cassano”, in pratica un suo vicino di casa, che lo ricambiava con amicizia e con un’interlocuzione privilegiata, cordiale, per tutto l’arco della carriera e anche dopo.

Dante Brambilla è stato, per ben venticinque anni, stimato “giudice conciliatore” – figura equivalente all’attuale “giudice di pace” – nella sua Cambiago, a testimonianza dell’equilibrio e del rispetto che caratterizzavano la sua persona. Ricercava sempre ciò che univa e non quello che divideva. Non ha mai voluto, nonostante numerose sollecitazioni “bipartisan”, si direbbe oggi, schierarsi nella politica locale rifuggendo tutte le candidature che erano proposte in continuazione dai partiti. Il suo tempo era tutto dedicato al lavoro, allo sport e alla famiglia – e l’ordine di citazione potrebbe essere rovesciato - per le priorità dei temi elencati.

Buon commensale, con il suo pacioso stile e sfoggiando le appariscenti bretelle, sistemandosi in continuazione gli occhiali sul naso, Dante Brambilla sapeva intrattenere i compagni di tavola sfornando vari ricordi della sua, invero breve, esperienza di pedalatore e quella più lunga pubblicistica, rafforzando sovente l’italiano con incisive espressioni dialettali su episodi vissuti in prima persona.

Un’ampia gamma d’episodi, raccontati, con passione e partecipazione, sia nei molteplici ritrovi conviviali, sia anche a chi si recava nella sua bella e allora nuova casa in una zona residenziale di Cambiago, in una via appena sorta, intitolata a Fausto Coppi grazie pure alle sue pressioni sui competenti organi comunali.

E qui passiamo in diretta la linea ad Alessandro che, con assoluta precisione cronachista e cronologica, dopo avere ricordato che papà Dante era sposato dal 1958 con mamma Angela, riferisce testualmente “papà di Alessandro Brambilla, nato a Inzago alle ore 19,50 del 29 agosto 1960, durante le Olimpiadi di Roma…. proseguendo poi con la proposizione di vari momenti delle prove olimpiche su pista, corredate di precisi orari, che in quella serata hanno visto la medaglia d’oro delle Olimpiadi brillare sul petto di Gaiardoni nella velocità e subito dopo l’altro oro per quattro, nell’inseguimento a squadre, con il quartetto azzurro composto da Testa, Vallotto, Vigna e Arienti.

”Non era mai successo e non succederà più nella storia del ciclismo.” Così, perentoriamente, termina la sua nota autobiografica Alessandro.

E noi speriamo che questa sua affermazione possa essere smentita da fatti futuri e, per la legge del contrappasso, magari anche con il suo commento.

E pensiamo che pure papà Dante, sempre e giustamente orgoglioso sostenitore de “el me Sandrino”, possa trovarsi d’accordo con quest’auspicio.

 

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