GIARDINI APERTI. ARU: «UNA VUELTA DA VIVERE ALL'AVVENTURA»

INTERVISTA | 24/08/2019 | 07:46
di Alessandra Giardini

Una vita fa. Sono passati due anni, un mese e diciannove giorni da quando Fabio Aru attaccò a più di due chilometri dall’arrivo in salita sulla Planche des Belles Filles e andò a prendersi una splendida vittoria in solitaria al Tour de France. Da allora è stato tutto un precipitare: andava in crisi, si staccava, non si riconosceva. Finché qualcuno non gli ha detto che non era colpa sua, ma di una patologia che impediva un adeguato afflusso di sangue all’arteria iliaca sinistra nel momento del massimo sforzo. Sono passati centoquarantaquattro giorni dall’intervento: il primo aprile i medici gli hanno applicato uno stent nell’arteria. Il suo rientro alle gare, il 9 giugno al GP di Lugano, è stato più rapido del previsto. Dopo aver analizzato i numeri delle prime corse (campionato italiano e Giro di Svizzera), i tecnici della UAE Team Emirates gli hanno proposto di rientrare al Tour de France, dove ha chiuso quattordicesimo in classifica generale, primo degli italiani. Ora, dopo un periodo in altura al Sestriere, Aru riparte da capitano alla Vuelta, corsa che ha vinto quattro anni fa.

Fabio, ha mai avuto paura di non tornare?
«Un intervento è sempre un passaggio delicato, non sai mai cosa può succedere. La strada mi sta dicendo che giorno dopo giorno miglioro, ma dubbi ne ho avuti tanti».

Prima che i medici trovassero la causa della sua involuzione, ha anche pensato di smettere?
«Logicamente passi momenti molto difficili, tu ci metti tanto impegno ma non vai, ti stacchi. Non era più la mia dimensione, non l’avrei mai accettata, così non mi piaceva».

Vederla al Tour è stata una sorpresa.
«Mi sarei accontentato di tornare a fine stagione. E’ stata un’idea della squadra, all’ultimo momento. Io ovviamente ero galvanizzato, il Tour a me è sempre piaciuto».

Abbiamo rivisto Aru: testardo, cocciuto, incapace di mollare.
«Avevo solo un mese e mezzo di allenamenti seri nelle gambe. Posso dire di essere contento».

Qualcuno ha detto che era un rientro affrettato. Le ha dato fastidio?
«Lasciamoli parlare. Io sono sempre stato uno che si impegna tanto, che dà il massimo. Ultimamente sono state un po’ messe in dubbio tante mie capacità, e anche tante cose che ho fatto, questo ovviamente mi dispiace».

Lei si aspetta sempre molto da se stesso. Quanto conta invece il giudizio degli altri?
«Faccio un esempio. Hanno detto anche che Nibali non doveva correre il Tour. Poi quando ha vinto la tappa hanno cambiato idea. Si pretende sempre troppo, ci si aspetta che siamo competitivi tutto l’anno, e ormai è impossibile, la stagione è troppo lunga. Non siamo macchine. Capire quello che aveva detto Vincenzo non era difficile, quando si staccava e rimaneva in fondo con i velocisti meritava rispetto e silenzio. E questo vale anche per me, ma lo so che è un mondo così».

Adesso la Vuelta. Qual è il suo obiettivo?
«Sono curioso anch’io di sapere come vado, non so esattamente cosa aspettarmi. C’è un livello di partenti molto alto. Da quando ho fatto l’intervento il mio obiettivo è quello di tornare a essere quello che ero, non lo nascondo. Voglio dimostrare quello che ho sempre dimostrato. Per un anno e mezzo la mia gamba sinistra non ha lavorato come doveva, per cui c’è bisogno di un po’ di tempo, è difficile fare stime. Ma già il Tour è stato un buon passo avanti, mi sento un altro rispetto a quello del Giro 2018».

Il percorso lo ha studiato, lo conosce?
«Sinceramente no. Vado all’avventura. Giorno per giorno».

Al ritorno dalla Vuelta la aspetta un’altra grande avventura. Nascerà sua figlia.
«La mia vita è già cambiata, da quando so che lei c’è. Sono veramente felice, è un momento speciale, per noi e per le nostre famiglie. I genitori di Valentina sono già nonni, ma per i miei è la prima volta».

E’ curioso, impaurito, impaziente?
«Il tempo scade ai primi di ottobre. Un po’ di ansia c’è, credo che sia normale. Anche un po’ di preoccupazione. Mi dispiace non poter essere sempre con Valentina».

Che papà si immagina di essere?
«Sicuramente affettuoso. Io sono così».

E’ stato al Sestriere ad allenarsi nei giorni in cui Pozzovivo veniva investito. Ha mai paura?
«Paura sì, sempre. Sei un birillo in mezzo a macchine impazzite, ci vorrebbe qualche protezione in più. Anche l’altro giorno un pullman mi è passato a due centimetri. Ma cosa posso fare? Mi devo allenare».

Sta venendo su una generazione molto forte, da Evenepoel a Van der Poel, da Bernal a Sivakov, a Geoghegan Hart. La preoccupa?
«Ormai tutto lo sport già dalle categorie giovanili ha raggiunto un livello di professionalità che prima non c’era. Però, a parte Evenepoel che è un’eccezione, uno di quelli che nascono una volta ogni cent’anni, gli altri sono nella norma. Io in fondo avevo 23 anni quando sono arrivato terzo al Giro».

Il bello dei nuovi è che vengono dalla mountain bike e dal ciclocross, come lei. Finalmente ci accorgeremo che la multidisciplinarietà serve?
«Con me si sfonda una porta aperta. In questi giorni mi sono allenato in mountain bike. Sagan lo fa spesso. Al Tour c’erano Trentin, Van Aert, Alaphilippe, tutti ciclocrossisti. Non parliamo di Van der Poel, che fa tutto. Qualche anno fa questo era visto come sacrilegio, invece è essenziale, ti abitua a sforzi diversi, ti insegna a guidare meglio la bici, ti dà qualcosa in più. Era ora che ci arrivassimo».


da Il Corriere dello Sport - Stadio


Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Nel ciclismo contemporaneo la precocità non basta più. Un giovane può stupire, vincere una corsa, entrare nel racconto mediatico e poi rientrare nella normalità statistica. Per distinguere una promessa da una realtà occorre allora misurare non solo “quanto” vince, ma...


Il successo di Paul Seixas alla Freccia Vallone e quello di Tom Pidcock al Tour of The Alps al centro della puntata numero 7 di Velò, la rubrica di RETE8 interamente dedicata al mondo del ciclismo. Alla vigilia della Liegi-Bastogne-Liegi,...


Al termine del 2025, Alexander Salby è stato il primo nonché unico corridore appartenente a una squadra Continental capace di chiudere l’anno nella top ten dei plurivittoriosi di stagione riportando tra gennaio e ottobre ben nove vittorie pro’ (undici...


Si è spento martedì 21 aprile Paolo Mazzer, 80 anni, indimenticato ciclistica dei tempi d’oro. Residente a San Fior (Treviso), lascia la moglie Mirella, il figlio Emilio, ex ciclista pure lui, la nuora Cinzia e i fratelli Luciano, Bruno...


Un'intervista "doppia" a un'unica persona. Così possiamo definire la telefonata d'apertura di Pier Augusto Stagi a Beppe Martinelli, che parla sia da decano dei direttori sportivi sia da dirigente della squadra Juniores Ecotek Zero24: ci sono le considerazioni sulle maggiori...


Roma, giugno 1944. La Liberazione. “La città, appena liberata, è in preda a una sorta di frenesia: la gente invade le strade, senza motivo, per il semplice piacere di camminare senza paura. Per festeggiare la liberazione vengono distribuiti 60 grammi...


La Berghem#molamia non è una semplice granfondo, ma un evento costruito attorno a un’idea precisa di ciclismo: accessibile, condiviso e allo stesso tempo capace di accendere l’agonismo. Una filosofia che si riflette in modo chiaro sia nella struttura dei percorsi,...


Torna questa sera alle 20.30 sulle frequenze di Teletutto l'appuntamento con Ciclismo Oggi, lo storico appuntamento dedicato al ciclismo giovanile. La puntata di questa sera è dedicata a due grandi eventi, il primo da rivivere e il secondo da scoprire in attesa del...


Una bella storia che prosegue e da raccontare quella dei Sabatini nel ciclismo. Partiamo da lontano e da Loretto, brillante velocista, protagonista e vincitore nelle categorie minori e nei dilettanti. La storia nel ciclismo di questa bella famiglia della Valdinievole...


Sarà interamente trentina la tappa regina del Tour of the Alps: in programma ci sono 167, 8 Km da Arco a Trento. Dopo le salite di prima categoria del Passo Bordala (14, 8 Km al 6, 9%) e del Passo Redebus...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024