I VOTI DI STAGI. DENNIS VOLA E NIBALI NON È NIENTE MALE

I VOTI DEL DIRETTORE | 25/08/2018 | 21:09
di Pier Augusto Stagi

Rohan DENNIS. 10. Il campione australiano era il favorito numero uno per la crono di oggi, e tramortisce tutti con una prestazione semplicemente strepitosa (9’39”): vola, letteralmente vola. Fa esattamente quello che sa fare, con assoluta semplicità e padronanza.

Michal KWIATKOWSKI. 9. Fa una crono da paura: 9’45”. Una prestazione che la dice tutta sulle intenzioni del corridore polacco. La Sky chiede al ragazzo risposte. Da lui vuole segnali di personalità e tenuta. Intanto Michal si porta avanti con il lavoro.

J. IZAGUIRRE. 7,5. Tra gli uomini di classifica, quelli che potrebbero puntare alle zone alte della classifica generale è quello che va meglio subito dopo Kwiatkowski.

Wilko KELDERMAN. 7,5. Guai a sottovalutarlo: è lì, non tanto distante.

G. IZAGUIRRE. 7,5. Paga al fratellino 2”, ma fa un ottimo tempo anche lui.

Bauke MOLLEMA. 7. Parte con il piede giusto, vediamo come andrà avanti.

Simon YATES. 7. Buon inizio per un ragazzo che ci ha abituato a partenze strepitose, qui però deve imparare a tenere alla distanza.

Ilnur ZAKARIN. 6,5. Buona prestazione, per un uomo che se non si complica la vita in discesa…

Nairo QUINTANA. 6,5. Il colombiano dà un buon segnale: la condizione sembra essere buona.

Daniel MARTIN. 6. Una prestazione senza lode e senza infamia: perde qualcosa, ma non è un dramma.

Alejandro VALVERDE. 6,5. Manda un segnale, un piccolo segnale: ci sono. 10’03”, un tempo più che buono per uno che in questa Vuelta non è venuto per passare le vacanze.

Rigoberto URAN. 5. Aspetta altro, aspetta altro terreno: si fa un po’ aspettare. È normale.

Fabio ARU. 6. È sui tempi di Daniel Martin (10’18”): non c’è da stappare bottiglie, ma nemmeno da farla tanto lunga.

Vincenzo NIBALI. 6,5. Fa meglio di Pinot, Uran, Formolo, Porte..., insomma, non è male.

Davide FORMOLO. 5,5. Crono troppo breve, per un diesel come lui. Troppo poco per poterlo giudicare la “roccia”. Neanche il tempo di scaldarsi che è già arrivato.

Richie PORTE. 4,5. È al rientro dopo l’infortunio al Tour, ma ha certamente avuto più tempo per recuperare e prepararsi. In una prova così, pensavo potesse perdere qualcosa di meno.

Alessandro DE MARCHI. 7. È un uomo dotato di carattere e potenza. E abituato alle fughe solitarie e interminabili: per lui 8 chilometri a tutta sono una passeggiata di salute.

Fabio FELLINE. 6,5. Deve guadagnarsi la fiducia di tanti, soprattutto deve incamerarne un po’ per se stesso, e oggi lo fa.

Jorge CUBERO GALVEZ. 6. È il 25enne corridore lusitano della Burgos BH a scattare per primo alle 17.26. È lui ad aprire la Vuelta numero 73. Prova onorevole: se ne lascia alle spalle parecchi.

La VUELTA. 6,5. È notizia di ieri data oggi dalla Gazzetta dello Sport — la corsa iberica partirà dalle Saline di Torrevieja, nella zona di Alicante, mentre per il 2020 è in pole Utrecht (Olanda). Il Tour partirà da Bruxelles. A proposito: del Giro non si sa ancora nulla.

LA VUELTA. 5. Fino a “la cinco della tarde” hanno fatto la “pennica”, poi si sono svegliati e con tutta calma hanno dato inizio alla loro Vuelta, a questo terzo Grande Giro della stagione, che per moltissimi corridore è un vero esame di riparazione, per alcuni un percorso da seguire per inseguire una rinascita, per altri ancora la prima grande occasione della vita. Alcuni osservatori la ritengono già la seconda corsa a tappe per importanza, vista la partecipazione. Mancano solo Geraint Thomas, Chris Froome e Tom Dumoulin. Quest’ultimi due erano al Giro, tutti gli altri al Tour e adesso alla Vuelta. In ogni caso queste partenze in notturna, queste tappe sempre più spostante più in là non ci piacciono neanche un po’. Dicono che sono strategiche per la tivù, per avere sempre più gente davanti ai teleschermi. Bene, il Giro di quest’anno ma anche il Tour ci hanno detto esattamente il contrario. Gli ascolti sono a picco. Al Giro un calo percentuale medio del 10% e non solo una tappa in grado di superare i tre milioni di spettatori negli ultimi quaranta minuti (nel 2017 è accaduto tre volte) e anche al Tour le tivù si sono lamentate con gli organizzatori per lo spettacolo piatto e soporifero, che ha inciso pesantemente anche sulla share che è stata da taglio alle vene. Quindi, cari geni del marketing “de noartri”, invece di propinare agli sponsor numeri a caso come neanche in una sala Bingo e ricerche di mercato credibili come il ciclismo degli anni Novanta, provate a non affibbiarci tappe da rosolio in orari da camomilla. Datevi una mossa e provate a farci passare un pomeriggio sereno, evitando di farci arrivare le tappe a notte fonda. Voi che date tanto peso ai numeri, per una volta, provate a interpretarli e non soltanto leggerli.


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