L'ORA DEL PASTO. OLINDO, IL SENZA TEMPO

STORIA | 16/08/2018 | 07:59
di Marco Pastonesi

Era poeta e scrittore, bibliotecario e bibliofilo, letterato e critico, polemista e articolista, ed era stato anche studente di giurisprudenza e praticante in uno studio di avvocato, era stato anche soldato e sergente, nonché membro della Società operaia di mutuo soccorso e membro del consiglio provinciale scolastico, maestro massone e fotografo, consigliere comunale e assessore comunale, marito e padre.


Era ironico e satirico, esplosivo e dissacrante, frenetico e geniale, eclettico e instancabile. Scrisse poesie e saggi, sonetti e prose, ricordi e ciacole, versi e ricettari, perfino “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa”. E’ stato classificato esponente della poesia realista di epoca positivista, spaziando dalla litica intimista alla poesia dialettale e satirica, spesso di tono anticlericale, dallo stile classico fino alle tematiche anticonformiste, predecadentiste e naturalistiche della scapigliatura. E firmava non solo con il suo nome e cognome, Olindo Guerrini, ma anche con gli pseudonimi Lorenzo Stecchetti, Argìa Sbolenfi, Marco Balossardi, Pulinera, Mercutio…


Olindo Guerrini (1845-1916) era anche un gran ciclista. Si avvicinò alla bicicletta in età matura (“Mi era antipatica”), spinto dalla confessione del figlio (“L’amore non era più innocentemente platonico, perché le peccaminose relazioni tra l’adolescente innamorato e la macchina seduttrice erano già consacrate e consumate”), vinse l’iniziale paura (“La pista del nostro Veloce Club deve ancora ridere de’ miei primi tentativi”) e se ne innamorò (“Non c’è arte al mondo che possa esprimere il piacere, direi quasi la voluttà, della vita libera, piena, goduta all’aperto, nelle promesse dell’alba, nel trionfo dei meriggi, nella pace dei tramonti, correndo allegri, faticando concordi, sani, contenti”). Ne divenne anche attivista: membro, console e capoconsole del Touring club ciclistico italiano, già che c’era non resistette alla tentazione, o al richiamo, e ne compose anche l’inno ufficiale.

L’editore Tarka ha ripubblicato “In bicicletta” (90 pagine, 12 euro) di Lorenzo Stecchetti, uscito per la prima volta nel 1901. E’ la raccolta dei suoi scritti sulle due ruote: confidenze e confessioni, ma anche la cronaca della ciclostaffetta da Dolcè (Verona) a Roma, un’invettiva contro le guide dell’Uvi (l’Unione velocipedistica italiana, antenata della Federazione ciclistica italiana), un intervento a favore della tassa sulle biciclette (ma solo per avere il diritto di protestare e pretendere), le botte-e-risposte con il Municipio di Monte Donato sulle regole e regolamenti comunali nell’uso della bicicletta (regole e regolamenti che cambiavano da paese a paese, da città a città), e ancora favolette, ballate e sonetti, fino al Dante Alighieri ciclista nella Divina Commedia e alla discussione se potesse coesistere e convivere l’attività muscolare con quella intellettuale.

Guerrini è così imprevedibile che non si sa mai se è o ci fa, se lo sostiene o la spara, se ci crede o ci chiede, e non le manda mai a dire. “La vispa Teresa / avea tra l’erbetta / lasciata distesa / la sua bicicletta”. Gioca in anticipo, è sempre di un’attualità rotonda e leggera, capace di trasformare le allergie in allegrie. “Volavano le ruote incontro al vento…”, “Bianca davanti a noi la via si stende”. E’ comunque un grande. “Se queste pagine valessero a convertire un ciclofobo solo, od almeno a rendergli meno antipatico questo dilettoso esercizio che conferisce forza, allegria e salute a chi lo pratica, sarei soddisfatto”.

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