Warren BARGUIL. 10 e lode. Con la maglia di miglior scalatore del Tour, vince sulla montagna più bella. Cosa vuole di più questo ragazzo di Bretagna, che pedala con agilità e forza, veemenza e lucidità? Sceglie i tempi giusti, anche quando sembra che di tempo non ce ne sia più. Ha ancora 25 anni, visto che è nato 28 ottobre del ’91. È il futuro, anche se quello che ha fatto oggi è già storia.
Darwin ATAPUMA. 8. Il ragazzo si fa tutta la giornata in fuga, prima con in gruppo dei Cinquanta, alla fine da solo. Prova l’impresa, il colpo ad effetto, sulla vetta più suggestiva di questo Tour. Ci arriva ad un passo, perché Barguil ha un passo diverso. Peccato.
Romain BARDET. 6,5. Avrebbe dovuto scatenare l’inferno, invece in pratica butta giù un trattato di pace. Uno scattino prima, uno scattino in volata per rosicchiare 4” alla maglia gialla.
Chris FROOME. 6,5. È chiaro, non è quello degli anni scorsi, quindi è una ragione in più per mangiarsi le mani. Il problema è che lui riesce, grazie alla sua squadra, a rosolare a fuoco alto tutta l’allegra brigata del Tour e quando c’è da scatenare la “bagarre”, nessuno ha più le gambe. Lui è da applausi, anche se lo spettacolo è quello che è.
Rigoberto URAN. 7. Corre come Froome, sulle ruote, con un unico obiettivo: non perderle. Si giocherà tutto nella crono della vita sabato a Marsiglia. Bravò!
Mikel LANDA. 6. Ha la libera uscita di una ventina di minuti, ma poi torna subito nei ranghi. Volevano fare il colpaccio, ma anche agli Sky qualcosa non riesce. Notizia!!!
Louis MEINTJES. 6,5. Statene pur certi, lui c’è. Magari non è nelle prime tre posizioni, ma appena dietro c’è lui, che sgambetta come un bimbo in gita che osserva questi grandi campioni che stanno correndo il Tour.
Fabio ARU. 5,5. Già oltre i duemila si fatica a respirare, se poi hai anche la bronchite la cosa diventa impresa. Lui non solo cerca di curare le ruote dei migliori, ma cura la sua bronchite sulle vette più aspre di questo Tour. Si difende come può, finchè può. Ma quello che ha fatto vedere in questo Tour è più che positivo.
SKY. 9. Il loro è un ciclismo di frequenza e velocità, fatta di rapporti lunghi e wattaggi di qualità: poco spettacolo. Il “dream team” Sky ha il volto di Michal Kwiatkowski, che in questo Tour ha tirato come nessuno, a velocità folli. Ieri ha talmente spinto sui pedali che ha “finito” come dicono i corridori, alcuni suoi compagni di squadra (Nieve su tutti), che sono stati costretti ad alzare bandiera bianca prima ancora d’incominciare il proprio lavoro. Si dice: sulle grandi vette non succede mai nulla. Perché si lavora troppo fin da subito, per tutto il giorno. Andature folli, per riempire i muscoli di acido lattico, per togliere brillantezza ed elasticità. Per soffocare ogni velleità. Ogni giorno tutti arrivano al limite, con le polveri bagnate, dopo ore e ore ad andatura elevata. Bardet o Daniel Martin sul Galibier ci hanno provato, ma con le forze residue rimaste, dopo aver faticato non poco prima, sempre tirati a tutta dagli uomini Sky. Alte velocità per evitare gli scatti: è il ciclismo matematico, che prevale su quello fisico e della fantasia. È il ciclismo della telemetria, che uccide poi quello che viene trasmesso in televisione.
SUNWEB. 8. Stagione eccezionale per il team bianconero che già ha fatto sua la maglia rosa con Tom Dumoulin. Corre da protagonista anche il Tour. Fin qui due vittorie di tappa con Warren Barguil e due con Michael Matthews. Poi, al momento, la maglia verde con il corridore australiano e quella a pois con il bretone. Barguil ha conquistato matematicamente oggi la maglia di miglior scalatore, a questo punto deve solo arrivare a Parigi: per la festa. Di tutti.
Oggi lampante la follia dell'Astana, a sentire Mazzoleni hanno corso bene ma a me sembra di aver visto che ognuno andava per le proprie ambizioni Lutsenko invece di provare a vincere la tappa oggi sarebbe stato utilissimo per limare nei momenti di crisi di Fabio che avrebbe potuto perdere un 20/30 secondi i meno che forse per salire sul podio potevano esser fondamentali..... Astana e Martinelli voto 1!!!
Processo alla tappa
21 luglio 2017 07:47geo
Certo che il galantuomo di Stagi non si permette di criticare i colleghi ma, il processo alla tappa della RAI cosa ha arricchito alla valutazione della gara? Diciamo che gli appassionati di ciclismo si mangiano spesso tutto quello che parla di pedali e ruote senza domandarsi se chi lo propina ha le corrette capacità. La De Stefano spenta, pronta a raccontare le storie tristi di parenti dei protagonisti; Garzelli che parla senza dire alcunché, quando apre bocca si sa già la fine del discorso (sgrammaticato). Poi c'è Petacchi che fu veloce in bici ma lento, lento, nel parlare (da addormentarsi). Meno male che c'è stato Saligari (che credo verrà presto assoldato da qualche TV commerciale perché di un'altra categoria). Beppe Conti spesso salva e ravviva la baracca. Rimane l'incognita, spesso positiva dell'ospite spesso più a suo agio e brillante degli altri presenti in studio.
Scott
21 luglio 2017 09:16SCOTT
Adesso viene fuori che ARU ha la bronchite, sino a ieri mattina diceva che il Tour finiva a Parigi..... Ma quando no c\'è trippa per gatti questi sono i fatti. E L\'ASTANA lo sa bene
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