PROFESSIONISTI | 21/11/2016 | 07:50 Jaime Roson è uno dei corridori emergenti del ciclismo spagnolo. Classe 1993, il neoprofessionista della Caja Rural-Seguros RGA ha disputato il Giro di Turchia e la Vuelta a España e guarda con grandi ambizioni al futuro.
«Ho vissuto una grande stagione. La vittoria che ho ottenuto in Turchia è stata molto importante e disputare la Vuelta è stato fantastico. Ora non ho più la pressione di centrare il successo e di debuttare in una grande corsa a tappe, io l'ho fatto con naturalezza, seguendo un percorso che mi porterà a crescere ancora nei prossimi anni». Cosa le è rimasto della Vuelta? «Tante giornate positive e un paio negative, soprattutto quella con il traguardo in Francia- Mi sono staccato a 90 chilometri dal traguardo, non so cosa mi sia successo, ma ricordo lo straordinario incitamento dei tifosi. Il bilancio è buono e ovviamente posso migliorarlo in futuro». E cosa ha provato arrivando a Madrid? «Uno spettacolo fantastico, con 300.000 persone sulle strade. E pelle d'oca per un sogno che si realizzava. Alcuni corridori più anziani mi hanno detto di star tranquillo, che sono andato bene e che le cose andranno ancora meglio: spero che sia così. Io penso che il mio futuro sarà nei grandi giri, ma questo lo dirà solo il tempo». Come è stato il passaggio al professionismo? «Duro, soprattutto dal punto di vista psicologico. Ma se ti alleni e hai una grande determinazione, ce la puoi fare». Sperava in un debutto come questo? «Ho insistito con il diesse Goikoetxea affinché mi portasse in Turchia, sapevo di poter far bene. Quando focalizzo un obiettivo, raramente sbaglio». E il prossimo anno? «Il calendario per ora è indicativo ma dovrei correre Mallorca, Comunidad Valenciana, Murcia, Almería e Andalucía, poi la Tirreno e quindi il Catalunya. Le corse di WorldTour ti danno un colpo di pedale eccezionale. Vorrei provare a vincere una breve corsa a tappe delle tante che si corrono in Spagna. E naturalmente vorrei correre di nuovo la Vuelta. Per vedere se sono davvero uno scalatore e soprattutto per capire dove posso arrivare».
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