Ballerini: il ritorno di Armstrong è un segnale importante

| 15/10/2008 | 23:00
Franco Ballerini, ct della nazionale azzurra, non ha dubbi: «Il ritorno di Armstrong e la sua partecipazione al Giro d'Italia sono cose positive - ha detto a Sky Sport -. Non è certo facile conquistare la prima pagina della Gazzetta dello Sport. Lui ci e' riuscito solo pensando di tornare a correre. Il doping? Il fatto che Armstrong sia controllato prima di rientrare fa parte della credibilita' e della veridicita' di questo sport. Sulle cattiverie di un suo presunto coinvolgimento in fatti di doping, posso dire che se il risultato e' stato avallato dai controlli non c'e' niente da dire. Non voglio essere ne' colpevolista ne' garantista: Armstrong durante il Tour e' stato l'uomo piu' controllato del pianeta. Ora, ha piu' da perdere che da guadagnare: se ha deciso di rientrare, evidentemente si sente ancora competitivo».
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COMMENTI
per Ballerini
16 ottobre 2008 10:14 supercar
Ballerini, nonostante il tuo passato, hai preso bene il posto di Martini che ha trascorso una vita intera sapendo quali mecidinali dopanti assumevano i suoi corridori a partire da Argentin a Moser e Saronni.
E così continui a fare anche tu, ignorando la realtà che invece conosci bene.
Su Armstrong ti consiglio di leggere l'articolo qui di seguito così ti renderai conto di quanto stai sbagliando.

Dal sito www.paoloziliani.it
La cascata di melassa che giornali e tivù ci stanno sbrodolando addosso a proposito di Lance Armstrong, che a 37 sarà al via del Giro del Centenario, rischia di provocare molto presto un effetto-nausea. “Torno per la lotta al cancro”, annuncia il corridore texano: che però, se davvero avesse a cuore le sorti del mondo in cui ha vissuto e che lo ha reso grande – il mondo del ciclismo - e se davvero avesse a mente tutti i ragazzi suoi compagni di corsa che oggi non ci sono più, perché sono morti, forse dovrebbe dire: “Torno per la lotta al doping”. Che a ben guardare è un altro tipo di cancro: molto più battibile, se tutti lo volessero. Invece no. La verità, molto meno romantica, è che il cowboy col sorriso alla Bush non torna né per la lotta al cancro, né (figuriamoci) per la lotta al doping: semplicemente, ad Armstrong serve un bel battage pubblicitario che gli consenta di puntare prossimamente, con ragionevoli probabilità di successo, alla poltrona di governatore del Texas (tanto per cominciare). Se poi il buon Lance trova qualcuno che gentilmente gli infila qualche milione di euro, da convertire in dollari, nel portafogli, tanto meglio, of course.
Armstrong aveva un piano A: tornare al Tour (vinto per 7 anni consecutivi) a tre anni di distanza dal suo abbandono, rivincerlo ed entrare nel mito. Ma sono nati subito un po' di problemi. I francesi, che non hanno il fazzoletto facile come noi, non lo vogliono. E non lo vogliono perché il cowboy si rifiuta ostinatamente – è nel suo diritto - di dare l'okay alle controanalisi delle urine del '99 (il primo Tour vinto: a quel tempo non era possibile scoprire l'Epo, che l'anno dopo, con esami retroattivi, gli venne trovata in gran quantità nei campioni congelati). Poiché i francesi non transigono, e lui insiste nel dire che non si fida perchè “le provette non sono state conservate a regola d'arte”, ecco che nella mente di Lance si fa strada il piano B: correre il Giro d'Italia, che in confronto al Tour è poca cosa, è vero, ma presenta indubbi vantaggi.
1) È il Giro del Centenario e lui, Lance, del Centenario ha già vinto il Tour (centrare una doppietta così è senza dubbio prestigioso). 2) In Italia si corre sotto l'egida dell'Uci e i controlli – a differenza di quelli francesi, affidati all'agenzia nazionale antidoping – fanno ridere i polli (vedi ultimo Giro con Riccò, Piepoli e Sella super-protagonisti). 3) Mentre in Francia stentano ad ammetterlo, nel Belpaese c'è un'organizzatore che pur di schierarlo al via è disposto a mettergli in saccoccia un bell'assegno a 6 zeri (si parla di 1 milione d'ingaggio secco, in euro, solo per dare il primo colpo di pedale); e una tivù di stato che potrebbe alzare considerevolmente il tetto di 7 milioni garantito a Rcs per trasmettere Giro e altre corse della scuderia rosa.
Ecco spiegato perchè Lance Armstrong sarà al via del Giro del Centenario: studia da Schwartzenegger e la campagna elettorale, come tutti sanno, costa. E insomma: dopo avere schifato per tutta la vita il Giro, il cowboy riscopre di colpo il suo amore per gli “Italian friends”... Così è, se vi pare.

Paolo Ziliani

Meglio pedalare!
16 ottobre 2008 13:42 marcobici
Sono appassionato di ciclismo da tanti anni.
Ho anche due figlie che lo hanno praticato agonisticamente ed ora hanno smesso.
Mi sono però, purtroppo, dovuto ricredere sul mio sport, almeno per quel che riguarda l'attività agonistica.
Che senso ha seguire una gara, che sia di professionisti come di amatori non cambia, dopo tutto ciò che è emerso?
Basta, ora le trasmissioni televisive riguardanti il cicismo agonistico e le riviste che ne parlano non avranno da me nessun interesse.
E come me la pensano ormai moltissimi amici innamorati della bici.
Meglio, molto meglio, uscire a farsi un giro e pedalare, in gara con se stessi, su strade faticose che appassionarsi di agonismo senza lealtà.
Pedaliamo di più e seguiamoli mai più!!!

16 ottobre 2008 13:57 edo
Perchè nel suo sito il signor Ziliani parla solo di doping nel ciclismo e per quanto riguarda il calcio da solo voti un pò ironici?forse nel mondo del calcio non gli permettono di fare altro!perche non fa un indagine sulla SLA che sta colpendo tanti ex calciatori!loro di SLA purtroppo muoiono!perchè una malattia così rara è tanto frequente nel calcio?Vorrei proprio saperlo caro Ziliani!!!!

Mi associo al sig. Ziliani.......
16 ottobre 2008 15:54 ilpostino
aggiungendo che è ora che il ciclismo si dia una visione MONDIALE ! E non campanilistica come è ora! Serve una federazione unica Mondiale, un LABORATORIO ANTIDOPING MONDIALE, che legiferi in materia in modo uniforme per tutti gli stati Le classifiche speciali tipo Pro tour piu che rilanciare il ciclismo lo hanno affossato! E meglio ragionarci su e trovare un sistema che permetta a tutte le squadre di partecipare alle gare, l'impostazione attuale penalizza corse che sono nella memoria storica del ciclismo, che è grazie a queste corse che ha creato tantissimi appasionati. Ora le squadre o i team come volete chiamarli corrono in tutto il mondo! E tempo di passare da una visione campanilistica (tipo morte tua vita mea ) ad una visione di dirigenza mondiale che legiferi in modo univoco sul mondo del ciclismo.

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